Con la V7 di nuova generazione, Moto Guzzi ha dato un senso completamente diverso alla storica sigla di Mandello, già pietra miliare del motociclismo italiano tra gli anni 60 e 70, quando per la prima volta il bicilindrico a V ha settato nuovi standard di qualità e prestazioni a livello internazionale. Con la recente V7, invece, si parla più di moto adatta a tutti i giorni, una naked in stile classico che prende l'eredità di "tuttofare" dalle V35 e V50 degli anni '80. Nel 2021, con l'avvento dell'Euro5, il motore 750 che l'ha sempre equipaggiata (anche questo eredità di più di 30 anni fa) ha lasciato il posto a un 850, che ha richiesto una profonda riprogettazione.

Cambiare tutto per non cambiare nulla

"Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi", recitava Tancredi, nipote del Principe di Salina nel romanzo Il Gattopardo, e in Guzzi hanno proprio preso alla lettera questa massima. Probabilmente la nuova V7 ha in comune con la precedente solo un mazzo di viti, e per comprenderlo davvero dobbiamo metterle una accanto all'altra, perchè sembrano quasi la stessa moto finchè non si va a guardare dettaglio per dettaglio.

Così vediamo che il motore, primo elemento su cui poi è stato costruito il resto, è leggermente più grande del precedente, il tanto che basta per richiedere anche una riprogettazione del telaio. Anche questo sembra uguale, ma gli attacchi del propulsore sono diversi e anche il pivot del nuovo forcellone ha un'aspetto completamente nuovo. Dietro gli ammortizzatori hanno diversa inclinazione, per maggiore escursione e una progressività di intervento più confortevole, così come forma e attacchi, mentre la forcella rimane molto simile a quella del passato. Gli scarichi sono ovviamente nuovi, ricordiamo che ora è una Euro5.

Il serbatoio non si tocca!

Le sovrastrutture sono poche, e in una moto vintage come la V7 non c'è bisogno di scervellarsi per inventare nuovi elementi di design accattivanti e innovativi, ma in Guzzi hanno fatto lo sforzo di pensare a una vera e propria nuova firma per capire che si tratta veramente di un modello nuovo: il faro anteriore. Questa volta, l'elemento è a LED e riporta al centro la DRL a forma di aquila, che con la punta delle ali esce dai "confini" della circonferenza del proiettore. Questa caratteristica estetica viene ripresa anche dalla nuova strumentazione, tonda, con le piccole protuberanze laterali a integrare le spie degli indicatori di direzione. Tocco di classe, questo, semplice ma non banale.

Il serbatoio... quello è così caratteristico che è rimasto identico nel design. Si tratta di un elemento che rimarca l'identità della V7 e qui il gattopardismo è stato applicato alla grande. La nuova sella ha un gradino un po' più marcato fra pilota e passeggero e il nuovo codino - leggermente più striminzito - ha un nuovo e caratteristico faro tondo a LED che ci fa capire che è una 2021 quando la guardiamo da dietro.

Last but not least, le misure. Sono loro che ci fanno capire quanto veramente cambia la V7 Euro5: la lunghezza totale di 2.185 mm è invariata, ma la larghezza cresce da 800 a 840 mm e l'interasse passa da 1.445 a 1465 mm. Può sembrare un'inezia, ma per far apparire la moto identica nelle quote, è davvero stato riprogettato quasi tutto. Il peso invece rimane quasi invariato con 199 kg in ordine di marcia, mentre al posteriore la ruota passa da una misura 130 a una più abbondante 150. 

La Moto Guzzi V7 e quel suo fascino senza tempo