Benzina, rincari dopo l’attacco a Teheran: allarme Codacons su prezzo carburanti

Dopo l'attacco di USA e Israele e la chiusura dello Stretto di Hormuz, le quotazioni del petrolio sono già salite di quasi il 10%
Benzina, rincari dopo l’attacco a Teheran: allarme Codacons su prezzo carburanti

Alessandro VaiAlessandro Vai

Pubblicato il 2 marzo 2026, 14:35

Ci risiamo: inizia una nuova guerra in Medio Oriente e subito dopo aumentano i prezzi dei carburanti. È un film già visto tantissime volte e che è nuovamente in proiezione presso tutte le pompe di benzina, dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran. Il rischio, come sempre, è che ci siano pesanti ripercussioni sulle tasche degli italiani, con una conseguente nuova stangata per le famiglie. Lo afferma il Codacons, che segnala come le quotazioni di petrolio e gas siano già schizzate al rialzo, con i primi effetti sui listini dei carburanti e conseguenze che a breve potrebbero estendersi anche a bollette e prezzi dei prodotti trasportati.

L'ALLARME DEL CODACONS

Rispetto alle quotazioni del 27 febbraio scorso, pari a circa 72 dollari al barile, oggi il Brent viaggia attorno ai 79 dollari, con un repentino aumento del +9,7% – analizza il Codacons – Il Wti sale invece dai 66,5 dollari al barile del 27 febbraio agli attuali 72,80 dollari, con una impennata del +9,4%. Tensioni che iniziano a farsi sentire sui listini dei carburanti alla pompa: il prezzo medio della benzina in modalità self passa infatti da una media nazionale di 1,672 euro al litro del 27 febbraio a una media di 1,681 euro/litro di oggi 2 marzo, mentre il gasolio sale nello stesso periodo da 1,723 a 1,736 euro al litro registra il Codacons sulla base dei dati Mimit.

LA SITUAZIONE POTREBBE PEGGIORARE

Questi ritocchi, tuttavia, non hanno ancora pienamente risentito dell’impennata delle quotazioni: nei prossimi giorni, se i prezzi del petrolio non invertiranno il trend, i listini alla pompa di benzina e gasolio rischiano di subire sensibili incrementi, con effetti diretti sul pieno. L'aumento delle quotazioni del petrolio è derivato dalla decisione di Teheran di ridurre il traffico marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, punto chiave per il commercio energetico globale. Nello stretto circola all'incirca un quinto delle spedizioni giornaliere mondiali di petrolio e qualsiasi interruzione può far salire i prezzi dell’energia e destabilizzare i mercati globali.

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