Stop ai motori termici: l'Europa rivede i suoi piani

I politici dei partiti di destra che hanno vinto le recenti elezioni europee non hanno perso tempo, e già parlano di rivedere il Green Deal

Stop ai motori termici: l'Europa rivede i suoi piani

Riccardo MatesicRiccardo Matesic

Pubblicato il 12 giugno 2024, 12:11 (Aggiornato il 14 giu 2024 alle 12:20)

Nella tarda sera di domenica 9 giugno, un giornalista della testata Politico.eu ha intercettato Manfred Weber, leader del Partito Popolare Europeo, la coalizione che ha conquistato la maggioranza dei seggi al Parlamento Europeo, mentre usciva da un party di festeggiamento per il risultato elettorale. Weber ha detto che fissare il ban dei motori termici dal 2035 è stato un errore. Per questo ha promesso che il suo partito, nei prossimi giorni ne discuterà un ridimensionamento. A lui ha fatto eco Peter Liese, che nel PPE si occupa della legislazione relativa a clima e ambiente.

Politico.eu cita anche un terzo europarlamentare, il ceco Alexandr Vondra, dei Conservatori e Riformisti Europei (pure questo un partito di destra), secondo il quale nei prossimi cinque anni il Green Deal assumerà contorni più realistici.

Il tema ambientale ora è in secondo piano

Non hanno perso un attimo i rappresentanti della destra per togliersi dalla scarpa il sassolino del ban dei motori termici in favore degli elettrici. Avevano il dente avvelenato, e ora che hanno i numeri pensano di rivedere la riforma.

Che il vento sia cambiato sembra lo abbia capito anche qualcuno dei Verdi. Intervistato a riguardo, il tedesco Michael Bloss, verde appunto, ha detto che il Green Deal non è morto, ma bisogna vedere cosa succederà nelle prossime settimane. Se ci saranno maggioranze che coinvolgeranno partiti di destra, sarà possibile un ritorno indietro.

Quello che è chiaro, è che rispetto al 2019, quando c’erano state le ultime elezioni europee, molto è cambiato. Allora i movimenti ambientalisti erano in piazza in tutta Europa, per non dire in tutto il mondo. E anche i politici di destra facevano a gara a mostrarsi compiacenti di fronte a questa richiesta di attenzione per l’ambiente che veniva da una base così vasta di popolazione. Oggi appare evidente che il tema ambientale per molti cittadini europei è passato in secondo piano, nel confronto con altri punti che hanno caratterizzato proprio le campagne elettorali dei partiti di destra.

Ciononostante, oggi tornare indietro dal ban dei motori termici - per auto e furgoni, lo ricordiamo - appare molto difficile. Per una serie di motivi.

Cosa farà la Commissione Europea?

La presidente uscente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, è anche lei del PPE - lo stesso partito di Weber -, ed è il suo partito a spingerla per un secondo mandato alla guida della Commissione. Proprio la Von Der Leyen negli scorsi cinque anni ha fortemente sposato il Green Deal. Con chi andrà ora al Governo? La destra moderata non ha voti a sufficienza, quindi o si allea con i verdi o con l’ultra destra.

Un altro motivo per cui la retromarcia appare difficile, se non impossibile, è che le case automobilistiche hanno già fatto enormi investimenti sulla mobilità elettrica, hanno già programmato e avviato linee produttive, ne hanno dismesse altre. Non basta schioccare le dita per tornare indietro come se non fosse successo nulla. E oggi molte case automobilistiche, soprattutto quelle specializzate nel segmento premium, spingono forte per l’elettrico, che garantisce prestazioni elevatissime e - probabilmente - una forte marginalità per chi produce le auto. Dunque, cosa succederà?

La cosa più probabile è che ci sia uno slittamento dei tempi. I motori termici potranno restare in produzione, e gli elettrici continueranno a subentrare lentamente, affiancandosi a quelli tradizionali. Ancora per qualche anno, oltre il 2035.

Se andrà così sarà probabilmente la scelta più azzeccata, perché l’alternativa elettrica in futuro sarà inevitabile. Ma serve tempo per far crescere la tecnologia, per ridurre i costi e per lasciare che i consumatori familiarizzino con i nuovi veicoli e si abituino a essi.

Non ci resta che attendere, per vedere le prossime mosse dei rinnovati Parlamento, Consiglio e Commissione.

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