Il marchio Simson contro l’estrema destra tedesca: il caso che divide la Germania

Antonio Vitillo
Pubblicato il 3 marzo 2026, 16:51
Al centro del dibattito tedesco c’è una protesta. Quella attuata dagli eredi della famiglia Simson, fondatrice dell’omonimo marchio di ciclomotori. I quali hanno chiesto all’Alternative für Deutschland (AfD) di interrompere ogni utilizzo dei veicoli come simbolo delle loro campagne elettorali. Oggi residenti negli Stati Uniti, i discendenti definiscono l’associazione a un partito politico nazionalista e anti-immigrazione come una “distorsione dolorosa” della loro storia familiare.
Le origini del marchio Simson e la ferita dell’arianizzazione nazista
Fondata nel 1856 dai fratelli ebrei Lob e Moses Simson a Suhl (Turingia), la Simson, in occasione della cosiddetta “arianizzazione” industriale, fu confiscata dal regime nazista nel 1936. Dopo l’esilio forzato della famiglia, l’azienda divenne un pilastro dell’industria della DDR, producendo modelli come lo Schwalbe e la S51. Ciclomotori che nel dopoguerra divennero simbolo popolare e nostalgico dell’Est, essendo ancora oggi riconosciuto come parte dell’identità regionale.

Come l’AfD utilizza i ciclomotori Simson nella propria comunicazione
Negli ultimi anni l’AfD, particolarmente radicata nei Lander orientali, ha integrato la Simson nella propria comunicazione. In Turingia, il leader regionale Bjorn Hocke è spesso comparso agli eventi pubblici alla guida di un ciclomotore, presentandolo come emblema di vicinanza alla “cultura autentica dell’Est”. Per gli eredi Simson è inaccettabile associare il marchio a un partito classificato dall’Ufficio federale per la protezione della Costituzione come “organizzazione di estrema destra accertata”. Cosa che è paradossale pensando alla persecuzione subita dai fondatori.
Un simbolo conteso: identità dell’Est e memoria industriale
La vicenda solleva questioni più ampie: la Simson non è solo un oggetto nostalgico, rappresenta una parte complessa della storia tedesca, in cui convivono storia industriale e memoria della Shoah. Resta da capire se l’AfD risponderà all’appello della famiglia o se la disputa si sposterà sul piano legale, culturale o mediatico. Intanto la discussione è aperta.
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