Moto, raduni e ribellione: un secolo di motociclismo negli USA

Antonio Vitillo
Pubblicato il 17 febbraio 2026, 10:23
Rispetto alla densità abitativa, non che vi siano molti motociclisti negli Stati Uniti d’America. Indubbiamente le auto la fanno da padrone, ma il fenomeno moto è curiosamente tutt’altro che sobrio. Piuttosto, se il mattino ti svegli con la voglia di praticare una qualche forma di motociclismo, in America, non hai che l’imbarazzo della scelta; che tu sia un romantico viaggiatore, un amante del fuoristrada o un cultore della velocità, non devi che alzare la serranda basculante, inforcare la moto che più ti va ed andare. Perché il vero appassionato americano, nel garage, ha almeno un paio di moto.
Dalla California ai board track
Non c’è un genere motociclistico che domini. Forse la scena americana è variegata di conseguenza alla sua storia; in California, per esempio, negli anni ’50 nacquero sia le scrambler, moto spartane di derivazione stradale, per spostarsi fra i ranch con pneumatici, rapporti e manubri da fuoristrada, sia le custom, belle e opulente, fatte per viaggiare. Nella stesso stato, a Playa del Rey, nel 1910 si inaugurò la prima pista circolare di “board track”, fondo di legno e “banking”, curva parabolica a 20°; dopo vent’anni il fenomeno affogò assieme alla Grande Depressione, ma prima le curve arrivarono a 60° d’inclinazione. In anni più recenti, la cultura “heritage” ha riportato in auge proprio quelle atmosfere: marchi come Indian e Harley-Davidson hanno riscoperto linee ispirate alle prime corse su legno, e molti customizer indipendenti ripropongono livree e forme anni ’20 reinterpretate in chiave moderna.

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