L'oggetto più pratico ma più odiato dai motociclisti: il bauletto

Michele Lallai
Pubblicato il 12 marzo 2026, 09:12 (Aggiornato il 12 marzo 2026, 17:02)
Per alcuni è un elemento indispensabile della vita quotidiana su due ruote, per altri rappresenta un accessorio che va contro il concetto intrinseco della motocicletta. Il bauletto è il simbolo di un compromesso che molti accettano e molti altri rifiutano, a volte odiano, ma sul piano funzionale la discussione avrebbe vita breve: Il baule sul portapacchi è semplicemente la soluzione più efficiente per trasportare oggetti in moto. Punto.
Tanti pregi e tanti difetti
La volumetria è elevata, sempre superiore a quella di una singola valigia laterale, e la forma (a volte orignale e arrotondata, a volte regolare) permette di stivare senza difficoltà oggetti che altrove troverebbero poco spazio. Uno o due caschi, una borsa da lavoro, borse e borsette, o anche il famigerato cartone da sei bottiglie d’acqua entrano senza problemi in uno spazio di stivaggio che nasce proprio per semplificare la vita del motociclista. C’è poi un vantaggio spesso trascurato: con il passeggero a bordo il bauletto diventa anche un efficace poggiaschiena, migliorando il comfort nei trasferimenti lunghi.

La praticità, però, non è mai stata l’unico parametro con cui i motociclisti giudicano un accessorio, e qui nasce il conflitto che logora ogni appassionato. Il bauletto è uno degli elementi più disarmonici e meno aerodinamici che si possano montare su una moto, una grande scatola posizionata a sbalzo nella parte più arretrata del veicolo crea inevitabilmente fastidiosi vortici d’aria e può influire sulla stabilità alle alte velocità.
Un problema non così drammatico nell’uso quotidiano, ma un netto svantaggio in termini di comfort di guida per chi vuole fare turismo soprattutto a lungo raggio. Sugli scooter questo aspetto è quasi irrilevante perché la loro funzione è dichiaratamente pratica e il bauletto è parte integrante del concetto. Sulle moto, invece, entrano in gioco anche armonia, stile e un certo orgoglio motociclistico che spesso mal sopporta compromessi troppo evidenti.

Più che piacere, viene tollerato
Non sorprende quindi che esista una vera e propria corrente di pensiero ostile al bauletto. Tra i motociclisti più sportivi l’oggetto è spesso percepito come una sorta di profanazione estetica, l'incarnazione del diavolo. Montarlo su una carenata o su una naked aggressiva equivale, per molti, a rompere l’armonia delle linee progettate dai tecnici e dai designer. Non è semplicemente un pugno in un occhio ma un intero round contro Mike Tyson.
Per questo motivo molti preferiscono affidarsi alle borse e valige laterali, a volte rigide e a volte morbide. Sono più armoniche, meglio integrate nel profilo della moto e meno invasive dal punto di vista visivo. Tuttavia, per quanto eleganti, non riescono a competere con la praticità del bauletto e la loro capacità è spesso inferiore, con una forma allungata che limita il trasporto di oggetti voluminosi e rende l'accessibilità meno pratica per via dell'apertura laterale di certe soluzioni più aerodinamiche.

Tu da che parte stai?
Alla fine il rapporto tra motociclista e bauletto rimane una questione di gusto personale. Da una parte c’è la funzionalità pura, dall’altra il desiderio di preservare l’immagine della propria moto. Due esigenze che raramente coincidono e che ogni motociclista decide di associare in maniera differente. C'è chi lo odia e lo evita a tutti i costi, preferendo per i viaggi borse morbide da sella o accrocchi improvvisati, e c'è chi - tappandosi il naso - lo installa pur odiandolo ma in nome della irrinunciabile praticità. Quelli che lo apprezzano sotto tutti i punti di vista sono pochi, e di fatto la loro accettazione del compromesso è invidiabile.
Sta di fatto che a distanza di quasi 50 anni dalle prime applicazioni, il bauletto continua a vivere in un limbo dell'inferno dedicato solo a lui, accessorio utilissimo e spesso indispensabile, ma mai realmente accettato dalla comunità a due ruote, tra chi lo tollera come alleato quotidiano in nome della praticità e chi, semplicemente, non vuole vederlo nemmeno da lontano.

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