Motore duemmezzo, linea da grande e prezzo alla portata dei più. È la Inazuma, la piccola giapponese che si propone come alternativa allo scooter, o come porta d’accesso alle “moto dei grandi”   La linea si rifà a quella della maxi-naked B-King ma, ovviamente, tutto è ridimensionato per calcare quelli che possono essere i perimetri di una piccola 250. Qualche particolare poteva essere più curato, o meno pomposo, ma nel complesso la piccola Inazuma mostra quello che deve e nasconde poco, perché poco ha da nascondere. Le scelte meccaniche non sono nemmeno scontate, almeno per quanto riguarda il propulsore, un bel bicilindrico frontemarcia. Non stupiscono le prestazioni assolute, ma il piacere di guida è assicurato da una coppia sempre disponibile e da un allungo che sa divertire. DA FERMO La Inazuma è una moto che dovrà subire i giudizi di un mercato ben più ampio che la nostra piccola “nicchia” europea. E, è evidente, la fetta più consistente fra i possibili utenti per una moto di questo tipo e di questa categoria, si trova senz’altro nella parte orientale del mondo. Per questo non possiamo trovarci del tutto d’accordo con alcune scelte stilistiche di questa moto, ma per lo stesso motivo possiamo comprenderle e giustificarle. La linea richiama quella della B-King, le dimensioni sono da 250. Il motore è un bel bicilindrico frontemarcia che si difende più che bene, il telaio e la ciclistica sono costruiti per fare a lungo il loro mestiere. Niente nomi altisonanti, ovvio, ma i componenti sono ben costruiti, piacevoli nella fattura e solidi al tatto. Non convincono alcuni particolari: il parafango anteriore, troppo grosso, e il codino, sovradimensionato rispetto al gentile perimetro della sella e del serbatoio. Il prezzo finale, 3.990 Euro, è basso, alla portata di tutti quelli che vogliono avvicinarsi o riavvicinarsi al mondo delle moto. 12300pj9   IN SELLA L’impressione di solidità che la Inazuma trasmette a prima vista è immediatamente confermata salendo a bordo. Il serbatoio, così come il manubrio, il fanale e la strumentazione sono imponenti in relazione alla cilindrata della moto, e una volta in sella è facile scordare di essere alla guida di una piccola 250. Le misure, così come la corretta impostazione dei comandi, rendono subito giustizia a questo progetto Suzuki: in sella alla Inazuma ci si sente comodi, stabili e sicuri. Non bisogna certamente aspettarsi chissà quali virtuosismi dai comandi, ma tutto funziona a dovere. I freni sanno tenere a bada le prestazioni, anche se soffrono di una certa spugnosità, mentre la frizione è morbida e sufficientemente modulabile. Gli ingombri laterali sono irrisori, chiunque può cingere senza difficoltà il serbatoio, appoggiare con sicurezza entrambi i piedi al suolo e manovrare senza difficoltà la moto, anche negli stretti spazi delle nostre città. I cavalli sono pochi, Suzuki ne ha contati 25, ma quello che conta è come arrivano alla ruota. E sulla Inazuma arrivano bene, senza inopportuni ostacoli. Una curva di coppia ampia, corposa, che si traduce in una guida facile e rilassante, anche per il motore. La potenza c’è, a tutti i regimi, e anche l’elasticità ci ha colpito positivamente. Nonostante il frazionamento, la Inazuma si guida con piacere anche senza tirarci il collo, godendo di una ripresa inaspettata e consumi quasi irrisori. La ciclistica è idonea al lavoro: sopporta senza intoppi anche una guida spigliata, per quanto possibile, ma non digerisce del tutto i bruschi trasferimenti di carico, soprattutto dovuti a frenate improvvise. È proprio la coppia di dischi a non averci del tutto convinto: l’anteriore ha poco mordente e un comando troppo spugnoso, il posteriore pecca un po’ in modulabilità, arrivando spesso al bloccaggio. Le numerose situazioni che abbiamo affrontato durante il test ci hanno permesso di saggiare la grande duttilità di questa moto. In città, innanzitutto, dove le piccole dimensioni trovano la vera ragion d’essere. La Inazuma scivola con destrezza fra le colonne di auto, si muove agile anche a spinta e non dà segni di difficoltà nemmeno sui fondi più sconnessi, o sul lastricato. La risposta delle sospensioni è a volte brusca ma sempre gestibile. Nel misto si gode invece della buona stabilità e di un’erogazione fluida, ovviamente gestibilissima, e non deprimente. Si sfruttano tutte le marce, guidando come se i cavalli fossero il doppio. Il riparo aerodinamico è nullo, chiaro, ma la sensazione del vento in faccia fa sembrare tutto più veloce. 12300pkv