Jason Momoa trasforma tre Harley d'epoca in veicoli ibridi: bestemmia o genialata?

Michele Lallai
Pubblicato il 8 giugno 2026, 10:12
Jason Momoa torna a far parlare di sé nel mondo delle due ruote, e questa volta lo fa con un progetto che fa già discutere gli appassionati. L’attore, noto per la sua passione dichiarata per le moto e per il legame quasi viscerale con il mondo Harley-Davidson, ha contribuito alla trasformazione di tre motociclette centenarie in macchine ibride ed elettrificate, in un’operazione che si può definire una sorta di "retrofitting" con tecnologia elettrica di mostri sacri della storia delle due ruote. Genialata o bestemmia?

Elettrificare la storia... per lo show
Il progetto, realizzato nell’ambito della serie TV On the Roam, coinvolge tre Harley-Davidson degli anni '20: una Model FD del 1921 e due Model JD del '24 e '27. Il lavoro su queste moto è andato ben oltre il semplice restauro, con interventi profondi curati dalla britannica Electrogenic, azienda specializzata in conversioni elettriche e soluzioni di elettrificazione per veicoli storici.
Due delle moto mantengono il loro motore originale a combustione, affiancato però da un sistema elettrico che permette una doppia, e in alcuni casi tripla, modalità di utilizzo: benzina pura, elettrico puro oppure una combinazione dei due, in un vero e proprio sistema ibrido come nella auto moderne. La terza, invece, a causa delle condizioni irrecuperabili del propulsore originale, è stata convertita in elettrico puro.
Dal punto di vista ingegneristico, il sistema è sorprendentemente raffinato nella sua discrezione: batterie e componenti elettrici sono integrati senza stravolgere l’estetica originale delle moto, che mantengono così la loro identità storica. L’autonomia in modalità elettrica si attesta intorno alle 50 miglia (meno di 100 km), mentre la ricarica completa avviene in circa due ore e mezza.

Oltraggioso o consentito?
Fino a che punto è lecito intervenire su un mezzo storico per mantenerlo “vivo”? Momoa sembra aver scelto una risposta chiara, orientata alla continuità d’uso più che alla pura conservazione museale. Le moto non vengono congelate nel tempo, ma riattivate, reinterpretate, riportate su strada anche per uso quotidiano. Meglio conservare in tutto e per tutto una memoria storica originale o ha senso anche modificarle in modo anche un po' cyberpunk per darle una nuova vita su strada?
Più che un semplice restauro, quello di Momoa ed Electrogenic è un esperimento che può avere uno sbocco futuro per tutte quelle moto non in condizioni da museo ma che non meritano di essere distrutte per sempre. In parte è anche un tentativo di dimostrare che il passato non deve necessariamente essere immobile per essere rispettato, e che l’innovazione, se ben integrata, può diventare uno strumento di conservazione alternativa. Voi che cosa ne pensate?
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