Maserati e le moto: un storia breve, affascinante ma complicata

Dario Ballardini
Pubblicato il 6 febbraio 2026, 09:31
È sorprendente che un marchio come Maserati sia finito nell’oblio, svanito nei batuffoli di quella nebbia che d’inverno ricopre la Pianura Padana. Eppure sono pochi quelli che ricordano le moto Maserati, pochissimi quelli che saprebbero citare il nome di un solo modello. E poi, nonostante il marchio, quando le moto comparvero per la prima volta la famiglia Maserati non c’entrava più già da un pezzo.
La storia di Maserati
L’azienda era stata venduta alla famiglia Orsi, e trasferita a Modena. Però era nata a Bologna, tanto è vero che come simbolo era stato scelto il tridente: quello impugnato dal Nettuno, la statua del Gigante nella famosa fontana nel centro città. La S.A. Alfieri Maserati era stata fondata sotto le Due Torri il 14 dicembre 1914, e i fratelli Bindo ed Ettore si occupavano della produzione di automobili sportive e macchine utensili; parallelamente c’era la piccola produzione di candele d’accensione per motori a scoppio della Fabbrica Candele Accumulatori S.A., diretta dal fratello Ernesto, ma di moto proprio non si parlava.
Lo sconvolgimento avvenne nel 1937, quando la famiglia Orsi rilevò tutta l’attività con annessi i fratelli Maserati, impegnati da un contratto che li vincolava a prestare la propria opera ed esperienza per 10 anni. Un paio d’anni dopo, nel 1939, tutto venne trasferito a Modena, negli stessi capannoni di via Ciro Menotti in cui la famiglia Orsi gestiva numerose società come le Ferriere di Modena, compagnie di trasporto e navigazione, miniere ed altro. Ma incombeva la Seconda guerra mondiale e il decreto che vietava l’uso privato dell’automobile costrinse l’azienda a spostare l’attività sulla produzione di macchine utensili e motocarri elettrici, la revisione di veicoli militari, e successivamente alla fusione con la Accumulatori Garbarino S.A. di Genova anche sulla produzione di accumulatori elettrici, impiegati su larga scala per gli automezzi e per la navigazione.

L'entrata nel settore motocilistico
Finito il conflitto e scaduto il contratto, nel 1947 i fratelli Maserati lasciarono l’azienda, tornarono a Bologna e aprirono la OSCA F.lli Maserati (Officina Specializzata Costruzioni Automobilistiche), che sarebbe arrivata a gareggiare in Formula 1 con macchine proprie negli anni dal 1951 al 1953 e nel 1959, sia pure senza grossi risultati.
E le moto?
Stavano per arrivare. In quello stesso 1947 venne fondata la Società Anonima Fabbrica Candele Accumulatori Maserati con propria sede in via Generale Paolucci 165, e quello fu anche il primo passo verso la nascita delle motociclette Maserati. Avvenne all’inizio degli anni ’50, quando la famiglia Orsi decise di suddividere le attività imprenditoriali tra i fratelli: ad Adolfo la Maserati Automobili; alla sorella Bruna e al marito Alceste Giacomazzi le Acciaierie Ferriere di Modena e una compartecipazione alla Fabbrica Candele Accumulatori Maserati; alla sorella Ida, al figlio Balilla Vaccari e a Loris Magnavacca la Fabbrica Candele e Accumulatori Maserati, della quale la signora Ida assunse la presidenza, e una compartecipazione alla Acciaierie Ferriere. Particolare non trascurabile, con una certa leggerezza l’atto notarile limitava ad alcune clausole l’uso del marchio del Tridente.
Continuarono ad usarlo le automobili naturalmente, e lo usarono anche le motociclette quando nel 1953 il consiglio d’amministrazione della Fabbrica Candele e Accumulatori Maserati decise di allargare la propria attività al settore motociclistico.
Contesto favorevole, ma poca esperienza
Erano gli anni del dopoguerra, gli italiani volevano muoversi per andare al lavoro e divertirsi, ma pochi avevano i soldi per comprare un’automobile, per cui tutti si rivolgevano verso motociclette, scooter, motorini e ciclomotori a rullo. Il momento era favorevole ma in azienda non c’era nessuna esperienza nel settore delle due ruote; il problema venne superato con l’acquisto della Italmoto, una piccola Casa bolognese che costruiva una monocilindrica di 160 cc a 4 tempi e una più economica motoleggera a 2 tempi di 125 cc con il cambio a tre marce.
Come era già avvenuto con la Maserati, vennero trasferite a Modena sia le attrezzature, sia le modeste linee di montaggio Italmoto, insieme alla ventina di dipendenti tra i quali il tecnico Dante Tomba e il collaudatore Nello Pizzi.
Fu una cosa velocissima: nell’agosto di quello stesso anno ci furono le prime consegne delle moto Maserati, che erano semplicemente le scorte di magazzino con il nuovo marchio. Nel frattempo vennero eliminati alcuni difetti della 160 T4 che sarebbe poi rimasta in produzione fino al 1959, poco prima della chiusura dell’azienda, e l’ufficio tecnico cominciò a progettare nuovi modelli.
Come avveniva a quei tempi buona parte delle lavorazioni venivano effettuate all’interno dell’azienda e si ricorreva a fornitori esterni solo per particolari. L’assemblaggio dei motori avveniva manualmente, l’operaio che lo aveva effettuato apponeva la propria sigla e poi lo montava sul telaio, che invece veniva costruito a Bologna. In quel periodo vi era una forte concentrazione di costruttori nel capoluogo emiliano, e di conseguenza nella stessa zona erano nati anche molti produttori di componentistica dai quali si servivano un po’ tutti.
La prima motocicletta del nuovo corso, cioè la prima “vera” Maserati, venne presentata nel 1954 ed era spinta da un motore due tempi a tre marce molto simile al DKW, così come lo erano quelli di diverse altre Case italiane: il monocilindrico tedesco era particolarmente riuscito, affidabile e di forme piacevoli, e a seguito della sconfitta nella guerra il Costruttore non aveva strumenti per far valere i propri diritti sul progetto. Vae victis...

Maserati: il successo iniziale delle moto
Le moto Maserati incontrarono il favore del pubblico e il successo commerciale spinse l’azienda ad impegnarsi maggiormente in questo settore. Una scelta dettata anche dalla necessità di trovare nuovi sbocchi, perché nel frattempo le cose non andavano altrettanto bene nel settore delle candele ed accumulatori: l’azienda modenese produceva a costi elevati a causa delle attrezzature ormai obsolete, e non c’erano le risorse finanziarie per sostituirle, per cui non riusciva a reggere la forte concorrenza.
Le Maserati a due ruote, invece, beneficiavano del richiamo creato dai successi ottenuti da quelle a quattro ruote, che pur essendo di una azienda diversa portavano lo stesso marchio. Dunque i tecnici si orientarono verso modelli più brillanti. Il motore della 125 TV arrivò a una potenza di 6 CV e il cambio a tre marce venne sostituito da uno a quattro, ma per inserirlo nello stesso carter senza modifiche venne ridotto lo spessore degli ingranaggi, con la conseguenza di una certa fragilità; successivamente, nel 1957, arrivò il 125 GTS, nel quale la potenza era salita a 7 CV e il carter era stato allargato per dare spazio a un cambio a quattro marce dimensionato più generosamente.
L’ufficio tecnico sviluppò progetti ancora più ambiziosi: al 33o Salone del Ciclo e Motociclo di Milano, nel 1955, vennero presentate una 175 S4 a 4 tempi per la quale veniva dichiarata una potenza di 15 CV, e una bella 250 cc a 4 tempi a doppia accensione, con il cambio a quattro marce e il telaio a doppia culla chiusa, denominata T4 GT. Era stata progettata da Luciano Fochi, un tecnico proveniente dalla Ferrari, insieme a Giuliano Malavolti. La linea era azzeccata e le finiture curate, veniva dichiarata una potenza di 12,5 CV. Il prezzo era di 375.000 lire, lo stesso della 175 S4. Interessantissima, eppure ebbe un destino strano. Sarebbe dovuta essere l’ammiraglia della gamma ed era preventivata la produzione di un primo lotto di 200 esemplari, ma durante i collaudi il motore venne continuamente modificato, per giunta senza la consulenza del suo papà, Fochi, che nel frattempo aveva lasciato l’azienda.





L'entrata nel mondo delle corse: “win on sunday, sell on monday”
Erano anche i tempi in cui i successi sportivi davano un forte impulso alle vendite, secondo la filosofia che gli inglesi esprimevano con “win on sunday, sell on monday”, cioè “vinci domenica, vendi lunedì”.
Non si poteva restare fuori dalle corse ma bisognava far quadrare il bilancio, per cui la Maserati decise di partecipare attraverso i suoi concessionari, preparando le moto in azienda e affidandole ai privati. Le moto modenesi vennero schierate soprattutto nelle corse di gran fondo che allora andavano per la maggiore.
Nel motogiro d’Italia del 1956 si fecero onore nella categoria Macchine di Serie classe 125 piazzandosi al terzo posto con Falzoni, al quarto con Guido Borri, concessionario e pilota, e al settimo con Trebbi. Pedrini concluse all’ottavo posto della classe 125 MSDS (Moto Sport Derivate dalla Serie) la Milano-Taranto 1956, e l’anno successivo otto delle nove Maserati iscritte nella Formula 3 (classe 125) al Motogiro arrivarono al traguardo, piazzandosi fra il settimo (Trebbi) e il 18o (Carlotti). Altri piazzamenti vennero ottenuti in gare su strada e in salita, tanto che venne messa in produzione la 125 GTS derivata dalla moto che aveva corso il Motogiro nella Formula 3, e arrivarono anche la 50 T2/MT e nel 1958 la 75 cc due tempi L75/T2.




La fine dell’avventura
Nel frattempo però la situazione del mercato era cambiata, la Fiat 500 stava mettendo gli italiani in automobile e i bilanci della Maserati Moto stavano andando in rosso, anche a seguito di un mancato recupero crediti. Il tentativo di trovare un’alternativa nelle gare di kart con il motore 125 GTS non ebbe successo e l’azienda venne messa in liquidazione.
Fu la fine dell’avventura.
La produzione cessò, gli stabilimenti di via Generale Paolucci e il marchio vennero acquisiti per 1200 lire di allora da un industriale di Reggio Emilia. Quel marchio Maserati che curiosamente compare tuttora nell’insegna della STILMA, un’azienda di Modena che non si occupa di motori ma della produzione e commercializzazione di acciai.

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