Aprilia RXV 4.5 Dakar: il sogno sfiorato

Aprilia RXV 4.5 Dakar: il sogno sfiorato

Si parla tanto di marchi italiani e di Dakar, in questi giorni, e fra questi c'è da menzionare anche Aprilia, che circa 10 anni fa ha confezionato una moto unica nel suo genere e davvero competitiva, senza però arrivare alla vittoria assoluta

Fantic Motor è impegnata ufficialmente nella Dakar 2022, un debutto che ci riporta alla mente quello di Aprilia, che nel 2010 ha riportato un marchio italiano (ultimo a vincere una prova) ai piani alti della classifica della Dakar, cercando di replicare il capolavoro che fece Cagiva negli anni '90. Quello della casa di Noale, però, non fu un debutto assoluto, perchè nel 1989 ci provò una prima volta schierando la Tuareg Wind 600 in forma ufficiale, purtroppo senza ottenere grandiosi risultati. 

Aprilia RXV 4.5 Dakar FOTO

Aprilia RXV 4.5 Dakar FOTO

Tra il 2010 e il 2012 Aprilia partecipò in forma ufficiale alla Dakar con la RXV 4.5 Dakar, una moto eccezionale per tecnica e prestazioni, che non ebbe però la fortuna di vincere la competizione, ottenendo solo un terzo posto finale nell'anno del debutto

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Un concentrato di tecnologia e innovazione

Questa volta la moto era qualcosa di particolare e davvero competitivo, basata sulla RXV 450, una enduro bicilindrica che ha scritto la storia del fuoristrada grazie al suo particolarissimo motore a V e al telaio misto traliccio e piastre in alluminio, che rappresenta un unicum nel panorama off road ancora oggi. La cosa ancora più grandiosa è che questa moto vinceva davvero in versione enduro RXV, motocross MXV e soprattutto nel motard con la SXV, con cui Aprilia conquistò ben 2 titoli mondiali. Con le gomme stradali era difficile da battere, grazie a un motore molto potente (62CV nella versione 550) e a una stabilità unica garantita dalla configurazione ciclistica/meccanica derivata da un concetto puramente stradale. 

Forse fu proprio la potenza superiore del motore 450 bicilindrico a convincere Aprilia Racing e Gigi Dall'Igna a investire nella Dakar, dove alte velocità di punta full gas e altissime medie di crociera nei tratti desertici sono fondamentali. La RXV 4.5 Rally debuttò quindi in forma ufficiale alla Dakar 2010 (parecchi anni dopo la nascita del progetto M/R/SXV, che risale al 2004), seconda edizione in terra sudamericana e terreno ben conosciuto dal pilota di punta della squadra, Francisco Lopez Contardo, detto "Chaleco". Già al debutto conquistò ben 3 vittorie di tappa e un terzo posto finale in classifica (ma primo fra le 450, i primi due avevano le 690) che scrisse la storia sia di Aprilia che dell'Italia in questa gara. Poteva andare pure meglio, ma un po' di sfortuna e qualche errore da parte di Chaleco non fecero raggiungere l'impresa epica di vincere al debutto.

La moto c'era, la fortuna meno

Dopo lo strepitoso risultato, nel 2011 si tentò con il riconfermatissimo team ufficiale e altri privati acquistarono la RXV 4.5, tanto che l'entry list vide ben 13 Aprilia alla partenza. Purtroppo, però, nessuno riuscì a migliorare il risultato del debutto e Lopez chiuse la classifica al quarto posto della generale in un'edizione contraddistinta da un percorso difficilissimo. Poteva essere ancora podio per lui ma ruppe il mono posteriore proprio nell'ultima tappa. Indimenticabile anche quando Chaleco si ritrovò senza benzina nei pressi di un paesino e la rubò da una moto parcheggiata... letteralmente, senza il permesso del proprietario, tant'è che venne pure fermato dalla polizia.

Nel 2012 ci fu ancora Lopez in sella alla RXV 4.5 Rally, e cominciò nel migliore dei modi con la vittoria della prima tappa, salvo poi incontrare una caduta e un brutto infortunio alla tappa 7 (quando era 4° in generale) che lo costrinse al ritiro, e fece sparire le Aprilia dalla top10. Nel 2012 Aprilia decise di non partecipare in forma ufficiale alla Dakar, per concentrare gli investimenti sportivi di nuovo interamente su pista, e causando così la fine della storia della RXV 4.5 Dakar, che nel giro di pochi anni sparì completamente dalla entry list. Rimarrà per sempre il ricordo di un esperimento riuscito solo a metà, e un pezzo di storia italiana della Dakar che gli amanti dello sport difficilmente dimenticheranno. 

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