Yamaha Ténéré, ho scritto t’amo sulla sabbia: la storia
La passione di Yamaha per i rally ha dato il via a una dinastia di moto fra le più apprezzate del mercato

Michele Lallai
Pubblicato il 28 aprile 2026, 11:19
Nel 1983 il Presidente della Repubblica era Sandro Pertini, e mentre veniva eletto nuovo Presidente del Consiglio Bettino Craxi, a Cape Canaveral veniva presentata la rivoluzionaria Fiat Uno e nelle radio non smetteva di girare “L’Italiano” di Toto Cutugno. Nello stesso periodo, dagli stabilimenti Yamaha di Iwata arrivava una versione della XT 600 dedicata alle grandi traversate del deserto, pensata per celebrare le vitto rie di Cyril Neveu alla Parigi-Dakar. Questo modello prendeva il nome di Ténéré, parola della lingua Tuareg che significa “deserto”, e la prima moto a portarlo vantava un serbatoio maggio rato che garantiva un’autonomia superiore e il monocilindrico raffreddato ad aria-olio della XT portato da 40 a 45 cavalli, rivisto per affrontare lunghe tappe in condizioni estreme. In realtà il progetto Ténéré era già nato qualche anno prima come risposta diretta al crescente interesse per i rally africani che Yamaha aveva iniziato ad affrontare con versioni da competizione della serie XT. Le vittorie di Neveu alla Parigi-Dakar nel 1979 e nel 1980 contribuirono a costruire l’immagine di Yamaha come moto da deserto robusta, e il passo seguente fu proprio il debutto sul mercato della XT 600 Z Ténéré, codice progetto 34L.

Ténéré un modello a sé
Negli anni a seguire fu sempre più riconosciuta come un vero e proprio modello a sé e non più come una semplice variante della XT, tanto che Yamaha decise di separare i listini e puntare tutto sul nuovo appellativo desertico. Nel 1988, infatti, cambiarono un po’ i connotati: da enduro con serbatoio maggiorato si passò a un’estetica con cupolino fisso, doppio faro anteriore e una grande protezione aerodinamica. Questo stile, chiaramente ispirato alle moto impegnate nei grandi rally africani, segnò l’immaginario delle cosiddette “dakariane” che avranno grande successo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90. Nel 1989 Yamaha ampliò ulteriormente la famiglia presentando la SuperTénéré XTZ 750, una bicilindrica progettata con l’obiettivo di dominare la Dakar. Il nuovo motore più potente e la ciclistica più stabile la resero una delle moto simbolo dei rally raid dell’epoca con le vittorie africane della sua derivata da gara.
Nel 1991 anche la Ténéré monocilindrica crebbe fino a 660 cm3 e cambiò ancora nell’estetica, diventando leggermente più stradale e tornando al monofaro anteriore. Anche il serbatoio si ridimensionò perdendo parte dello spirito avventuroso delle versioni precedenti, ma rimanendo comunque un modello apprezzato anche mentre il mercato iniziava lentamente a cambiare direzione. Nel 1994 arrivò un restyling (progetto 4MY) che introdusse il doppio faro tondo, molto simile a quello della SuperTénéré, che nel frattempo era diventata il riferimento della serie. Proprio in quegli anni Yamaha scrisse alcune delle pagine più importanti della Dakar con Stéphane Peterhansel, che tra il 1991 e il 1998 ottenne 6 vittorie in sella al prototipo YZE 850 T derivato dalla SuperTénéré.
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