Da una trial rivoluzionaria è derivata una “motoalpinista” esclusiva ma neanche troppo costosa. Resta molto presente l’anima trialistica, ma ci si può sedere e si va più lontano Dicesi motoalpinismo la disciplina motociclistica che fa percorrere sentieri, mulattiere, boschi in totale relax, per gustarsi il panorama, cercare funghi e scoprire nuovi orizzonti. Il motoalpinismo sfrutta moto leggere, maneggevoli, dalla sella bassa o molto bassa, silenziose, spesso economiche perché poco pretenziose come dotazione e nella manutenzione. Mezzi che non si occupano delle prestazioni e per questo perfetti per mani poco esperte. Lo storico marchio spagnolo Ossa, da poco ritornato sul mercato dopo una lunga assenza, interpreta il motoalpinismo in chiave molto moderna, proponendo un modello sviluppato sulla base della propria trial TR 280i, una moto che l’anno passato ha stupito e incuriosito per le innovative tecniche portate al debutto. La neonata “motoalpinista” Explorer è già in pronta consegna presso i concessionari del marchio al prezzo di 6.240 Euro franco importatore. DA FERMO Come molte delle motoalpinismo che si trovano sul mercato, anche la Explorer nasce sulla base di una moto da trial professionale, alla quale vengono aggiunte sovrastrutture con una sella realmente sfruttabile e un serbatoio che offre una maggiore autonomia. Per contenere poi i costi di produzione e ottenere un prezzo più contenuto, si vanno a sostituire le sospensioni con unità meno professionali e i particolari racing vengono rimpiazzati da componentistica meno pregiata. Questo è ciò che è stato fatto anche nel trasformare la professionale Ossa TR 280i in Explorer. Il reparto sospensioni vede una forcella con steli di 40 mm Ø, con la regolazione della compressione nella parte alta dello stelo sinistro e quella del ritorno nel tappo forcella di quello destro. Al retrotreno, il mono non offre regolazioni dell’idraulica ed è collegato al forcellone tramite un biellismo progressivo di ottima realizzazione. L’Explorer rimane però interessante dal punto di vista tecnico in quanto il particolare motore a 2T è rimasto praticamente invariato. Stiamo parlando di un propulsore a due tempi parecchio moderno con alimentazione elettronica che, assieme a una miscelazione (non automatica) dell’olio alla benzina nella risicata percentuale dello 0,8%, promette un inquinamento assai contenuto. Le novità non si fermano alla sola alimentazione ad iniezione per un motore 2T da fuoristrada. Sono innovativi: il corpo farfallato dell’alimentazione posto anteriormente al cilindro con interposizione di pacco lamellare, l’accoppiata testa/cilindro inclinata verso il posteriore e la luce di scarico che si rivolge verso il retrotreno. L’andamento del collettore di scarico diviene così molto tortuoso nell’annidarsi sotto la sella senza interferire con il monoammortizzatore (decentrato), collettore che è unito al silenziatore finale tramite una flangia imbullonata. Presente una piccola batteria per l’alimentazione di servizio dell’impianto elettrico nonostante l’assenza dell’avviamento elettrico. Il cambio a sei marce ha rapporti diversificati rispetto al modello da trial e collabora con una frizione a comando idraulico. Realizzazione molto particolare anche il serbatoio carburante che è diviso in due parti: la prima è una robusta realizzazione in alluminio che scende dal cannotto di sterzo verso la culla motore; il secondo, in materiale plastico, è posizionato nella canonica posizione tra sella e manubrio. L’abbiamo pesata e con il pieno di 8,5 litri di miscela ha fatto segnare un totale di 83,4 kg, circa 77 senza carburante.12206lqw IN MARCIA A bordo ci sente padroni del mezzo: i piedi toccano terra con facilità e fermezza, anche se non si superano i 170 cm di statura, grazie alla sella bassa e ai fianchi strettissimi della moto. Il manubrio largo e vicino al busto offre un ampio e comodo timone di manovra. Solo le pedane, nella inusuale posizione da seduti per una moto come questa, risultano un po’ troppo arretrate e vicine alla seduta, costringendo le gambe a una piega un po’ eccessiva rispetto alla norma. La conformazione piana della sella lascia libero spazio ai movimenti longitudinali e offre un discreto comfort. Meno azzeccata la maniglia posteriore che viene urtata negli arretramenti dai centauri più alti durante le discese. Rimuoverla è comunque semplice, come è semplice rimuovere le pedane destinate al passeggero (la moto è omologata per due). L’avviamento è esclusivamente a pedale, mentre il magico bottoncino del motorino d’avviamento farebbe veramente comodo in certe situazioni di equilibrio precario. Inoltre, calciare sulla leva non è proprio agevole in quanto si deve avanzare parecchio per spingere energicamente: uno scomodo obbligo, vista la cilindrata del grosso motore a 2T. Per contro, l’avviamento è pronto e non occorre calciare ripetutamente. Fastidioso invece il saltuario incastrarsi della leva nella pedana. Il particolare sound emesso dal propulsore è purtroppo accompagnato da fastidiose vibrazioni al manubrio. Il tono di voce assai pacato che esce dal silenziatore ha tutto il DNA tipico dei motori da trial, con lo scoppio scandito, lento e profondo. Promette gran tiro ai bassi regimi. Innestiamo la prima e notiamo che la leva del cambio è abbastanza dura da azionare. Ciò è legato alle dimensioni della leva stessa, assai corta per ridurre l’eccessiva distanza dalla pedana. Gli innesti sono comunque precisi. I primi due rapporti sono molto ravvicinati e cortissimi: consentono di avanzare a velocità prossime allo zero, impensabili con altre moto, ovviamente trial professionali escluse. Ciò, unito alla grande capacità di sterzata, permette di girare comodamente e lentamente attorno agli ostacoli più ostici, anche posti in salita, con estrema facilità. Terza, quarta e quinta sono invece più adatte ai sentieri, mentre la sesta è una vera marcia da trasferimento. Le alte velocità non sono però il pane di questa Explorer ed è meglio non lanciarsi a velocità sostenute in quanto l’avantreno diviene parecchio nervoso. E anche le sospensioni non hanno tarature adatte ad affrontare ostacoli o buche ad alta velocità, soprattutto in discesa. Sono invece perfette per inghiottire a bassa andatura le pietre smosse, le radici e anche arrampicare sui gradini di pietra. A questa peculiarità concorre la fattezza dei pneumatici con tasselli e fattezze da trial. Offrono un grip incredibile sulle pietre anche bagnate, e se la cavano alla grande sui terreni compatti. Per contro, se non volete rimanere arenati, evitate accuratamente il fango pesante e la sabbia. Il comparto frenante non è dei più potenti e anche la modulabilità non è da riferimento. Visto però l’utilizzo poco esasperato della moto si possono definire sufficienti seppur non gradiscano le lunghe discese. L’Explorer è una motoalpinismo specialistica, che può portare l’escursionista esperto molto lontano, non troppo diversamente da una trial dura e pura ma più facilmente, con la possibilità di sedersi e di  marce più lunghe e rilassanti. Ma è anche un oggetto adatto al motociclista alle prime armi col fuoristrada, per andare a spasso sui sentieri senza altra velleità che rilassarsi con il naso per aria e lo sguardo che vaga tutto intorno. Non sarà adatta all’uso quotidiano, certo, ma offre una certa flessibilità d’uso che sui brevi spostamenti è veramente apprezzabile, con l’esclusività di certe soluzioni meccaniche che da vedere in garage tutti i giorni possono gratificare anche nei momenti di inattività. 12206ljx