Il futuro del trial è elettrico
Michele Lallai
Pubblicato il 9 febbraio 2026, 10:00 (Aggiornato il 9 febbraio 2026, 09:07)
Nel trial, disciplina fatta di equilibrio, precisione e nervi saldi, l’elettrico sta prendendo spazio senza fare troppo rumore... in tutti i sensi. Fino a qualche anno fa le trial elettriche erano un "esperimento", ma la comunità di appassionati e motoalpinisti si sta sempre più rendendo conto che l'alternativa elettrica alle classiche due tempi potrebbe essere l'unica speranza futura per una categoria che è sempre meno diffusa perché poco tollerata e sempre più limitata.
Nelle competizioni è la rivoluzione
Per anni le elettriche da trial sono state la nicchia della nicchia: un oggetto interessante, quasi “educativo”, buono per i terreni privati e per insegnare ai ragazzini ad andare in moto senza disturbare il vicinato. Oggi quel pregiudizio si sta sgretolando perché l’elettrico non è più soltanto un'alternativa, ma sta diventando competitivo e molto più sensato anche nelle menti di quelli che fanno trial sul serio.
Lo si capisce osservando come i costruttori storici e i marchi specialisti stiano investendo, stringendo partnership e portando prototipi e modelli in gara. Yamaha aveva aperto le danze con la TY-E 2.0 già dal 2022, e ora investe in Electric Motion per sviluppare le piattaforme trial future. Nel frattempo GASGAS ha spinto forte sul fronte racing e nel 2024 Sondre Haga ha centrato una vittoria storica in Trial2 con la TXE GP, primo successo di una moto elettrica al vertice della categoria. Ultima nella lista, Honda Montesa ha deciso di fare sul serio e ha recentemente annunciato una partecipazione completa con veicoli elettrici nel mondiale Trial2 con il progetto RTL Electric.
L'elettrico è meglio? Pare di si
Ma la trasformazione più interessante, nel trial, sta avvenendo lontano dai paddock. La moto da trial non è solo un mezzo da competizione ma per molti è uno strumento utile per gli spostamenti in montagna fra mulattiere e prati. È la compagna di chi sale in malga, di chi fa motoalpinismo e più in generale di chi ama l'alta quota e gli piace viverla con tutti i sensi. Ed è proprio lì che l’elettrico sta “rubando” la scena alle tradizionali ICE cambiando lentamente ma costantemente anche il volto del mercato.
Il motivo è semplice e abbastanza palese: una trial elettrica è oggettivamente migliore di una termica in ciò che conta davvero, cioè nel controllo totale del mezzo. Il motore elettrico dà coppia immediata e modulabile fin dal primo grado di acceleratore, senza inerzie, senza quell’erogazione tipica del 2 tempi che a bassissimo regime richiede frizione, sensibilità e compromessi. Nel trial non competitivo serve che la potenza arrivi con pulizia e morbidezza, e l'elettrico in questo è imbattibile con quel comportamento più lineare e prevedibile. Quando sei fermo su una pietra bagnata con la moto che deve avanzare di cinque centimetri senza strappare, la moto a batteria fa la differenza.
Poi c'è la questione del "rumore"
O meglio, l’assenza di rumore. In montagna lo spazio è condiviso, fragile, spesso in equilibrio precario tra escursionisti, residenti e animali che devono convivere in un ecosistema delicato. Per questo mototivo in tutta italia le regole per la circolazione sulle strade di montagna stanno diventando sempre più stringenti soprattutto per quanto riguarda l'inquinamento acustico e atmosferico.
La trial elettrica diventa perciò la via d'uscita che permette l’accesso più flessibile in montagna grazie a rumore molto basso ed emissioni assenti. Al di là di ambientalismo e greenwashing, se vuoi continuare a usare la moto in certi contesti, devi diventare invisibile, o quantomeno, devi smettere di essere rumoroso e facilmente riconoscibile.
Certo, resta la domanda che chiude sempre la discussione: l’autonomia. Perché la libertà, in montagna, è anche non dover guardare il livello di batteria con l'ansia di rimanere a piedi in mezzo al nulla. Nel trial, per fortuna, il divario fra autonomia elettrica e termica è molto più ristretto che sulle moto stradali. Un esempio concreto: una Electric Motion EPure Race viene accreditata, nei dati dichiarati, di un’autonomia che supera le tre ore di guida effettiva. Nella maggior parte degli utilizzi una sessione in mulattiera o un giro tecnico “da malga” si costruisce spesso su tratti brevi, prove ripetute e lunghe pause, e qui l’elettrico ha il piccolo vantaggio di consumare solo quando ci si muove davvero.

Il mondo sta cambiando, e il trial è in una fase di rivoluzione
E oltre le questioni tecniche sull'utilizzo, l'elettrico nel fuoristrada sta diventando quasi un fenomeno culturale: le elettriche vengono scelte proprio “perché” sono elettriche. Permettono di allenarsi vicino a casa senza sentirsi in colpa, consentono di partire la mattina presto senza svegliare mezzo paese e riducono l’attrito sociale con chi cammina o vive la montagna per avere momenti di pace. In questo caso avere zero emissioni allo scarico e un rumore minimo diventa una forma di assicurazione sul futuro, al di là della scelta etica che si può fare per l'ambiente.
Il termico continuerà a vivere ancora a lungo, soprattutto per tradizione, per gusto e per un certo tipo di competitività “classica”. Ma l’elettrico ha già fatto la cosa più importante, si è fatto largo senza imposizioni ma rispondendo alla domanda della clientela con un'offerta consona. Cosa che nel resto dell'automotive non sta ancora accadendo
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