ESAGERATI - La nuova Rocket 3, ora disponibile nelle due versioni R e GT, è una spregiudicata, mastodontica, laccatissima power cruiser, che se ne frega del downsizing e squarcia l’asfalto con il suo gommone da 240 mm di sezione. Ma sarebbe un grosso errore pensarla come a un dragster: la Rocket si guida che è un piacere; merito di una ciclistica ben studiata e di un poderoso impianto frenante. Ma andiamo con ordine.

 

MOTORE - I tecnici inglesi non hanno stravolto l’architettura della precedente Rocket 3 (pur sempre tre cilindri in linea longitudinale) ma gran parte delle componenti sono cambiate. Risultato: ora ci sono 165 cv a 6.000 giri e 221 Nm. Naturalmente la dotazione elettronica è superlativa. Ci sono quattro modalità di guida che agiscono sulla mappatura e sul Traction Control, senza contare l’ormai immancabile ABS Cornering.

CICLISTICA - Il telaio è stato progettato da zero e sfrutta il motore come elemento stressato, mentre il peso è di 291 kg a secco (tre in più per la GT). Per frenare la sua imponente massa, Triumph non ha badato a spese: all’avantreno ci sono due pinze Brembo Stylema che lavorano dischi di 320 mm. I prezzi partono da 22.500 euro per la R (pedane centrate, sella a 773 mm, manubrio a piega bassa), 23.300 euro per la GT (parabrezza, sella a 750 mm, manubrio piega soft, pedane avanzate e regolabili nella distanza).

UNA VERA CRUISER – Non prendiamoci in giro: la primissima cosa che intendiamo fare una volta girata la chiave (pardon, premuto il tasto dell’avviamento keyless) è srotolare tutto il gas e vedere cosa succede. E potremmo anche chiuderla qua, ma non sarebbe corretto nei confronti di una moto che, lo diciamo senza timore, regala profonde soddisfazioni. Ma prima ancora dobbiamo dirvi che la Rocket ci ha stupito per l’estrema cura con cui è realizzata, in particolare per l’ampio uso di metallo sapientemente cesellato. E brava Triumph. La posizione di guida della R ispira una guida spigliata, ben più rilassante la GT.

TRE DI CUORE – Già c’immaginavamo di dover gestire lunghe derapate fumanti, in balia di una moto selvaggia e fuori controllo. Ma quando mai. Il gigantesco tre cilindri (non ci stancheremo mai di definirlo tale) ha la forza di un Grizzly ma è ben addomesticato. La coppia che è in grado di generare si gestisce millimetricamente e in cambio viene fornita un’erogazione dolce come il miele, impetuosa come una tempesta.

MENO MALE – Telaio e sospensioni sostengono senza problemi gli oltre 300 kg della Rocket, regalando una guida ben più sincera e dinamica di quanto sia lecito attendersi. La R in particolare regala piaceri sconosciuti se guidata come si deve: non bisogna forzare in ingresso curva, altrimenti si perde la traiettoria ideale. Per ora è tutto: se volete saperne di più, sul prossimo numero di InMoto ci sarà la prova completa con tanto di approfondimenti.