Alpen Master 2013: 48 CV – 35 kW - Honda CB500X - Kawasaki Ninja 300 ABS - KTM 390 Duke - Yamaha XT 660 R

Alpen Master 2013: 48 CV – 35 kW - Honda CB500X - Kawasaki Ninja 300 ABS - KTM 390 Duke - Yamaha XT 660 R

Redazione - @InMoto_it

Semplici, economiche, relativamente leggere ma soprattutto facili da guidare. Sembrerebbero moto per principianti, ma con i dovuti distinguo sanno piacere anche al motociclista esperto   Si tratta del gruppo novità di quest’anno, pensato fondamentalmente per i possessori della nuova patente A2 che prevede la possibilità di guidare per i primi due anni “motocicli con potenza massima di 35 kW...”. Nel gruppo figurano quattro moto tra loro profondamente diverse non solo come caratteristiche di guida ma soprattutto per il bacino di utenza cui si rivolgono. La KTM 390 Duke e la Kawasaki Ninja 300 R sono chiaramente destinate a un pubblico giovane che pensa a una moto di passaggio con cui imparare, divertirsi e non sfigurare anche dal punto di vista del look. La Honda CB500X e la Yamaha XT 660 R invece sono, se ci concedete l’espressione, “più moto” o, meglio, veicoli che magari possono interessare anche a un motociclista di ritorno, fermo magari da qualche anno e che vuole ricominciare, facendo, con un occhio al portafogli, un acquisto destinato a durare nel tempo. Da fermo La più piccola del gruppo come cilindrata è la Ninja 300, evoluzione della precedente 250. A un occhio inesperto può apparire come una sportiva fatta e finita, ovvio poi che pneumatici, freni e forcella la rendono subito identificabile come la più piccola della famiglia del “guerriero verde”. Niente da dire però sulla cura costruttiva e sulle soluzioni adottate, nell’estetica come nella sostanza è una moto sicuramente equilibrata. La più appariscente del gruppo è la Duke. La più grande delle piccole di casa KTM (è commercializzata infatti anche in versione 125 e 200) è compattissima e con un codino minimalista sfoggia un bellissimo telaio che ben si accompagna con i cerchi a razze sottili e a una forcella e un impianto frenante dallo spirito corsaiolo. Per chi poi ritenesse che la livrea arancione-bianco-nero non fosse sufficientemente sgargiante, nel catalogo accessori KTM troverà tutto il necessario per renderla ancora più appariscente. La CB500X è chiaramente figlia del nuovo corso stilistico della Honda, con linee moderne e il caratteristico gruppo ottico anteriore con il piccolo becco sottostante. L’impatto estetico magari non lascia a bocca aperta, ma quel che è certo è che tutto è al posto giusto, con una ergonomia da prima della classe e il valore aggiunto di un prezzo che per cilindrata e prestazioni è davvero eccellente. La XT è sempre la XT, un classico intramontabile che ormai da generazioni rimane fedele a se stessa. Nella versione R è sicuramente meno modaiola della versione X motard, si presenta come una enduro vera, con il cerchio di 21” che domina la scena, le plastiche minimaliste e i lunghi silenziatori sotto sella. Se si ama il genere è una scelta ormai obbligata perché il settore non pullula di alternative a meno di andare su prodotti più specialistici e giocoforza più costosi. 48-PS-Gruppe-041 Posizione di guida La piccola Ninja sembra una sportiva ma di fatto non lo è: una volta saliti sopra, si è accolti dalla sella bassa adatta a tutti e dal manubrio che non obbliga ad una posizione eccessivamente caricata sull’anteriore. Si guida abbastanza eretti con le braccia allungate, e le pedane esattamente sotto la sella che obbligano i più alti a rannicchiare le gambe per prendere posizione. La bella carenatura unita al cupolino garantisce un utile scudo per l’aria che viene quanto meno deviata dal busto, alleggerendo la pressione alle velocità più alte. Il colpo d’occhio sulla strumentazione è buono, dovendo fare un appunto avremmo preferito una soluzione più “robusta” per la leva freno che, senza mancare di fare il suo lavoro, non fornisce però una sensazione di solidità ogniqualvolta viene azionata. La situazione a bordo della KTM cambia drasticamente: facendo punto fisso la sella, troviamo le pedane più arretrate, il serbatoio più corto il manubrio vicino e alto. Si guida raccolti in posizione d’attacco pronti a spingere e aggredire le curve, è una moto sportiva talmente corta poi che il busto del pilota è vicinissimo alla ruota anteriore. Aspetto meno piacevole sono i comandi a pedale, un po’ poveri e con la leva del freno che non è il massimo dell’ergonomia. In sella alla CB si è accolti da una cura per il pilota che solo Honda è in grado di regalare anche su moto relativamente economiche. Quando si descrive una moto dicendo che ogni cosa è al suo posto, basta una semplice constatazione: una volta scesi non si ha ricordo di qualcosa fuori posto o semplicemente fastidioso. Alla CB bastano alcuni accessori, tipo il cavalletto centrale, il parabrezza alto e il kit di borse per farne una piccola “adventure” con cui macinare chilometri. Yamaha XT vuol dire enduro e posizione da enduro sia: sella alta, stretta e allungata, manubrio che impone un angolo retto fra braccio e avambraccio, pedane strette ed esattamente sotto la seduta e una bella sensazione di controllo del mezzo. La dotazione è minimalista come si conviene al genere di moto. Ovvio poi che non si puo dire che sia la scelta giusta per il turismo a lungo raggio, almeno sotto il punto di vista del comfort... La guida Macinare salite anche ripide con queste piccole è una esperienza insolita per chi è abituato a potenze ben superiori, ma se è vero che i cavalli mancano, chiunque alla loro guida può trarre piacere magari apprezzando al meglio tutti i particolari dell’erogazione e della ciclistica. Quando si inizia a spingere con queste moto c’è poco da dire: in uscita di curva si ruota tutto il comando del gas dopo essere anche stati ben attenti a cercare la migliore scorrevolezza a centro curva. La Duke è corta, alta, leggera e con un motore brioso ma che dà il meglio di sé una volta sopra i 6.500 giri. Chiaramente è una moto fatta per divertirsi, ma alla lunga tenere un ritmo elevato può stancare; bene comunque la frenata supportata da un eccellente ABS. La Duke non eccelle in ripresa tanto che nell’uscire dai tornanti ogni tanto si cede alla voglia di dare una sfrizionata per avere più spunto. Più rigida della Ninja, risponde al minimo comando del pilota, è agilissima e pronta a fiondarsi nelle curve e conta anche sull’eccellente risposta dei pneumatici Metzeler M5. Ovvio che tanta agilità si paga poi sul veloce con un anteriore che definire ballerino sarebbe eccessivo, ma che al neofita potrebbe non regalare la fiducia necessaria ad osare quel qualcosa in più. Anche se di poco, è la peggiore nella prova di percorrenza del cerchio. La Kawasaki stupisce per un motore non certo potentissimo, anzi è il più tranquillo del gruppo, ma con una curva di coppia godibilissima, certo i 177 kg in ordine di marcia non aiutano quando si cercano risposte brillanti, difatti nei rilevamenti è la più attardata del gruppo, però la spinta è sicuramente uniforme. Magari migliorabile è lo stacco della frizione che è un po’ secco e dal punto di vista della maneggevolezza non aiuta il tanto peso sull’anteriore dovuto alla vasta carenatura e al gruppo ottico a sbalzo, difatti nella manovra di slalom è quella più impacciata. Piace in compenso la grande stabilità direzionale che infonde sicurezza quando le curve si ampliano di raggio oppure quando si cerca la velocità di percorrenza. La guida della XT è dominata dal carattere del generoso monocilindrico. Il motore più potente della compagnia fa la voce grossa in termini di prestazioni pure anche perché la coppia è tutta disponibile ad ogni regime, e se l’allungo non è il massimo c’è un buon cambio a 5 marce pronto ad assistere il pilota. Il baricentro alto la rende poi estremamente agile anche se non leggera, la ciclistica equilibrata permette la confidenza necessaria per primeggiare alla prova di slalom e di non sfigurare in quella a velocità costante. Il motore è esuberante, ma le vibrazioni ci sono, e solo chi ha un monocilindrico nel cuore può sopportarle senza fastidio. È l’unica moto del gruppo priva del sistema ABS. 48-PS-Gruppe-053 In finale Se nella posizione di guida la Honda piace tanto, piace ancora di più in movimento. Le quote ciclistiche sono azzeccate e anche con sospensioni tendenti al morbido e soprattutto poco frenate di idraulica la confidenza è tanta. L’anteriore tiene bene e si può forzare l’angolo di piega, tant’è che non è difficile trovarsi a limare le pedane. I limiti emergono su fondi sconnessi affrontati ad alta velocità perché a quel punto la forcella non riesce più a seguire tutte le sconnessioni e la moto inizia a saltellare, si tratta però di condizioni limite. Poche parole sul motore: consuma pochissimo, è silenzioso, non vibra e ha un’eccellente risposta a tutti i regimi. Cosa si vorrebbe di più? Un pochino di coppia, ma a quel punto bisogna comprare la NC700X. Alla fine la classifica parla chiaro, l’Honda stravince il suo gruppo sia dal punto di vista dei dati oggettivi sia come impressioni di guida.

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