Wild Wheels debutta al SUT 2026: tanta avventura tra Maiella e Gran Sasso

Andrea Toumaniantz
Pubblicato il 20 maggio 2026, 18:36 (Aggiornato il 21 mag 2026 alle 08:20)
Wild Wheels è il nuovo format con cui vogliamo raccontare i più importanti eventi adventure italiani, dandovi una visuale autentica di come si vive ogni manifestazione dall’interno. Per farlo, Aprilia ci ha messo a disposizione una Tuareg Rally, una delle bicilindriche più appaganti per chi vuole fare fuoristrada sul serio e che, a nostro avviso, rappresenta il perfetto equilibrio tra peso, potenza e sfruttabilità.
Per prepararla al meglio abbiamo chiesto ad Anlas degli pneumatici adatti ad affrontare ogni tipo di percorso, e la loro risposta sono stati i Capra X: dei 50/50 dotati di tasselli molto efficaci in off-road, ma allo stesso tempo adatti anche ai lunghi trasferimenti su asfalto. A vestirci perfettamente da capo a piedi ci ha pensato invece Alpinestars, con i capi della linea Techdura. Di tutto questo vi parleremo strada facendo, ma ora è il momento di partire per questa prima tappa!

SUT Abruzzo: dove il fuoristrada diventa vera avventura
Nel nostro Paese esistono ancora alcune regioni dove le sensazioni di libertà e vastità assoluta si possono vivere davvero, e una di queste è l’Abruzzo. Qui, ogni anno, tra aprile e maggio, si svolge il SUT, manifestazione dedicata alla promozione del turismo on-off, aperta a ogni tipo di moto e di percorso. Giunto alla sua quinta edizione, il SUT si è conquistato un posto tra gli eventi adventure più importanti d’Italia grazie a tracciati fatti di vero fuoristrada. Quest’anno l’organizzazione ha lavorato in modo minuzioso per offrire due livelli di percorsi off-road, mono e dual, un terzo itinerario più semplice e percorribile anche in coppia, oltre a un quarto interamente stradale. Ce n’è davvero per soddisfare tutti i gusti, partendo dalla costa adriatica fino a raggiungere gli altipiani della Maiella e del Gran Sasso.
Montesilvano, headquarter della manifestazione, non è esattamente dietro l’angolo per chi arriva dal nord, ma vi possiamo assicurare che dopo 500 o 600 km di viaggio la ricompensa è di quelle che ripagano ogni fatica: tre giorni pieni di fuoristrada, panorami incredibili e luoghi capaci di lasciare il segno.

Chi partecipa a questo evento sa bene che qui la parola fuoristrada si scrive con la F maiuscola. Sono infatti consigliati pneumatici con tasselli aggressivi, almeno di tipo 50/50, anche se l’ideale resta una gomma ancora più orientata all’off-road, per non dire un vero 70% off e 30% strada. Chi ama tratti fangosi, prati umidi e canali insidiosi, qui si sentirà totalmente a casa!
I tracciati del SUT hanno due anime ben distinte. La prima è quella collinare, boschiva e argillosa, a tratti fangosa, che caratterizza la fascia di territorio compresa tra il mare e le montagne. Non ci è mai capitato di percorrerla sul bagnato e, sinceramente, non sappiamo quanto ci piacerebbe farlo.
La seconda anima del percorso inizia invece appena si raggiungono i piedi delle montagne più alte, dove terreno e paesaggi cambiano radicalmente. Il fondo grasso e argilloso lascia spazio a una terra scura e molto drenante, alternata a tratti di brecciolino sassoso, a volte anche piuttosto insidioso. Gli orizzonti si aprono all’improvviso e dai boschi e dai campi collinari si passa a montagne imponenti e profonde vallate verdi.
Sono proprio questi luoghi a rendere il SUT unico e imperdibile, perché è qui che si prova davvero quella straordinaria sensazione di correre con la propria moto in territori lontani da tutto.

Tra sterrati impegnativi e borghi senza tempo
Un altro aspetto interessante è che, pur proponendo una guida in fuoristrada impegnativa e capace di richiedere concentrazione per gran parte della giornata, il SUT non perde mai di vista il lato turistico dell’evento. Ogni anno l’organizzazione, nella persona di Simone Romano, patron della manifestazione, lavora per far transitare la traccia attraverso luoghi storici, piccoli borghi sperduti e antichi conventi, regalando soste interessanti oltre che golose pause caffè.

Giorno 0: trasferimento verso l’Abruzzo
In sella alla Tuareg parto da Bologna la sera precedente: mi aspettano circa 360 km di autostrada. Con me ho due bisacce Rynowalk da 10 litri contenenti tutto l’occorrente per la moto, sopra alle quali fisso una borsa a tubo con l’abbigliamento. Quest’ultima resterà in albergo per poi essere trasportata dall’organizzazione durante la tappa marathon.
Il viaggio scorre tranquillo e confortevole, soprattutto grazie alla buona protezione aerodinamica del cupolino e al provvidenziale cruise control che, regolato sui 120 km/h, permette di rilassare il polso destro e preservare i tasselli posteriori. Peccato solo aver sottovalutato l’irruzione di aria fredda dai Balcani annunciata dal meteo: sono partito vestito troppo leggero. Mi fermo per indossare tutto quello che ho con me, ma arrivo comunque a destinazione decisamente congelato.
Il resto del racconto del SUT26 potete leggerlo sulle pagine del numero 7 di InMoto
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