Kawasaki Z650RS Vs Moto Guzzi V7 Stone: generazione heritage

Kawasaki Z650RS Vs Moto Guzzi V7 Stone: generazione heritage

Eliminatorie Alpen Masters 2022: categoria "modern-classic". Due sfidanti “a faro tondo” che interpretano il presente pescando nel solco della tradizione. Al fascino dell’Aquila, la Kawasaki oppone prestazioni maggiori e una resa più convincente tra le curve

Classic, ma senza esagerare. Modern sì, senza però darlo troppo a vedere. Un'operazione che piace, quella di camuffare spigliate naked tutte spigoli e aggressività con elementi heritage. La Kawasaki Z650RS sfrutta la stessa base tecnica della versione standard, reinterpretandola in chiave più stilosa, attraverso elementi rétro e una diversa impostazione di guida, meno aggressiva e più easy. La frizzantezza e il fun-factor, però, rimangono gli stessi. Quasi opposto il discorso per quanto riguarda la Guzzi, più classic, che modern. Una filosofia, quella della V7 Stone, che da circa 55 anni - era il 1967 quando i primi esemplari con questa sigla uscivano dalla fabbrica di Mandello - perpetua il concetto di moto nella sua forma più pura: un faro tondo, un manubrio, un serbatoio, un motore, due ruote. La sfida alla modernità, però, passa anche dalla capacità di saper innovare i propri valori, arricchendoli di contenuti tecnologici in grado di soddisfare gli appassionati di oggi. Un’operazione che sembra funzionare perfettamente, se si pensa che la V7, negli ultimi anni, è una presenza costante nella top 10 delle moto più vendute in Italia.

ELIMINATORIE ALPEN 2022: confronto serrato

Due modi piuttosto diversi, quindi, di intendere il filone heritage; e in questa edizione dell’Alpen Masters - la comparativa più folle dell'anno, che punta a eleggere la regina dei passi alpini - ha nettamente prevalso quello Kawasaki: la Z650RS ha concluso la sfida con un margine netto, 302 punti contro i 266 conquistati dalla V7.
Sul versante tecnico, la giapponese sfrutta un bicilindrico parallelo da 649 cc capace di una potenza massima di 68 CV, e un picco di coppia pari a 64 Nm a 6.700 giri/min (dati dichiarati); un’unità appositamente studiata per offrire il meglio ai regimi bassi e intermedi. Il resto della componentistica è semplice e razionale. Di quella che fa il proprio dovere senza fuochi d’artificio. Non pervenuta l’elettronica, totalmente assente ad esclusione dell’ABS, ma il dato sul peso, 187 Kg con il pieno di benzina (tra l’altro confermato anche dai rilevamenti), è un buon risultato che si riflette dritto sulla dinamica di guida.

Alpen Masters 2022: è sfida alla Multistrada V4

Alpen Masters 2022: è sfida alla Multistrada V4

L’Alpen rappresenta un’occasione unica, che risveglia ogni recondita cellula sensoriale, in cerca della più piccola differenza di guida. Rispetto alla grande sfida che è sempre stata, con il corposo numero di 20 moto in semifinale, i recenti anni di lockdown e le difficoltà per l’approvvigionamento delle moto, avevano spinto a semplificare le cose, riducendo a 10 il numero delle semifinaliste, sempre suddivise in 5 gruppi . Scopriamo in questo video le protagoniste in lizza per lo scettro della Ducati Multistrada V4, regina 2021

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NEL SOLCO DELLA TRADIZIONE

Classico fino al midollo è invece il bicilindrico che muove la Moto Guzzi: un V trasversale di 90° raffreddato ad aria di 853 cc, con distribuzione ad aste e bilancieri a due valvole per cilindro. La scheda tecnica parla di una potenza massima di 65 CV con oltre l’80% della coppia già disponibile a 3.000 giri/min. La trasmissione finale è a cardano e nella dotazione figura un apprezzabile controllo di trazione, regolabile su due livelli e disinseribile. La diversa "attitudine" della Guzzi, rispetto all’avversaria, traspare subito analizzando il dato sul peso: 218 Kg dichiarati in ordine di marcia (222, invece, quelli rilevati con il pieno di benzina).

UN PEPERINO CHIAMATO "Z"

Entrando nel merito della sfida, i due macro insiemi più RILEVANTI, Motore e Comportamento su Strada - quelli che più di tutti influiscono sul risultato finale - hanno visto prevalere nettamente la Kawasaki. Sul versante delle performance, i dati in accelerazione e ripresa non danno adito a interpretazione. Anche cambio e trasmissione hanno staccato risultati evidenti a favore della Kawasaki. Un copione, che si ripete simile nelle voci dedicate alla resa su strada, con gran parte dei markers a favore della Z. L’erogazione del due cilindri giapponese detta un bel ritmo sin dai regimi più bassi, per poi allargare i polmoni intorno alla metà scala del contagiri. In allungo, meglio non insistere troppo e passare al rapporto successivo sfruttando l’ottimo cambio. La mancanza di elettronica costringe a intessere una relazione costante e diretta col mezzo: cervello e ruota posteriore. L’equilibrio generale e l’elevata agilità - grazie all’impianto di scarico sotto al motore che migliora la centralizzazione delle masse e abbassa il baricentro - si traducono in un divertente “gioco” tra le curve. Più che adeguata la frenata, con un mordente rassicurante e una buona modulabilità.
La Guzzi, dal canto suo, non fa nulla per tradire la natura di classica che punta a sensazioni di guida senza tempo, in cui le lancette del cronometro hanno un ruolo marginale. Il motore “otto e mezzo” trasmette forti e chiare le sue intenzioni alla ruota posteriore. Tra le curve, la moto preferisce l’armonia all’aggressività, con cambi di direzione veloci il giusto, e discese in piega omogenee, interrotte (piuttosto in fretta) dalle pedane che toccano l’asfalto. Per ottenere arresti decisi, la leva del freno va strizzata a fondo.

LA GUZZI, CHILOMETRI SENZA FRETTA

Passando alla categoria “Uso”, qui la V7 si è presa una piccola rivincita grazie a due voci che l’hanno vista emergere in modo particolare: autonomia e capacità di carico. Che forse non saranno determinanti ai fini della gara, ma raccontano di una moto perfetta da caricare con un bagaglio leggero e avventurarsi tra passi alpini, tutti da pennellare trottando senza fretta. Senza dover correre per forza una road race.
Un ex-aequo, infine, chiude il match sul versante del comfort: il punteggio 26/70 per entrambe racconta i limiti intrinseci di modelli privi di protezione aerodinamica (e protettività in generale) in una competizione come l’Alpen Masters.

FUORI DAI DENTI

Apprezzo molto l’ostinazione della V7 nel voler rimanere sé stessa. Fiero baluardo di una filosofia “old school”, che non cerca contaminazioni, o scorciatoie, per arrivare al cuore degli appassionati. Che poi, mi correggo: non si tratta di ostinazione, ma di orgoglio. Consapevolezza. Una moto da amare così com’è, punto e basta. E di innamorati, questa Guzzi, ne vanta davvero parecchi.
Allo stesso tempo, però, va dato a Cesare quel che è di Cesare. La guardi, la piccola Kawa, e pensi: “carina”. Poi ci sali su, dai gas, e un suono roco, pieno, sempre più intenso al salire del numero di giri, crea un link emotivo con la meccanica che non ti aspetti. Confermato dalla capacità di affettare curve, su e giù per i passi, con un’efficacia a dir poco disarmante. Da questo punto di vista, e con un giudizio quasi unanime da parte di tutti i tester, una delle moto che ha stupito di più in questa edizione dell’Alpen Masters.

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