Dopo i modelli da fuoristrada datati 1967 e denominati Trail, seguiti l’anno successivo da quelli con la denominazione Trial, nel 1969 l’Italjet presenta un modello completamente nuovo che chiamerà Piranha.

Se già il marchio si diversificava dalla concorrenza per il telaio dei suoi Mustang con la doppia culla che passava sopra il motore, con il Piranha osò ancora di più, proponendo un telaio oltremodo singolare. Praticamente in questo caso la culla superiore passa dietro al gruppo termico in una conformazione triangolata, con il motore a sbalzo fissato anche attraverso la testa. Questo sarà un tratto distintivo che verrà mantenuto per tutte e tre le serie del modello.

LA PRIMA SERIE, IN EFFETTI, dura pochissimo tempo ed è contraddistinta da una livrea monocromatica arancione e da un corto sellino monoposto. Molto presto verrà sostituita dalla seconda serie – la più diffusa – con una elegante livrea bicolore arancione e bianca ed una sella più lunga. All’epoca il Piranha costava 154.000 Lire, ed era uno Scrambler pensato per un fuoristrada leggero ma, come tutti i prodotti Italjet, dotato di componentistica di buona qualità. Il motore era il conosciuto e collaudato P4S della Minarelli che, con il carburatore Dell’Orto UA19S della versione “Export”, sviluppava 4 CV a 7.000 giri. La ciclistica contava su una forcella idraulica, ruote da 17” al posteriore e da 19” all’anteriore, mozzi in alluminio, cerchi in acciaio e pneumatici tassellati.

L'ESTETICA, INVECE, era contraddistinta da un serbatoio dalla forma ovoidale e da una semplice ma intrigante grafica. Il modello non ebbe la schiera di appassionati che, invece, poterono vantare altri modelli Italjet, ma come tutti i modelli del marchio è sempre apprezzato dai collezionisti. Nel 1973 arriverà la terza serie, con lo stesso telaio e un’estetica completamente rinnovata e più moderna, ma a conferma delle sue attitudini “soft” mantiene ruote da 17” e 19” con il pneumatico anteriore scolpito anziché tasellato.