Ana Carrasco e Marc Marquez. Lei ha vinto il titolo mondiale Supersport 300 nel 2018, divenendo la prima donna campione del mondo in una specialità motociclistica su pista. Lui ha vinto 8 titoli mondiali, fra 125, Moto2 e MotoGP; stabilendo anche il primato di più giovane iridato della classe regina. Sono due degli intervistati che abbiamo sentito  per la nostra inchiesta sul rapporto dei piloti con il rischio, che trovate pubblicata sul numero di agosto di In Moto, in edicola dal 15 luglio.

Eravamo curiosi di indagare, di capire quali siano i meccanismi mentali che si celano nella testa di un campione; gli stessi che aiutano a rialzarsi e a tornare a correre anche dopo brutti incidenti. E i nostri due beniamini, purtroppo per loro, conoscono anche questo aspetto delle corse.

Quella volta che: girare in pista dopo un incidente

Marquez e Carrasco: entrambi hanno avuto incidenti importanti

Marc Marquez è tornato al successo quest'anno al Sachsenring

Ana è caduta in un turno di prove libere all’Estoril nel settembre 2020, fratturandosi 2 vertebre dorsali, la D4 e la D6. Non si è data per vinta e non ha pensato un attimo al ritiro: ha affrontato 9 mesi di faticosa fisioterapia, documentando i suoi allenamenti con foto e appunti su Twitter. Poi il 13 giugno scorso a Misano… è tornata alla vittoria!

Marc invece sta ancora pagando le conseguenze dell’incidente di Jerez nel 2020; la prima gara della stagione. Tornato a correre solo quest’anno, non è ancora tornato alla competitività incredibile che metteva regolarmente in mostra prima del 2020, nonostante la bellissima vittoria del Sachsenring.

MARQUEZ: Il rischio? Alle fine è adrenalina e ho gusto a gestirlo 

La prima domanda che abbiamo rivolto loro è stata proprio relativa al loro rapporto con il rischio.

Essere un pilota da corsa ti costringe ad avere un rapporto molto stretto con il rischio – dice Ana Carrasco -. Dal mio punto di vista, il rischio è qualcosa con cui devi imparare a convivere in questo sport, e in qualche modo è ciò che lo rende così speciale. Penso che tutti noi piloti siamo consapevoli di questo, ma siamo anche preparati a conviverci”.

Marc Marquez conferma: “Il rischio è una cosa che dobbiamo accettare nel nostro sport e dobbiamo instaurarci un rapporto buono. Alla fine è adrenalina; e quello che mi piace di più è provare il gusto di gestirlo”.

Quando hai iniziato Marc, ti sei posto il problema che stavi intraprendendo una carriera pericolosa?

Al contrario, quando ho iniziato erano mio padre - mio papo, dice lui - e mia mamma, le persone a me vicine, che mi facevano vedere il rischio. Perché a volte non lo vedevo e diventava pericoloso. Il rapporto è sempre stato quello di farmi vedere il pericolo senza però mettermi paura”.

Ci ho pensato pochissime voltedice Ana -. Da quando ho deciso di voler fare la pilota sapevo il rischio che correvo, l'ho accettato e non ci penso praticamente mai. Poi, è chiaro che a volte succedono cose che ti costringono a pensarci, ma per il resto, nella mia vita quotidiana vivo senza pensarci”.

Torniamo a Marc Marquez, per chiedergli se oggi che è più maturo gli capita di pensare al rischio delle corse.

Oggi, con più età sono più cosciente e capisco meglio dov’è il pericolo e dove no. Ma è vero che considero il rischio nella vita di tutti i giorni, mentre quando corro non ci penso. Logicamente dopo una forte caduta hai qualche piccolo dubbio prima di tornare in moto. Ma poi, quando parti, dopo 5 minuti hai dimenticato tutto e vai con la stessa confidenza di sempre. Io non ho bisogno di sforzarmi per non pensare al rischio”.

La foto della schiena operata di Ana Carrasco ha fatto il giro del mondo. Lei però ribadisce: mai pensato al ritiro

La risposta di Ana Carrasco è una dichiarazione d’amore per lo sport motociclistico: “Non ho mai avuto alcun dubbio che questo è quello che voglio fare; né ho dubbi sul fatto che voglio dedicare la mia vita a questo”.

E ora una curiosità: a entrambi abbiamo chiesto se guidano la moto in strada e che genere di guidatori siano.

Normalmente in strada vado sempre in auto. Qui sono l'opposto di una pilota: guido in maniera cauta e non mi piace andare forte - ci ha detto la Carrasco -”.

Marquez è ben più inaspettato: “Ho iniziato ora ad andare in moto su strada. Fino a 2 anni fa non avevo la patente. Poi, quando l’ho presa ho avuto l’incidente con il braccio. Adesso inizio a fare qualche giretto. Ma sono prudente, esattamente l’opposto che in pista, perché in strada vedo tutto il rischio che c’è”.

Telecamere puntate su Marc Marquez: cosa non farebbe un pilota per l'adrenalina da gara!

L’inchiesta completa è in edicola sul numero di agosto di In Moto. Ci trovate interviste anche di Pol Espargaro, Alvaro Bautista, Leon Haslam, Pecco Bagnaia e Jack Miller. Non poteva mancare l’ex pilota più titolato di sempre, Giacomo Agostini, assieme al team manager Francesco Guidotti, a Carlo Pernat e al Dott. Michele Zasa, della Clinica Mobile.

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