Easy Rider, un film icona del motociclismo che non parla di moto

Easy Rider, un film icona del motociclismo che non parla di moto

Dennis Hopper ha firmato nel 1969 questo capolavoro cinematografico, diventato icona per tutti i motociclisti del mondo e non solo, ma dietro c'è molto di più e le moto - ai fini del film - sono quasi irrilevanti. Perchè è comunque un simbolo delle due ruote?

Born To Be Wild degli Steppenwolf è una delle canzoni simbolo del motociclismo nel mondo, e non è altro che la colonna sonora del film motociclistico per antonomasia: Easy Rider. Quando sentiamo le prime note di questo pezzo non possiamo non pensare al chopper Harley Davidson di "Capitan America" Whyatt e alla Billy Bike, sempre HD, del suo amico Billy. E poi le lunghissime strade percorse dai due, l'atmosfera rilassata e il senso di avventura che in tutti noi amanti delle due ruote questo film fa provare.

Ci sono le moto, ma non sono loro le protagoniste

Le moto sono sempre in primo piano, e in tutte le scene della pellicola che sono rimaste nella storia del cinema e nell'immaginario collettivo le due Harley sono presenti, come pure nella copertina e in tutte le immagini promozionali. In realtà, però, nel film di moto non si parla, e se fosse stato girato su un vecchio pullmino Volkswagen T1 la trama non avrebbe subito chissà quale cambiamento.

Con questo film il regista Danny Hopper ha concentrato un messaggio molto profondo nelle avventure dei due protagonisti, disegnandoli come il simbolo dell'America dei giovani che si ribella scappando dalla generazione che sta governando il mondo, e che proprio in quegli anni aveva iniziato una inutile e crudele guerra in Vietnam e aveva ammazzato i simboli della controcultura che si stavano facendo largo sempre di più nella politica e nel costume dei giovani: Martin Luther King, Malcolm X e i fratelli John e Bob Kennedy.

Perchè la scelta delle moto?

Il fatto che il regista abbia scelto le moto come mezzo per i suoi due personaggi è solo una questione di stile e per comunicare un senso di libertà all'ennesima potenza. E come farlo se non mettere i protagonisti in sella a due moto e farli andare in giro senza casco con i capelli al vento con un po' di musica rock in sottofondo. E' appunto la colonna sonora (qui per la prima volta in un film vengono usate musiche "commerciali" e non fatte ad hoc per l'opera) a dare quel tocco in più di sensazione di libertà.

Dobbiamo sempre pensare che questo film fu realizzato pensando ai giovani di quegli anni, che di sicuro sarebbero stati attirati e si sarebbero riconosciuti nella musica di Woodstock e nel simbolo dell'America giovane per eccellenza, l'Harley Davidson, quindi il fine giustifica i mezzi (di trasporto).

Il film di moto per eccellenza che "inganna" i motociclisti

Soltanto nelle scene on the road possiamo trovare gli elementi che hanno reso questo film un'icona del motociclismo nel mondo, perchè di fatto sono solo quegli estratti a parlare di motociclismo, pur senza dire una parola riguardo la comunità motociclistica e la passione per il mezzo meccanico in sè. E siamo sicuri che la maggior parte degli appassionati di moto che conoscono Easy Rider ma non l'hanno mai visto, pensano che sia un film che parla della loro passione proprio per la "fama" che si porta dietro da sempre grazie a quelle poche scene diventate cult.

E' molto probabile anche che chi si sia approcciato così alla visione del film, con la voglia di scoprire un film sulla sua passione più grande, poi ne sia rimasto tremendamente deluso. Easy Rider è così, fa arrabbiare e pensare sempre tutti per svariati motivi, e anche per questo merita di essere da sempre una pietra miliare del cinema.

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