Il "killer invisibile": le PM 2,5 causano 8,7 milioni di morti all'anno

Il "killer invisibile": le PM 2,5 causano 8,7 milioni di morti all'anno© la citt di Makati fotografata da Benson Kua

Uno studio dell'Università di Harvard, di Birmingham e di Leicester e all'University College London su dati del 2018 riporta l'attenzione sugli effetti devastanti del PM 2,5 rilasciato dalla combustione di idrocarburi.

Nicola Andreetto

C'è un killer che uccide in modo silenzioso e invisibile 8,7 milioni di morti in un anno e siamo tutti sue potenziali vittime. Una morte su cinque al mondo sarebbe imputabile alle polveri sottili derivate dalla combustione di idrocarburi, le famigerate PM 2,5. Non si tratta di uno slogan di un gruppo di attivisti, di una frase ad effetto, ma è il terribile risultato di una ricerca condotta dall'Università di Harvard in associazione con quelle di Birmingham e Leicester e all'University College London.

I ricercatori hanno preso in esame dati del 2018 relativi alla diffusione delle particelle sottili con dimensioni minori o uguali a 2,5 micron, già note per la loro pericolosità in quanto in grado di penetrare negli alveoli polmonari e diffondersi nel sangue causando asma, cancro ai polmoni, malattie coronariche, ictus. Hanno poi utilizzato sofisticate fotografie satellitari e ricostruzioni 3D dell'atmosfera grazie al supporto della NASA per individuare la loro maggiore concentrazione e hanno incrociato queste informazioni con quelle relative alle morti su scala mondiale. I numeri sono addirittura peggiori di quanto precedentemente stimato da altri studi (come quello pubblicato sul Lancet nel 2019 che stimava 4,2 milioni di morti annue) e non lasciano spazio a interpretazioni: le polveri sottili che derivano dalla combustione di idrocarburi ci stanno uccidendo.

Il PM 2,5 causa un morto ogni dieci in Europa

Le regioni con più alto consumo di idrocarburi e a più alta urbanizzazione risultano dallo studio anche quelle con il maggior fardello di morti correlate alle polveri sottili. Sia negli Stati Uniti sia in Europa un morto ogni dieci nel 2018 sarebbe avvenuto per mano di questo killer invisibile, l'aria che inaliamo, ma la percentuale sale a quasi uno ogni tre in estremo Oriente, inclusa la Cina la cui qualità dell'aria sta sì migliorando ma ha ancora concentrazioni troppo alte.

Maggiore è l'esposizione alle polveri sottili, maggiore è dunque il tasso di mortalità tanto che su scala mondiale supera le morti per tabacco sommate a quelle per malaria come fa notare Oliver Milman su The Guardian. «I rischi di inalare queste particelle, note come PM2.5, sono ben documentati." - spiega la dottoressa Eloise Marais della UCL, coautrice della ricerca: "Il nostro studio si aggiunge alla crescente evidenza che l’inquinamento atmosferico derivante dalla continua dipendenza dai combustibili fossili è dannoso per la salute globale. Non possiamo in buona coscienza continuare a fare affidamento sui combustibili fossili, quando sappiamo che ci sono effetti così gravi sulla salute e alternative praticabili e più pulite".

Dobbiamo accelerare

"Abbiamo bisogno di un'azione più immediata" - prosegue sempre la dottoressa Marais - "Alcuni governi hanno posto obiettivi di decarbonizzazione ma forse dobbiamo raggiungerli più velocemente visto l'enorme danno alla salute pubblica. Abbiamo bisogno di maggiore urgenza".

"Spesso, quando discutiamo dei pericoli della combustione di combustibili fossili, è nel contesto della CO2 e dei cambiamenti climatici e trascuriamo il potenziale impatto sulla salute degli inquinanti co-emessi con i gas serra" - aggiunge il coautore Joel Schwartz, Professore di epidemiologia ambientale ad Harvard. Questo studio vuole essere "un messaggio chiaro ai responsabili politici e alle parti interessate sui vantaggi di una transizione verso fonti energetiche alternative".

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