Rewind, MV Agusta F4 Serie Oro: arte in movimento

Rewind, MV Agusta F4 Serie Oro: arte in movimento

Le MV stradali del passato non hanno lasciato tracce indelebili nella storia. La F4 di Tamburini invece lasciò un'impronta forte tra le moto sportive, un progetto che rasentava la perfezione

Redazione - @InMoto_it

Il sogno di tutti i tecnici è da sempre quello di poter progettare una moto senza subire condizionamenti di sorta. Gli uomini che affiancarono Massimo Tamburini alla CRC hanno potuto realizzare il loro sogno, che aveva le linee della sontuosa MV Agusta F4 Serie Oro. Partendo dal foglio bianco si sono scatenati alla ricerca di una perfezione che, da quanto poi visto, pare siano proprio riusciti a coronare. 

Rewind: MV Agusta F4 Serie Oro, arte in movimento FOTO

Rewind: MV Agusta F4 Serie Oro, arte in movimento FOTO

Il sogno di tutti i tecnici è quello di poter progettare una moto senza subire condizionamenti di sorta. Gli uomini che affiancarono Massimo Tamburini alla CRC l'hanno potuto realizzare per la MV Agusta F4 Serie Oro. Partendo dal foglio bianco si sono scatenati alla ricerca di una perfezione che pare siano proprio riusciti a raggiungere. (di William Toscani)

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La 4 cilindri, che vide la luce nel 1998, derivava dal progetto Cagiva Ferrari F4, e rappresentò (e lo è ancora oggi) un autentico sogno su due ruote. Al motore 750 da 126 CV all’albero, abbinava una raffinatezza - di linee e soluzioni tecniche - vista raramente su una moto di serie. Spicca lo scarico, con configurazione del silenziatore a "canne d'organo", esempio magistrale di design e funzionalità o il forcellone monobraccio, il cui design venne brevettato. A tutto questo la F4 aggiungeva inoltre caratteristiche di guida da vera fuoriclasse.

Prima di trovare il coraggio di guidare una moto così rafinata, si possono passare ore ore a farsi incantare dalle sue forme e dei suoi contenuti tecnici: tutte le parti che si vedono in "oro antico" sono in magnesio, dal monobraccio posteriore, ai cerchi con razze dallo sviluppo pentagonale, di disegno esclusivo, alle due piastre laterali che integrano il telaio a traliccio in tubi di acciaio. La F4 Serie Oro rappresentava un vero trionfo di raffinatezza.

Ecco cosa scrivevamo sulle pagine di Motosprint nel 1998:

Le MV stradali del passato non hanno mai lasciato tracce indelebili nel firmamento motociclistico. Perché la F4 è viva e regala emozioni uniche al solo contatto fisico, così come con l'inconfondibile suono del suo scarico a canne d'organo.

In sella ci si inserisce come una sportiva moderna. Provate ad immaginare una Ducati 996, ma ancora più compatta, e con il manubrio un po' meno distante dal piano di seduta sulla quale ci si muove con maggiore libertà. Il busto e naturalmente caricato in avanti, ma l'assetto base delle sospensioni e la perfetta adattabilità alle esigenze del pilota dei suoi favolosi comandi ne rendono quasi confortevole l'uso non esasperato. 

MV Agusta F4: traiettorie al primo colpo

La F4 si guida con una estrema naturalezza e senza soffrire della minima limitazione, visto che le mille sfaccettature del serbatoio permettono anche una vasta gamma di movimenti pure quando la si abbraccia nelle pieghe più impegnative. Pieghe che riescono, fulminee e sicure, al primo colpo. Se non ci fosse bisogno di sostenerla con l’azione del gas, la F4 potrebbe andare da sola.

Nel suo codice genetico sono inseriti i migliori cromosomi della dinamica delle due ruote. Tanto per rendere comprensibile ciò che ci risulta comunque difficile spiegare, potreste immaginarla come una evoluzione della efficacia di guida di una Ducati 996 ed a cui sia stata innestata la facilità e la naturalezza in qualsiasi condizione d'uso di una Honda CBR 600 F. Paragone che forse è addirittura riduttivo delle qualità dinamiche della MV.

MV Agusta F4: motore al top

Per la quale l'uso dell’aggettivo “eccellente” può essere riferito a quasi tutti i componenti che ne caratterizzano la guida. Le sospensioni lavorano con una sensibilità unica, la frenata e mostruosamente efficace oltre che gestibile in base alle diverse esigenze di guida. Il motore a quattro cilindri in linea, poi, garantisce una potenza che a naso ci sembra più o meno al top della categoria 750, e la distribuisce con una linearità tale da ingannare sulla sua effettiva forza. Dai 3000 giri in poi si hanno dolci e progressivi incrementi di coppia.

Ogni 1.000 giri si avverte solo un cambiamento di tono "musicale" allo scarico, ma l'erogazione è così lineare da non mettere mai in crisi la ciclistica anche quando si spalanca il gas inavvertitamente in curva. Una grande motricità che accompagna fino all'intervento del limitatore (poco oltre i 13.000 giri indicati) l'azione superba di questa moto, peraltro servita da un cambio che è un burro oltreché preciso negli inserimenti. Di cavalli ce ne sono abbastanza da spuntare, secondo il costruttore, una velocità massima di oltre 280 km/h effettivi. Noi in fondo al rettilineo di Monza abbiamo "letto" 270 km/h a circa 12.500 giri.

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