Non possiamo essere il capro espiatorio da mostrare alle folle, non saremo nè Gesù nè Barabba. Occorre essere partecipi di questa transizione, attori, protagonisti ma anche controllori. Proprio perché toccherà la nostra passione e mette in gioco il nostro futuro è necessario che siamo attenti, costruttivi e partecipi. Ci sarà un momento in cui guarderemo le nostre moto a benzina e sarà necessario fermarle, ma prima assicuriamoci che tutto quello che è più importante sia fatto, che le priorità siano reali e non solo patacche che i la politica si affigge sul petto, lustrandole.

FACCIAMO UN ESEMPIO

Nel 1869 John W. Hyatt, inventore statunitense, creò la celluloide. La utilizzò per poter  vincere un concorso indetto da una società produttrice di biliardi che cercava un'alternativa economica e ecofriendly, diremmo oggi, all'avorio, usato per la produzione delle palline e responsabile di un vero e proprio eccidio di pachidermi. Quindi uno dei primi utilizzi di un materiale plastico aveva una forte valenza ambientale. Poi sappiamo com'è andata a finire.

Transizione ecologica. Suona bene, vero? Solo a pronunciarla immaginiamo un futuro migliore, prati verdi, fiori, cieli tersi, si possono quasi i cinguettii.

Sia chiaro, la transizione ecologica ce la siamo meritati ed è necessaria. Per mille motivi, fra i quali quello di disporre dell'incredibile talento di trasformare in tossico tutto ciò che tocchiamo. L'ambiente è un problema che non è più rimandabile, ormai siamo fuori tempo massimo e quello che possiamo fare ha carattere d'urgenza. L'abbiamo trascurato quando era un problema importante ed abbiamo aspettato divenisse urgente, come se le cose urgenti acquisissero per forza la caratteristica di importanza. Continuiamo a pensare alla cura dell'ambiente come qualcosa di importante, prima che urgente e presidiamo le decisioni che ne seguiranno. 

TOCCHERA' FARE LA NOSTRA PARTE

Toccherà anche a noi, cominciano ad arrivare le date, 2035, 2040. Cosa succederà? Io nel 2040 potrò anche pensare di prendermi una moto elettrica, di fare una di quelle scelte che si fanno una volta raggiunta una certa età per mantenersi giovani, come un nonno che fa le videochiamate. Ma il problema non sono io, il problema sono i 130 e oltre anni di storia del motociclismo. Certo, avremo moto elettriche, ci divertiremo un sacco a non fare rumore o avremo configurazioni che ci permetteranno di essere silenziosi nei boschi, di girare imitando un V4 in pista o di passeggiare al suono di un pastoso biciclindrico.

Però c'è un mondo da convertire, non basta inserire in listino dei modelli elettrici. Anzi, non c'è un mondo da convertire, c'è un mondo da fermare e contemporaneamente da avviare. Sarà una bella sfida. Una bella sfida cui dovremmo essere partecipi, se non vogliamo che tutto questo assuma toni distopici, che diventi un incubo. Non lasciamo ad altri le soluzioni che riguardano la nostra passione. Rannicchiarci in un angolo non farà passare la cosa.

Ci sono priorità che vanno seguite e il nostro compito sarà vigilare su queste priorità. Non permettiamo che campagne e lotte diventino bandiere che i goveranti usano per farsi belli, espressioni che suonano bene, eufoniche. Quando serve siamo numericamente interessanti, quando non serve siamo una minoranza. La verità è che siamo una minoranza molto vistosa e facilmente individuabile. Per questo finiamo spesso nel mirino, per questo nascono limiti espressamente dedicati a noi, come se questo avesse un impatto significativo. Alcune case, ho in mente Honda e Yamaha, hanno già annunciato di perseguire il raggiungimento dell'obiettivo zero emissioni nel loro processo produttivo. Questa è la direzione, queste sono le priorità, prima di arrivare a dover eliminare le moto come le conosciamo. 

Moto elettriche, ANCMA: ottima crescita nel primo semestre 2021

NON SCHIVIAMO LE RESPONSABILITA'

Ma davanti a quello che ci attende nei prossimi anni dobbiamo essere protagonisti, dobbiamo far sentire alle case motociclistiche, ai vari produttori della filiera la nostra vicinanza, la nostra presenza, il nostro supporto. Un giorno, sarà inevitabile, guiderò con grande gusto una Ducati Panigale PEL (Power Engine Lightning, invento) ma vorrei non accadesse prima che la transizione sia arrivata a tanti altri mostri. Abbiamo spesso demandato ad altri il controllo sull'ambiente, abbiamo accettato decisioni di impatto per non dovercene occupare nel quotidiano. Abbiamo accettato cose come rischiare una multa per una grigliata.

Per fugare ogni dubbio, la tutela dell'ambiente è prioritaria, così tanto da aver fatto scelte personali e professionali per andare nella direzione di ridurre l'impronta del mio passaggio. Per questo non mi piace quando le decisioni su questo argomento vengono prese sopra di me. A maggior ragione quando vanno a toccare una mia passione. Ribadisco, non vedo l'ora di guidare una Panigale o una Fireblade elettrica, di chiudere il cerchio che da bimbo mi ha visto muovere i primi passi dando gas ad un PegPerego. Però vorrò farlo quando sarà una risposta necessaria e significativa e non un semplice vessillo con cui distrarre da ciò che veramente crea danni irreparabili.

ATTORI E NON SOGGETTI

Possiamo immaginare un futuro, anche prossimo, in cui certe discipline motociclistiche si faranno solo in modo elettrico, in cui la mobilità urbana sarà solo elettrica ma voglio sperare che ci sia l'intelligenza per gestire questa transizione in modo che quando ci toglieranno gli ottani che ci esplodono in prossimità del culo tutto quello che è più importante e significativo fare sia già stato fatto, non tanto per proteggere la nostra passione, quanto perché i problemi dell'ambiente hanno protagonisti molto più significativi delle moto.

Altrimenti faremo come con l'invenzione di John Weslay Hyatt, sputtaneremo una buona idea usandola peggio, perché suona bene, perché evoca un futuro migliore. 

BMW metterà il cardano sulle moto elettriche?