Test Suzuki GSX-R1000R 2026, i voti del #SottoEsame

La Casa di Hamamatsu rispolvera dall’armadio una sigla storica e torna a proporre una superbike efficace e divertente. L’abbiamo provata tra i cordoli, ecco come se l’è cavata con i nostri voti

Test Suzuki GSX-R1000R 2026, i voti del #SottoEsame

Alessandro CodognesiAlessandro Codognesi

Pubblicato il 4 maggio 2026, 15:18 (Aggiornato il 7 mag 2026 alle 16:17)

Tu, che stai leggendo questo articolo, sii sincero: anche tu hai avuto, in una fase non specifica della vita, la malattia GSX-R. Ci siamo passati tutti, tranquillo. È un fenomeno strano, difficile da spiegare, eppure Suzuki è riuscita a scrivere la storia a sua insaputa. La sigla GSX-R, per molti di noi appassionati, non è soltanto il nome di una moto, ma un vero e proprio pezzo di storia del motociclismo. Un nome che ha pervaso i sogni di qualunque motociclista dall’animo un po’ racing. Suzuki non poteva ignorare questo richiamo a lungo. Sparita dai listini per qualche anno (ha di fatto saltato l’omologazione Euro5), la GSX-R1000R torna nel 2026 aggiornata soprattutto nel motore e (un po’) nell’elettronica. L’abbiamo spremuta sul circuito Monteblanco, a Siviglia, ed ecco come se l’è cavata alla prova del #SottoEsame.

SUZUKI GSX-R1000R: DESIGN

Sul fronte aerodinamico, Suzuki ha lavorato per affinare la stabilità e il comfort alle alte velocità. Tra gli optional spiccano le nuove alette laterali in carbonio (che in realtà verranno inizialmente vendute assieme alla moto), che generano deportanza (si parla di un 8,4% di carico aggiuntivo alla massima velocità). Il frontale è stato rivisto grazie a un faro LED che integra frecce e luci di posizione. Inoltre, per il 40° anniversario della GSX-R, sono state introdotte tre nuove colorazioni, blu (come la 750 del 1986), rossa (come la moto Campione del Mondo con Kevin Schwantz nel 1993) e Giallo (come il Team Alstare del 2005). In generale è una superbike più classica che moderna: le alette sono discrete e ci sono più curve che spigoli nelle sue forme. Un classicone, che forse poteva concedersi una rinfrescata. VOTO 7,5

SUZUKI GSX-R1000R: CONTENUTI TECNICI

Cuore pulsante della GSX-R1000R 2026 è l’intramontabile 4 cilindri in linea di 999,8 cc con fasatura variabile, aggiornato in molte parti. Le testate ridisegnate, le camere di combustione ottimizzate e il rapporto di compressione portato a 13,8:1 sono modifiche che da una parte lo rendono omologato Euro5+, dall’altra dovrebbero renderlo più adatto alle elaborazioni per le gare. Si segnalano anche il nuovo corpo farfallato maggiorato, i pistoni alleggeriti e una differente distribuzione. Anche lo scarico è nuovo ed è più sottile e leggero. Risultato, ora la GSX-R esprime di serie 195 CV e pesa 203 kg o.d.m. (serbatoio al 90%). La ciclistica è confermata, il solido telaio perimetrale in alluminio lavora con sospensioni Showa regolabili e un forcellone con capriata superiore, mentre l’elettronica è aggiornata. Nonostante la strumentazione sia la stessa (uno schermo LCD), si possono regolare nuovi parametri. Per esempio, ora l’anti-wheelie è separato dal controllo di trazione e c’è anche un sistema di ABS Cornering. Non manca ovviamente il quickshifter bidirezionale.
VOTO 7,5

SUZUKI GSX-R1000R: ERGONOMIA E COMFORT

Il nostro test si è svolto esclusivamente in circuito, perciò parliamo di ergonomia in ottica di guida tra cordoli. I tecnici non l’hanno modificata: salire sulla GSX-R è come incontrarsi con un amico di vecchia data. Tra le sportive è senza dubbio una delle più confortevoli, perché offre ampia libertà di movimento al busto e una buona protezione aerodinamica (se il serbatoio fosse stato ancora più scavato, per appoggiare meglio il casco in rettilineo, sarebbe stata ottima). Peccatucci? I semimanubri erano chiusi in passato e lo sono tuttora, troppo, e la distanza tra sella e pedane è un po’ poca: se superate il metro e ottanta o avete ginocchia delicate, probabilmente finirete la giornata con qualche dolorino. VOTO 8

SUZUKI GSX-R1000R: PIACERE DI GUIDA

La critica che viene spesso mossa a Suzuki è di non aver sufficientemente aggiornato i propri modelli, in questi ultimi anni, ed è una critica che trova fondamento. In effetti, anche quest’ultima GSX-R accusa qualche segno dell’età, come la strumentazione (davvero di un’altra epoca) o la linea che ricorda le sportive anni 90. Questo però non ha impedito a Suzuki di confermarsi come un’azienda che vende moto solide, affidabili, concrete. Pochi fronzoli, tanta sostanza, e anche questa GSX-R rientra in questa descrizione. È una moto che prima di tutto sa metterti a tuo agio, perché offre le sue prestazioni in un modo estremamente prevedibile, naturale. Il motore per esempio, accusa la mancanza di qualche CV agli alti regimi, ma in uscita di curva è tutt’altro che sonnolento: la spinta ai medi è vigorosissima, anche se paragonata alle rivali più in forma. Si ringrazia la fasatura variabile. Tra l’altro, tutto questo vigore è gestito da un comando del gas calibrato in maniera chirurgica. Anche nella mappatura più sportiva, la A, non soffre di effetto on-off, anche riprendendo il gas a marce basse e bassi giri. Come detto però sui rettilinei si sente la mancanza di potenza, soprattutto se siete abituati a motori da più di 200 CV: oltre i 12.000 giri la spinta non si spegne ma rimane costante, fino a circa 14.000 giri, mentre le rivali europee sembrano esplodere come dei vulcani. Motore che tra l’altro lavora con una ciclistica estremamente solida, ben studiata. Quote ciclistiche, taratura delle sospensioni e centraggio dei pesi lavorano per offrirvi una moto stabile, rassicurante, capace di voltare in fretta e di fornirvi una bella sensazione di appoggio da parte dell’avantreno. Si può entrare forte in curva, molto, e con tanto freno in mano. E a proposito, anche la frenata è ottima. Anche in questo caso non si tratta di un impianto di ultimissima generazione (le pinze sono le Brembo M50) ma svolgono a dovere il loro mestiere, senza farvi gridare al miracolo ma senza mai tradirvi. Non è poco. Una superbike che funziona a dovere, un attrezzo ben realizzato per l’obiettivo che si prefigge e che, forse, accusa solo un po’ di mancanza di personalità, di un guizzo particolare.
VOTO 8

SUZUKI GSX-R1000R: RAPPORTO QUALITÀ/PREZZO

Le manca qualcosa delle moderne rivali europee, vero, ma il prezzo è invitante: 20.490 euro, non pochi in senso assoluto ma corretti se considerate le prestazioni e la dotazione. Certo, rimanere sotto la soglia psicologica dei 20.000 euro sarebbe stato un gesto carino, ma tant’è…VOTO 7

SUZUKI GSX-R1000R: CONCLUSIONI

In Suzuki non potevano più ignorare il grido di dolore degli orfani della GSX-R. Il ritorno di questa moto in effetti era atteso da tanto tempo: c’è da capire se un aggiornamento, seppur considerevole, sia sufficiente a soddisfare la forte domanda degli appassionati. La moto è assolutamente valida, come tuttavia lo era il modello precedente: basterà? VOTO FINALE 7,6

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