Pensa e ripensa, quel giro, toccando i 4 punti cardinali della Francia, era il più realistico. Qualsiasi problema dovuto al Covid,  sarebbe stato gestito nell’immediato. E’ una calda giornata di agosto, quando puntiamo verso le Alpi francesi. La parola d’ordine è niente autostrade. Dormiamo a Casteldelfino, da lì al colle d’ Agnello pochi chilometri ci separano. Foto di rito al Colle dell’Agnello. D’ora in avanti sarà un sali e scendi attraverso i passi con altra foto di rito al Col Izoard, Lautaret dove si respira atmosfera di Tour de France ed a sera dormiamo nel Parco del Vercors.

Curve a non finire

La strada scorre in mezzo alle gole. Attraversiamo le Gorges de la Bourne e si arriva a St. Jean en Royans dove ha inizio la Combe Laval, a detta di molti, la strada più spettacolare di Francia. Parco dell’Ardèche e poi il monte Gerbier, dove nasce il fiume Loira che, oltre ad essere lo spartiacque dei fiumi che sfociano nel Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico, lo è anche per il nostro viaggio.

Ci lasciamo le Alpi alle spalle, superata Le Puy-en- Velay, due giorni di viaggio piatti con accattivanti panorami prima di arrivare a Tours che sarà la nostra base per visitare i Castelli della Loira. Il consiglio è quello di fare una cernita tra i numerosi castelli, e così abbiamo fatto.

Chenonceau, costruito a cavallo del fiume Cher, è un insieme di bellissimi saloni arredati con finezza, giardini ampi. Fu la dimora di Caterina dei Medici dopo la morte del consorte Enrico 2°, la quale scacciò l’amante del marito Diana di Poitiers, insomma una Dynasty del 15° secolo.

Chi di noi non ha visto da piccolo il cartone della Bella Addormentata?

Ecco a voi il Castello d'Ussè!  La visita è un ripercorrere questa fiaba, ma la giornata non è finita, è la volta di Villandry.

Di suo il castello è scarno all’interno delle mura, ma i giardini sono delizia e meticolosità, andrebbe da dire sana pazzia, per la maniacalità di come sono stati costruiti, un insieme di fiori e prodotti di stagione.

L’ultimo giorno ci spingiamo fino a Chambord, il castello per eccellenza amato dai re di Francia. Ettari di terreno circostanti, tutti dediti alla caccia, dove i re erano soventi invitare la nobiltà tra la sfarzo e lo svago. Il castello fu anche dimora di personaggi illustri come Molière. Sulla via del ritorno, sostiamo a Blois, un castello sottotono rispetto agli altri, poi Amboise, che di castelli ne ha due, uno sulla riva del fiume, ma per noi, quello che ci coinvolge, è quello di Clos Lucè, la dimora di Leonardo da Vinci, negli ultimi anni di vita.

E’ giunta l’ora di ricaricare le moto in assetto da viaggio e puntare verso nord, ma anche quella di mettere alla portata di mano la tuta antipioggia. Étretat è un piccolo paesino che si affaccia sul golfo della Manica. Un tempo la popolazione viveva di pascoli, poi fu scoperta da artisti e divenne un luogo di soggiorno. Le Falesie a picco sul mare, con giochi di colori dell’acqua, sono l’attrattiva che prende l’occhio.

Torniamo sui nostri passi, laddove la Senna sfocia nell’Atlantico, la superiamo percorrendo il Ponte di Normandia, con i suoi 800 mt è il ponte più strallato con la maggior luce libera d’Europa, ai tempi della costruzione deteneva il record al mondo. Si punta alle spiagge dello sbarco. Arromanches-les-Bains, un piccolo paese sul mare, fu scelto per lo sbarco delle truppe alleate quel 6 giugno 1944, diventando un porto galleggiante, la più grande opera ingegneristica di tutti i tempi. Percorrendo la costa è tutto un susseguirsi di ricordi e testimonianze di quell’evento, che cambiò le sorti del conflitto, 80 km da Sword, Juno, Gold, Longues sur Mer, Omaha ed infine Utah Beach, un tratto di costa normanna che va da Honfleur alla penisola di Cherbourg.

Prossima meta Mont-Saint-Michel, l’abbazia costruita su uno sperone di roccia. Arriviamo nel primo pomeriggio, parcheggiamo le moto in tempo per ammirare uno spettacolo unico: l’alta marea. Con il passare dei minuti l’abbazia diventa un isolotto, quando la natura è sinonimo di spettacolo. Cartelli segnaletici con il doppio nome, non ci si può sbagliare, siamo in Bretagna, dove coniugare natura e tradizioni è la caratteristica di questo angolo di Francia.

Forte de la Latte, il faro Cap Frehel che svetta sulla falesia, la Maison du Goffre incastonata tra due rocce, la costa di Granito Rosa con il faro di Ploumanach e via via ci spingiamo fino a Pen Hir, un promontorio che si erge sul mare, situato nella penisola di Crozon.

Siamo al giro di boa del viaggio, Finisterre. Si scende a sud. Ria d’Étel, Île de Saint con la sua casetta del pescatore dalle persiane blu, allineamenti di Carnac, la più grande distesa di monoliti al mondo, risalutiamo la Loira percorrendo il ponte sul suo estuario e via al Passage de Gois. Con l’arrivo dell’alta marea è un fuggi fuggi, la strada viene inghiottita dall’acqua, altro luogo da mettere nel road book, per chi programma in viaggio da queste parti. Dormiamo a Bordeaux, dopo aver traghettato la foce della Gironda.

Lungo trasferimento che ci porta sui Pirenei, non dimenticando la bella ma troppo turisticizzata Dune du Pilat

Un giorno mettiamo le ruote un tratto in Francia, quello successivo in Spagna, un altro in Andorra, superando colli che hanno fatto la storia del Tour de France e della Vuelta, uno fra tutti il Col du Tourmalet. Lasciati i Pirenei, raggiungiamo Saintes-Maries-de-la-Mer, nella Camargue. Si respira aria gitana, locali dove si può ascoltare flamenco, gustando un piatto di paella. Le moto restano in garage ma, sempre su 2 ruote, in bici ci spingiamo fino a Beauduc un tempo patria di una comunità hippy, oggi paradiso per chi pratica kitesurf.

E’ ora di tornare a casa, lo facciamo da dove avevamo iniziato, dalle Alpi passando prima per il il Gigante della Provenza, il Mont Ventoux, poi Colle de la Bonette e quando parcheggiamo sotto il cartello del Colle della Lombarda siamo consapevoli che il viaggio è alla fine.

Dopo un mese, 7500 km, puntiamo verso casa, ma senza Tenerona e Mirage, le nostre moto, sarebbe stato un altro viaggio. Alla prossima avventura.