Quando anche i concept facevano sognare. Il cambiamento come parola d’ordine del 1989: a novembre sarebbe crollato il muro di Berlino, ci si avviava all’ultima decade del millennio e il futuro sembrava più vicino. In quel momento storico, il design e l’ingegneria cavalcavano l’onda della trasformazione e anche nel mondo delle moto si respirava la stessa aria. Per questo, un concept chiamato Yamaha Morpho ci ha regalato una storia da raccontare.

Una vita da farfalla

Al Salone di Tokyo 1989 veniva presentato il concept col nome della farfalla in grado di cambiare colore in base alla luce. Look futuristico, componenti regolabili che le consentivano di adattare la posizione di guida in base al pilota e un sistema di sospensioni innovativo potevano essere una svolta di Yamaha, ma il lieto fine – la catena di produzione – non è mai arrivato. Pensata per il mercato delle superbike, la Yamaha Morpho si presentò a Tokyo con un 4 cilindri in linea da 1.003 cc con 110 Cv di potenza derivato dalla maxi FZR 1000 Ex-Up. Rispetto ai colori sgargianti e fumettistici dei concept anni ’80, la Morpho sfoggiava una livrea pastellata celeste con elementi in grigio e nero. Tra le componenti, il sistema di sospensioni RADD (Rotationally Advanced Design Development) progettato dal telaista James Parker fu un’alternativa importante alla forcella telescopica tradizionale: il RADD separava la funzione dello sterzo dall’azione della sospensione, eliminando la necessità del cannotto e favorendo l’abbassamento del baricentro e l’aerodinamica. Su questo dettaglio, DK Dynamics Design Group immaginò le linee della Morpho, chiamata così per la regolabilità di manubrio, sella e pedane.

Un futuro mai arrivato

Purtroppo per i suoi aficionados, la Morpho non vide mai la luce come prodotto di serie, ma Yamaha decise per un’altra possibilità: nel 1991, fu rivisitata con la seconda versione del concept, la Morpho II. Design modificato, ma sorte ancora avversa: ancora una volta, la crisalide non riuscì a trasformarsi in farfalla, anzi la vita fu breve proprio come quella dell’affascinante creatura. A sopravvivere, per un decennio, è stato il sistema RADD: Yamaha lo inserì sulla sport tourer GTS1000, in produzione fino al 1999. Fino alla fine del millennio, in attesa di chissà quali cambiamenti nel XXI secolo.

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