Le gare di velocità più improbabili ed esotiche della storia del motociclismo

Negli anni Cinquanta e Sessanta i piloti correvano ovunque: dai boulevard di Casablanca alle montagne di Rio, fino alle strade tropicali di Singapore
Le gare di velocità più improbabili ed esotiche della storia del motociclismo

Antonio VitilloAntonio Vitillo

Pubblicato il 3 aprile 2026, 16:42

Dimentichiamo per un attimo i circuiti permanenti e il loro standard di sicurezza. Immaginiamo zero vie di fuga, protezioni fatte, a volte, con le balle di paglia, chicane di sacchi di sabbia e pubblico senza barriere. Ricordiamoci delle partenze a spinta. Tra gli anni Cinquanta e Sessanta la velocità su due ruote viveva una dimensione molto più variegata. Bastava una città con strade abbastanza larghe e un’organizzazione risoluta per trasformare un quartiere in un circuito. In fondo nacquero così le gare di velocità, in spazi che oggi sembrerebbero improbabili: tra i boulevard nordafricani, sulle montagne tropicali del Brasile o su strade immerse nella giungla asiatica.
Era un motociclismo molto più coinvolgente di quanto si pensi, oltre che più romantico. Spesso i piloti, e che piloti, partecipavano a questi eventi ritenendoli parte di una lunga stagione di gare extra-mondiali. Era un modo per allenarsi e, naturalmente, di guadagnare qualcosa.

Il “campionato d’inverno” del Nord Africa

nquUno dei capitoli più curiosi della storia del motociclismo riguarda le gare organizzate nel Nord Africa negli anni Cianta. Quando in Europa l’inverno fermava le competizioni, molti piloti scendevano nel Mediterraneo per continuare a correre.
Tra gli appuntamenti più noti c’era il Grand Prix de Casablanca, disputato nella città marocchina, su un circuito cittadino ricavato tra larghi boulevard. Non era un evento minore, visti i nomi di calibro del motociclismo mondiale che richiamava. Tanto che in una famosa gara della classe 250, l’ordine d’arrivo recitava: Tarquinio Provini davanti a Carlo Ubbiali e al giovane Mike Hailwood. Per quei pochi che non lo ricordino, Ubbiali avrebbe conquistato nove titoli mondiali, Provini diventò uno dei grandi protagonisti del Motomondiale, Hailwood sarebbe diventato "Mike the Bike", uno dei più grandi piloti della storia del motociclismo. 
Le gare nordafricane si disputavano anche ad Algeri, con il Grand Prix d'Alger, e a Tunisi, con il Grand Prix de Tunis. Per i piloti europei rappresentavano una sorta di campionato d’inverno.  Non si può dire che allora esistessero grandi programmi di allenamento, il modo migliore per preparare la stagione era semplicemente correre. Quanto più possibile.

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