Cosa è la paura? Secondo il vocabolario italiano è uno "Stato emotivo di repulsione e di apprensione in prossimità di un vero o presunto pericolo", ma anche "semplice timore di uno sviluppo o di una conseguenza sfavorevole o, ancor più attenuato, una previsione contraria all'opportunità o alla convenienza del momento". Un concetto ampio e dai bordi sfumati che possiamo applicare al motociclismo facendo un ragionamento.

Che paura prova il motociclista?

Chi va in moto sperimenta sulla sua pelle diverse paure, ma il comune denominatore degli stati d'ansia in sella è sempre legato alla paura di farsi del male e di farlo ad altri (come quando portiamo un passeggero con noi). Questa sensazione può nascere sia dalla poca fiducia nelle proprie capacità, come ad esempio non essere sicuri della propria guida o spingere forte fino a sfiorare il proprio limite, che dalla paura del comportamento di altre persone sulla strada: molto spesso ci si trova in situazioni di pericolo non per colpa nostra ma per l'errato comportamento di altri utenti della strada, ed essendo in equilibrio precario su due sole ruote messe in fila, si è esposti ad un elevato rischio di farsi male.

Fondamentalmente la paura del motociclista è legata all'istinto di autoconservazione e alle responsabilità che ci sentiamo di avere nei confronti della nostra vita e di quella degli altri. Quando si è giovani si ha la mente libera, è più facile azzardare e portare al limite se stessi, correndo veloci sulla strada e prendendosi rischi non necessari, ma che danno quell'adrenalina che fa sentire vivi. Man mano che si va avanti con gli anni, però, l'approccio cambia e le responsabilità sociali che un adulto porta con sè si rispecchiano nel comportamento in sella. Quando si hanno figli, compagni di vita, ruoli precisi nella società, impegni e obblighi, si tende a stare molto più attenti ad eventuali infortuni inopportuni.

Ma se provo paura ad andare in moto, sono ancora un motociclista?

Nell'immaginario collettivo il motociclista è un uomo (inteso come essere umano, non come sesso) tutto d'un pezzo. L'immagine che si porta dietro arriva dal mito greco del centauro e dalle gesta eroiche di cavalieri e condottieri del passato, è una figura romantica che ha una fortissima aura di forza e potere e ha poco a che fare con le debolezze. Per questo motivo chi guida una moto tende a vedere nell'oggetto uno strumento di coraggio, e il cavalcarlo è di per sè una sfida diretta alla paura e alla sorte. 

Ma siamo umani, non dèi greci, quindi è normale che prima o poi anche noi sperimentiamo la cosiddetta "strizza" quando ci troviamo in situazioni scomode mentre guidiamo. Per alcuni sono attimi o passaggi momentanei che si superano facilmente, per altri sono traumi che rimangono impressi nel cervello e non ci fanno più sentire a nostro agio in sella. Per questa seconda categoria, nasce anche una sorta di "colpa" verso la propria passione, che un tempo veniva vissuta con leggerezza e senza paranoie e ora è diventata quasi un peso scomodo ogni qual volta si prende la strada cavalcando il proprio mezzo, perdendo il feeling e il divertimento.

Quindi perdere contatto con la moto per colpa della paura ci rende meno motociclisti? Si e no... si, perchè effettivamente ci passa la voglia di andare in moto, preferiamo non prendere rischi piuttosto che spendere del tempo in un'attività che ci piace ma di cui non riusciamo più a godere per colpa dell'ansia e delle preoccupazioni. Ma anche no, perchè nella maggior parte dei casi smettere di andare in moto non significa perdere la passione per la moto, per la tecnica e per quei meravigliosi oggetti tecnologici a due ruote. Molto spesso chi sceglie di non andare più in moto prima o poi trova un proprio equilibrio e continua a informarsi, a comprare riviste, a leggere recensioni e a emozionarsi ogni volta che un 2 tempi snocciola marce in fuorigiri. Ci si sente tagliati fuori, ma comunque parte della comunità, per lo meno fin quando ancora riusciamo ad emozionarci a parlare di moto e passione.

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