Il Beverly ha già compiuto vent'anni e da altrettanto tempo si trova costantemente tra le scelte preferite dal nostro mercato, sempre nelle primissime posizioni. Il merito è di una formula azzeccata che sin dall'inizio lo ha posto come un ruota alta più maturo e completo, ma allo stesso tempo più agile e compatto dei "GT" (gli altrimenti vituperati scooteroni). Il Beverly sta lì nel mezzo e sia nella prima sia nella seconda generazione è piaciuto proprio per questo. In Piaggio, per il suo ventesimo compleanno e con la scusa dell'aggiornamento Euro 5, hanno deciso di riprendere in mano completamente il progetto, non partendo da un foglio bianco ma quasi. Come si mette mano a un best-seller? Vediamolo in questo #SottoEsame.

NUOVO PIAGGIO BEVERLY: IL DESIGN

La prima sfida è stilistica: fare un Beverly nuovo senza... cambiarlo. Le indagini di mercato parlavano chiaro: i clienti non volevano stravolgimenti. Risulta sempre insidioso cambiare un prodotto che piace. Come evolvere allora uno stile facendo percepire il nuovo, la modernità e allo stesso tempo mantenere la riconoscibilità? La risposta è sotto i nostri occhi: i designer hanno mantenuto i volumi ma ridisegnato tutto concentrandosi ancor più che in passato nei dettagli e accentuando linee più tese, muscolose. Le finiture sono di tipo automobilistico con textures differenti al tatto e giochi visivi come i piccoli esagoni che animano le plastiche all'interno delle prese d'aria. Le chicche non sono solo autocompiacimento estetico o manierismo, c'è anche una piacevole ricerca della funzionalità. Due esempi su tutti: la sella ben sagomata e rifinita contribuisce - come vedremo - alla riuscita ergonomia e allo stile, mentre l'interfaccia con il pilota, quindi comandi a manubrio e dashboard da 5,5", sono allo stesso tempo funzionali e gradevoli. In definitiva la percezione di qualità è ai vertici del segmento anche grazie alla fanaleria full led e, perché no, al discusso porta targa sulla ruota che rende il codino più libero e sexy. Due i trim proposti in 3 colori dedicati ciascuno: la versione standard di ispirazione più classica e la S, più sportiva, riconoscibile per i dettagli in nero opaco. Per entrambi, però bisogna prima scegliere la cilindrata: 300 o 400.

VOTO 8,5

PIAGGIO BEVERLY 300 E 400: I CONTENUTI TECNICI

La seconda sfida affrontata è quella tecnica. Del vecchio Beverly è stato tenuto il telaio, rivisto e rinforzato, e ben poco altro. Sospensioni, meccanica ed elettronica sono state cambiate. Partiamo dai due motori, prima importante distinzione. Da un lato c'è il 300 hpe (lo stesso di Vespa GTS ed MP3): brillante quanto serve con i suoi 19 kW (25,8 CV) a 8000 giri e i 26 Nm a 6250 giri, segna un importante incremento prestazionale e di efficienza. Non ci dilunghiamo qui sui tanti interventi apportati dagli ingegneri Piaggio, ma possiamo dirvi che i risultati si sentono sia nella fluidità di marcia, sia in accelerazione e ripresa.

Dall'altro lato c'è il 400 hpe, nato sul precedente 350, che non è un semplice aumento di cilindrata e conseguentemente di prestazioni, ma rispetto al 300 propone proprio una guida diversa e più votata alle lunghe percorrenze. La potenza cresce a 26 kW (35,4 CV) a 7500 giri e la coppia a 37,7 Nm a 5500 giri ed è proprio quest'ultimo dato a suggerirci l'indole di questo 400 cc come vedremo in seguito. Le differenze di meccanica comportano anche minime ma apprezzabili differenze nelle quote: il passo del 400 è più lungo di 1 cm, la distanza sella-terreno è maggiore di 9 mm e il peso aumenta di 10 kg. Ma soprattutto sono diverse le sezioni degli pneumatici: 110/70 e 140/70 per il 300, 120/70 e 150/70 per il 400, sempre su cerchi da 16" e 14". Come vedremo più avanti, questi piccoli numeri cambiano di molto la guida e se ce ne accorgiamo è anche merito di una ciclistica a punto, da sempre tra le doti del Beverly e ancor più raffinata. Si basa sulla forcella Showa da 35 mm e sulla coppia di ammortizzatori, sempre Showa, con precarico regolabile su 5 posizioni. Non mancano il controllo di trazione ASR e ovviamente l'ABS a 2 canali. Si segnala infine sulla ruota anteriore il disco di ben 300 mm. La dotazione comune prevede il comodo sistema keyless (primo Piaggio ad averlo) mentre il sistema di connettività Piaggio MIA è di serie su 400 e optional su 300. Consente di collegare via bluetooth il proprio smartphone e, tra le tante funzionalità, rispondere alle chiamate senza staccare le mani dal manubrio grazie a un tasto sul blocchetto di destra. In estrema sintesi che si scelga il 300 o il 400 ci si trova con un comparto tecnico all'avanguardia e di tutto rispetto il cui limite, se vogliamo, è proprio quello di instillare il dubbio: quale farà al caso mio? Cerchiamo di capirlo alla fine di questo #SottoEsame.

VOTO 8,5

PIAGGIO BEVERLY 300 E 400: ERGONOMIA E COMFORT

Non c'è da temere alcun stravolgimento: il Beverly è rimasto il Beverly per quel che riguarda l'ergonomia. Una volta in sella si trova tutto come sempre alla corretta distanza e la posizione è naturale. La sella oltre che ben rifinita è ben sagomata, abbastanza morbida e contiene bene le terga anche nelle accelerazioni. Anche i più alti trovano abbastanza spazio per le ginocchia nonostante la presenza del vano sul retroscudo e i blocchetti al manubrio sono davvero ben fatti e intuitivi. Anche il vano sottosella è spazioso, ci stanno tranquillamente due caschi jet oppure un integrale e un bel po' di cianfrusaglia. Di contro la presenza del tunnel centrale dove è posto il serbatoio limita lo spazio per i piedi e rinuncia ai benefici della pedana piatta. L'altezza della sella da terra e il peso (specie nel 400) possono complicare un po' la vita a chi sta sotto il metro e settanta nelle manovre. La protezione aerodinamica è buona e sul 400 si può beneficiare del parabrezza (optional sul 300) che offre un buon riparo fin oltre i cento orari.

VOTO 8

BEVERLY 300 E 400 : PIACERE DI GUIDA E FATTORE EMOZIONALE

Difficile dare un giudizio comune ai due Beverly, perché come anticipato il loro comportamento su strada si rivela differente. Più reattivo e agile, il 300 consente di spigolare maggiormente le curve oltre che dribblare il traffico. Il 400 invece gode di un maggiore appoggio in curva, predilige i tratti veloci ma si rivela corposo sin dai bassi regimi. Consente di viaggiare a 50 orari davvero con un filo di gas e di effettuare ogni sorpasso con disinvoltura riprendendo pronto ad ogni sollecito della manetta. Di contro si sentono di più anche le vibrazioni, percepibili già ai minimi. Per entrambi si può contare su una ciclistica apposto, che filtra abbastanza bene le asperità pur rimanendo tendente al rigido, e che consente una guida allegra e medie di tutto rispetto quando si decide di uscire dalla città. La frenata è potente, ma potrebbe essere più modulabile. In entrambe le versioni, dunque, l'obiettivo è raggiunto.

VOTO 8

PIAGGIO BEVERLY 300 E 400: RAPPORTO QUALITà PREZZO

5.490 euro f.c. è la richiesta per il Piaggio Beverly 300; ce ne vogliono invece 6.390 per il 400. Come abbiamo visto si tratta di uno scooter di fascia alta, con dotazioni da riferimento e non è certo un mistero che la qualità si paghi quindi possiamo dire che per il 300 la bilancia può considerarsi in equilibrio anche perché il prezzo è del tutto allineato alla migliore concorrenza, mentre fatichiamo un po' di più a giustificare i 900 euro di differenza per il 400.

VOTO 7

PIAGGIO BEVERLY 300 E 400: LE CONCLUSIONI

Il nuovo Beverly ci è piaciuto dunque per i contenuti e per la cura con cui è stato disegnato, ma anche per un comportamento su strada che piacerà sia a chi viene da altre esperienze scooteristiche sia dai più esigenti che scendono da una moto. In conclusione abbiamo trovato il 300 forse più equilibrato: si rinuncia a un po' di vigore e allungo del motore, ma anche a dieci chili sulla bilancia e ad una buona parte delle vibrazioni pur contando su una migliore reattività. Se ci muoviamo prevalentemente in ambito urbano con qualche sporadica uscita fuori porta è la soluzione preferibile. Ma allora perché proporre le due versioni? Forse la concorrenza fa bene a puntare su un'unica motorizzazione intermedia? Tutte domande lecite. Di certo si tratta di approcci differenti, il 400 consente di fare anche lunghi viaggi in maggior relax e possiamo serenamente concludere che la possibilità di scegliere è sempre un plus. Alla fine, l'importante è imparare a scegliere.

VOTO FINALE: 8