Troppo rumore: a Bolzano lamentele per la pista da cross nata per non distubare

Il Safety Park è stato creato per dare uno spazio sicuro agli appassionati di fuoristrada fuori dalla città, ma gli altoatesini si lamentano lo stesso del rumore e l'impianto rischia di chiudere
Troppo rumore: a Bolzano lamentele per la pista da cross nata per non distubare

Michele LallaiMichele Lallai

Pubblicato il 2 marzo 2026, 13:03

La pista di motocross del Safety Park di Bolzano è a rischio chiusura, e attorno a questa notizia si sta scatenando un gran polverone. La notizia, rilanciata dalla TGR Rai Alto Adige e dai quotidiani locali, riporta di una serie di reclami portati avanti da residenti e proprietari di alcuni B&B contrari al rumore generato dall’impianto. Un’iniziativa che rimette in discussione la funzione stessa di un’area nata con l’obiettivo di offrire uno spazio regolamentato e controllato agli appassionati di fuoristrada. Tutta questa faccenda la dice lunga sui tempi che stiamo vivendo e su come il fuoristrada sia sempre meno tollerato, anche quando rispetta le regole.

Il Safety Park non è più un luogo "sicuro" per gli appassionati

Il Safety Park è una struttura realizzata a Vadena con fondi della Provincia Autonoma di Bolzano, ed è stato concepito proprio per concentrare attività formative e sportive motoristiche in una zona periferica e poco abitata della valle, lontana dai centri urbani e dalle aree più sensibili. In un territorio dove l’uso delle moto da cross ed enduro in ambiente naturale è stato eliminato da normative ambientali locali sempre più stringenti, l’impianto rappresentava una sorta di compromesso all’interno di un contesto regolato, e gli appassionati locali l'hanno adottato con entusiasmo.

Oggi anche questo equilibrio sembra vacillare. La petizione dei cittadini conferma che, in Alto Adige, una parte consistente della popolazione mal sopporta il rumore delle moto da fuoristrada, indipendentemente dal fatto che si trovino nei boschi o in un’area dedicata. Per questo è nata una petizione che ha già raccolto migliaia di firme e che punta a salvare il Safety Park e le sue attività.

La vicenda di Vadena si inserisce in un quadro più ampio che riguarda tutto il territorio nazionale. Negli ultimi anni le restrizioni all’uso delle moto off-road si sono moltiplicate con ordinanze comunali, divieti permanenti sui percorsi montani, controlli più serrati e sanzioni elevate. Il risultato è una progressiva marginalizzazione della pratica amatoriale, con poche eccezioni man mano che si scende verso il Sud Italia.

Il problema non è ambientale, ma sociale

Il paradosso è evidente: proprio mentre si chiudono sentieri e strade di montagna e si concentra l’attività in aree dedicate, anche queste ultime finiscono sotto pressione. Se viene meno la possibilità di divertirsi in sicurezza in strutture progettate e finanziate per questo scopo, il rischio è di comprimere ulteriormente un movimento che, al contrario, avrebbe bisogno di regolamentazione chiara e di infrastrutture adeguate.

In questo contesto si comprende anche il crescente interesse verso le moto elettriche da fuoristrada. Modelli come la Stark Varg o le moderne trial elettriche stanno intercettando soprattutto l'esigenza concreta di ridurre drasticamente l’impatto acustico. Il rumore, più ancora delle emissioni e del rispetto dei sentieri, è oggi il vero discrimine sociale della pratica off-road. Una cross elettrica può girare in contesti dove una moto a 2 o 4 tempi verrebbe immediatamente segnalata alla Forestale.

Non è detto che la transizione elettrica risolva ogni conflitto, ma è plausibile che rappresenti una via di sopravvivenza per la disciplina in territori sempre meno tolleranti come l'Alto Adige. Se la pista di Bolzano dovesse davvero chiudere, il messaggio che passerebbe è che anche gli spazi pensati per convivere con la passione motoristica non sono più garantiti. E allora il futuro del fuoristrada, almeno al Nord, dovrà necessariamente passare per un’evoluzione tecnica che sia capace di dialogare con il contesto sociale.

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