Comparativa dual purpose: Honda CRF300L vs KTM 390 Enduro R vs Suzuki DR-Z4S

Diego D’Andrea e Manuel Lucchese
Pubblicato il 29 gennaio 2026, 12:40 (Aggiornato il 2 feb 2026 alle 09:51)
Suzuki DR-Z4S: come va su strada e in off-road
Passando dalle prime due alla Suzuki DR-Z4S, l’altezza della sella a 920 mm potrebbe effettivamente intimorire: di sicuro, la più impegnativa per chi è meno dotato di gamba; ma va detto anche che non appena ci si siede le sospensioni iniziano subito a “lavorare”, forcella e mono si schiacciano abbassando la seduta e rendendo il tutto facile da gestire (nessun problema per chi è alto dal metro e settantacinque in su). Il resto lo fanno il peso basso e il modo in cui è distribuito, con un buon equilibrio tra anteriore e posteriore che non crea scompensi e facilita le manovre.
Nella conduzione su strada, la posizione di guida risulta molto neutra, con una triangolazione confortevole che non stanca sulle lunghe distanze e una sella tutto sommato ben imbottita (per essere orientata all’off-road), che invita a fare strada anche su asfalto. Altro incentivo, il livello di vibrazioni, che per essere una monocilindrica non è fastidioso, neanche agli alti regimi. Insomma, nell’attesa che Suzuki valuti una futura versione “adventure” della DR-Z4S, con una piccola torretta e un serbatoio maggiorato potrebbe trasformarsi in un’interessantissima “rally” da viaggio pronta all’esplorazione.
Ha solo 5 marce? Poco male: la rapportatura del cambio azzeccata permette di tenere ottime velocità di crociera anche su asfalto, in pieno comfort, senza particolari problemi. Su un percorso tutte curve, poi, emerge un “fun-factor” inatteso, che la rende divertente ed efficace, grazie al perfetto mix di erogazione del motore e “solidità” della ciclistica (in particolare le sospensioni, davvero azzeccate). La discesa in piega è omogenea e progressiva, i cambi di direzione sono fluidi e veloci; anche perché, l’inerzia direzionale data dall’effetto giroscopico tipico delle moto con impostazione 18’’-21’’, è quasi inavvertibile.
Spostandosi al fuoristrada, nella guida in piedi la sensazione di controllo è elevatissima. La moto si stringe bene tra le gambe e non ci sono ostacoli ai movimenti in sella, grazie anche alle plastiche omogenee, senza spigoli vivi. La posizione del manubrio è corretta e solo i più alti potrebbero desiderarlo un po’ più sollevato. Anche in questo frangente, poi, ad emergere è il motore, un’unità briosa, che spinge bene, con un’erogazione perfettamente centrata e in grado di darti tutta la grinta di cui hai bisogno, nel momento esatto in cui la vuoi.
Anche le differenze tra le mappe sono abbastanza marcate: se si desidera una guida più tranquilla, dentro quella più soft e via, ti porta ovunque con la massima elasticità e fluidità; se vuoi divertirti, quella più grintosa ti regala dei bei sorrisoni sotto al casco.
Una nota di merito va poi al traction control in mappa Gravel: anche affrontando forti pendenze sdrucciolevoli, con fondo viscido e smosso, si attiva in maniera perfetta, garantendo una trazione costante (e rassicurante) senza tagli bruschi all’erogazione che possano portare a piantarsi a metà salita; probabilmente uno dei migliori controlli di trazione in fuoristrada (se non il migliore in assoluto) mai provati.
Anche la frenata convince, sia all’anteriore che al posteriore, non palesando affaticamenti neanche sotto stress.
Complessivamente una moto solida nella resa, ed equilibrata, che grazie anche alle sospensioni a punto, capaci di assorbire qualunque ostacolo e a velocità diverse, oltre a un rapporto peso/potenza favorevole, riesce a performare bene su ogni terreno, dal veloce, al tecnico, all’impestato.

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