Test Norton Manx R: i voti del #Sottoesame

Una signora in abito da sera, con un carattere fortissimo e un vestito prezioso. Difficile approcciarsi a questa moto senza darle del "Lei"... ma una volta che si prende confidenza è pura goduria
Test Norton Manx R: i voti del #Sottoesame

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 20 maggio 2026, 00:43 (Aggiornato il 20 mag 2026 alle 06:22)

Ci siamo trovati alla presentazione della Norton Manx R circondati da manager inglesi e indiani, mentre tecnici e designer erano italiani. Bizzarra combinazione, ma ci ha fatto subito capire che questo progetto è qualcosa di unico. Dopo anni di difficoltà e un lungo lavoro di sviluppo sostenuto dagli investimenti del gruppo TVS, la casa inglese torna sul mercato con una supersportiva che non cerca di inseguire le tendenze del momento, ma punta a definire un proprio linguaggio tecnico ed estetico. La Manx R rappresenta la punta di diamante della nuova gamma Norton e, al tempo stesso, il manifesto di una strategia industriale che vuole riportare il marchio tra i protagonisti del segmento premium ad alte prestazioni con un occhio speciale alla passione, al cuore e alle emozioni ancora prima che alle prestazioni e al tempo sul giro. Il risultato è qualcosa di straordinario, che analizziamo nel solito #Sottoesame.

Norton Manx R: Design

La Manx R colpisce per una linea estremamente pulita e raffinata, e già qui scatta il primo cortocircuito sensoriale. In un panorama dominato da alette aerodinamiche, grafiche aggressive e sovrastrutture sovraccariche di superfici sovrapposte, Norton sceglie un approccio opposto: superfici essenziali, volumi scolpiti e una cura del dettaglio quasi artigianale, con una cura eccezionale non solo del design ma anche degli accoppiamenti pannello su pannello, i più difficili da poter fare in modo preciso su un prodotto industriale.

E poi niente appendici aerodinamiche, per la gioia di sportivi nostalgici, che in queste linee ritroveranno di sicuro riferimenti a pezzi di storia della moto e dell’auto. Un design meraviglioso che non può che essere anche un tributo alle leggende dell’automotive sportivo, in un tripudio di carbonio, parti ricavate dal pieno e chicche stilistiche elaborate come il telaio posteriore in alluminio lavorato alla stessa maniera del faro posteriore e i comandi dei blocchetti in metallo. Poesia su strada.

Voto: 10

Norton Manx R: Contenuti tecnici

Il cuore della Manx R è un motore V4 di 1.200 cc con angolo di 72 gradi, completamente nuovo e sviluppato con l'obiettivo di combinare prestazioni assolute e sfruttabilità su strada. La potenza massima raggiunge 206 CV a 11.500 giri/minuto, mentre la coppia si attesta a 130 Nm a 9.000 giri. Rffinata l’ingegnerizzazione dei due gruppi termici, con la distribuzione a catena che lavora con ingranaggi di rinvio sulle camme per abbassare il baricentro. Ingegneria di altissimo livello, ma Norton sottolinea come il lavoro principale sia stato concentrato sulla qualità dell'erogazione, in particolare nell'intervallo compreso tra 3.000 e 7.500 giri, per renderla a tutti gli effetti un animale mangiacurve da strada.

Il sistema ride-by-wire gestisce separatamente le due bancate del V4 e dialoga con cinque modalità di guida, di cui due completamente personalizzabili “Track” oltre alle tradizionali Rain, Road e Sport. L’elettronica è completissima come ci si aspetta da un prodotto di questo livello, e la piattaforma Bosch con IMU a sei assi gestisce traction control, anti-wheelie, quickshifter, launch control, slide control, assistenza alla partenza in salita e luci di frenata dinamiche. Non manca un display touch con navigazione turn-by-turn e, sulle versioni più ricche Apex e Signature, sospensioni semiattive Marzocchi con logiche predittive. Il telaio in alluminio è realizzato in un'unica fusione, una soluzione pensata per ridurre le tolleranze costruttive e aumentare la precisione. Il grande forcellone monobraccio sottolinea il carattere tecnico del progetto, mentre nelle versioni più esclusive compaiono cerchi in fibra di carbonio da 17 pollici, abbinati a pneumatici Pirelli Diablo Supercorsa V4 SP. L'impianto frenante porta la firma Brembo con pinze anteriori Hypure e dischi da 330 mm, supportati da ABS cornering. Peso da 210 kg a 206 kg o.d.m. senza benzina a seconda della versione, con la più leggera favorita dalla profusione di carbonio per carene e cerchi.

Siamo a livelli altissimi: Voto 9

Norton Manx R: comfort ed ergonomia

Salendo in sella alla Norton Manx R si percepisce immediatamente un'impostazione studiata con attenzione. La triangolazione tra sella, pedane e semimanubri è corretta e restituisce una postura naturalmente sportiva, con il busto ben proiettato in avanti ma senza che il carico gravi eccessivamente sui polsi. È chiaro che si tratta di una posizione tipicamente hypersport, ma la distribuzione del peso del corpo è equilibrata, merito soprattutto dei semimanubri relativamente aperti che garantiscono un buon controllo dell'avantreno e riducono la sensazione di costrizione, e di una sella ampia e ben conformata capace di offrire libertà di movimento e un appoggio efficace. Tra i cordoli, dove emergono con maggiore evidenza le esigenze della guida al limite, si potrebbe desiderare un'impostazione ancora più radicale, maggiormente caricata sull'avantreno per accentuare il feeling in ingresso curva. Tuttavia, la scelta di Norton appare sensata e ben ponderata.

Voto: 8

Norton Manx R: Sensazioni di guida

Fin dai primi chilometri emerge un carattere che appartiene a un'altra epoca. Non è una moto immediata, né tantomeno un giocattolo facile da interpretare. Al contrario, trasmette da subito una sensazione di solidità quasi granitica, come se ogni componente fosse stato progettato per sopportare potenze importanti senza mai perdere compostezza. Nella prima fase di inserimento in curva, soprattutto alle velocità più contenute, la Manx R mostra una certa “gnuccosità”, una resistenza iniziale a scendere in piega che richiama alla memoria alcune sportive del passato, quelle moto dal carattere ruvido e autentico come certe Ducati degli anni ‘90 e dei primi anni ‘00. È una sensazione che oggi può sorprendere, abituati come siamo a moto rapidissime nei cambi di direzione e quasi telepatiche nei comandi, ma che contribuisce in modo determinante alla personalità del progetto.

Il V4 è parte integrante di questa esperienza. Più che impressionare per il dato di potenza assoluta, colpisce per la forza con cui spinge. La coppia è abbondante e immediata, e il propulsore fa letteralmente la voce grossa, catapultando la moto fuori dalle curve con un'energia brutale ma sempre morbida e progressiva. Su strada è proprio questa erogazione piena e muscolosa (anche se ogni tanto incerta ai bassissimi regimi) a rappresentare il tratto distintivo della Manx R, che predilige una guida rotonda e precisa, fatta di traiettorie raccordate con delicatezza per via di un avantreno che non dà immediata confidenza. Non ama gli input bruschi né le correzioni improvvise: richiede movimenti misurati, quasi "con i guanti bianchi", e un certo impegno fisico. E così, dopo qualche decina di chilometri, la moto inizia ad aprirsi al pilota e il piacere di guida cresce in maniera esponenziale, regalando quella soddisfazione profonda che solo i mezzi dal carattere autentico sanno offrire.

In pista le impressioni restano sostanzialmente le stesse. Nei primi turni, quando si prendono le misure, l'avantreno appare ancora un po' distante e richiede un approccio graduale. È evidente che per sfruttare appieno il potenziale della ciclistica sia necessario dedicare tempo alla messa a punto delle sospensioni in funzione del proprio stile di guida. Solo attraverso un accurato lavoro di taratura la Manx R può esprimere tutta la precisione e la stabilità di cui è capace.

Il risultato finale è una superbike che consente di andare molto forte, ma che non invita mai ad avere fretta. È una moto che pretende rispetto e metodo, esattamente come le grandi sportive di una volta, ed è proprio questa sua natura severa ma appagante a renderla speciale. Permettete il paragone, ma la Manx R è come una donna di classe, di quelle che ti mettono alla prova prima dartela… la confidenza.

Doppio voto necessario: 7 se valutata in senso di prestazione assoluta, 9 se valutata a partire dal carattere che esprime.

Norton Manx R: Rapporto Qualità/Prezzo

La Norton Manx R sarà disponibile sul mercato italiano nella seconda metà del 2026, con una gamma articolata in 3 versioni più una First Edition limitata a 150 esemplari numerati, destinata ai collezionisti e agli appassionati più esigenti. Il prezzo di partenza annunciato per il mercato italiano è di 23.250 euro per la versione base senza carbonio e con sospensioni meccaniche, che sale fino a 29.750 euro per la versione Apex con sospensioni semiattive, mentre per la top di gamma Signature con dettagli preziosi e coperta di carbonio, anche nei cerchi, bisogna spendere 43.750 euro. Non è una moto economica, né vuole esserlo, ma considerando il livello di esclusività, la raffinatezza ingegneristica e il prestigio di un marchio storico tornato finalmente a pieno titolo sulla scena internazionale, il listino appare coerente e, per certi versi, persino aggressivo per la base.

Voto: 8

Norton Manx R: Conclusioni

La Manx R ha un carattere fortissimo, e questo lo abbiamo dedotto anche perchè ha diviso le opinioni dei giornalisti presenti alla presentazione. Esteticamente piace a tutti, è una dea su ruote, ma nel comportamento è una dal carattere radicale. Non è perfetta e non cerca la perfezione, non è nella sua attitudine, ma piuttosto parla al cuore di un certo tipo di motociclista romantico che vuole sensazioni autentiche e che dei numeri di una scheda tecnica se ne fa ben poco. Se non è motociclismo autentico questo...

Voto finale: 8

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