Ducati, tolta la scimmia dalla spalla con Bagnaia in Motogp (in attesa di Bautista)

Ducati, tolta la scimmia dalla spalla con Bagnaia in Motogp (in attesa di Bautista)© Luca Gorini

Erano 15 anni che il mondiale della classe regina non veniva vinto da un pilota su una moto italiana, ancora di più se pensiamo all'accoppiata moto e piloti del Belpaese

Nicolò Bertaccini

Togliersi la scimmia dalla spalla. Questa locuzione è nata nell'ambito delle dipendenze e si usava per riferirsi a chi abusava di droghe ed alcol. Nel corso degli anni il suo campo di applicazione si è esteso e adesso si riferisce a chiunque superi un forte periodo di astinenza.
In quest'ultimo week-end pregara sono stati snocciolati tutti i numeri che la fantasia giornalistica è riuscita a produrre, tutte le ricorrenze che mancavano, le cabale e le combinazioni.

Bagnaia: ragazzo d'oro

Alla fine ha vinto lui, ha vinto un ragazzo che, per quel che traspare, è sicuramente un ragazzo d'oro. Come lo sono i piloti di oggi, ripuliti dall'aggressività verbale e prossemica dei piloti del (recente?) passato, forse meno eccitanti da quel punto di vista, ma capaci di tirar fuori agonismo a palate quando calano la visiera. Pecco ha vinto ed è riuscito in una cosa che non è riuscita a tanti. Dall'avvento di Dall'Igna, Ducati è diventata progressivamente una moto sempre più competitiva e in tanti hanno provato a coronare il sogno di Borgo Panigale portandola al successo. Tanti sono saliti in sella pensando “all'ultimo metro che manca ci penso io”. Ci hanno provato campioni ed aspiranti tali, piloti dal cuore immenso e calcolatori infallibili. Si sono cimentati con la moto bolognese in tanti, tutti eccitati da una sfida complessa. Alla fine l'ha spuntata Pecco. Perché oggi, il pilota piemontese, non ha solo fatto più punti del rivale Quartararo, ha avuto ragione di tanti piloti che ci hanno provato ma non sono riusciti e di tante scelte e gestioni a volte rivedibili. Perché che la moto fosse competitiva era sotto gli occhi di tutti ma che non ci fossero tutti gli elementi per vincere era altrettanto evidente.

La capacità di Bagnaia è stata anche quella, riuscire ad essere più forte di voci, scelte, polemiche. Lo scorso anno sembrava l'ennesimo pilota che ci era arrivato vicino ma non abbastanza. Ducati sembrava quel gioco del LunaPark dove nessuno vince e ci si limita a segnare chi ci è andato più vicino. In tanti lo scorso anno hanno chiuso il mondiale con lo stesso pensiero “ha perso il treno giusto, si è svegliato tardi ed ha perso troppi punti cadendo, era il suo anno, peccato”. E al bar, sui social e nei messaggi in tanti hanno ripreso lo stesso tema ad inizio anno “eh, dopo lo scorso anno si è bruciato, adesso non lo seguono più e si lamenta, dovrebbe pensare a finire le gare”. Pecco ha toccato il fondo accumulando un ritardo incredibile. E poi ha iniziato a rimontare. Ha rimontato nonostante ci fossero troppi punti, nonostante fosse tardi ed è rimasto concentrato nonostante i complottisti che volevano vedere le altre Ducati in pista stenderlo per dimostrare la loro onestà sportiva.

Ieri non c'era verso che potesse perdere il mondiale, per una volta era lui ad avere troppo vantaggio. Ci sarebbe voluta una botta di sfiga incredibile (che ne so, rompere un'ala al primo giro) e un'altrettanto incredibile botta di culo del suo avversario. Complimenti al "Diablo" Quartararo, perché ci ha provato fino in fondo, perché ha fatto di tutto per meritarsi la sua botta di culo, ma non è bastato. Ieri, ogni volta che qualcuno superava Pecco eravamo tutti con il pallottoliere a contare punti, giri e distacchi.

E' stato un mondiale strano, forse uno dei primi veri mondiali del futuro. Non ricordo troppa bagarre fra il primo ed il secondo classificati, eccetto i primi giri di ieri. Si sono dovuti confrontare con altri piloti, altri avversari ma senza mai incrociare le loro ruote a singolar tenzone, in una sorta di mezzogiorno di fuoco.

La cosa incredibile è che tutto questo viene messo in conto a Bagnaia, come se fosse colpa sua se non ha fatto a carenate con Quartararo, come se fosse lui a fuggire dalla bagarre per farsi proteggere dai fidati scudieri in sella alle altre Ducati. Quando sento questo tipo di commenti mi viene da sorridere perché penso che questi ragazzi corrono a velocità assurde, portando continuamente al limite mezzi incredibili e noi gli attribuiamo tutta la nostra malafede con giudizi universali da esperti da divano.

Ha sicuramente vinto Ducati, un mezzo che ha saputo ritrovarsi ed esprimersi a grandissimi livelli, che da anni rinnova la sua sfida senza mollare, senza mai cedere, raddoppiando ogni volta la posta come solo chi ha molto coraggio (o incoscienza) fa. Alla fine di ogni stagione raddoppio della posta, al limite della ludopatia dei giocatori d'azzardo. Si è liberata dello spettro di Stoner, ultimo campione MotoGP in sella alla rossa su due ruote, diventato ormai un semi-Dio per i tifosi italiani, pronti a ricordarlo con affetto ad ogni errore dei piloti di oggi.

Ha vinto Bagnaia, capace di fare quello che non è riuscito a tanti, più esperti, quotati e blasonati di lui. Ma alla fine ce l'ha fatta Pecco. A modo suo, concentrato, misurato, centrato. Come dice la poesia di Kipling: Se riuscirai a mantenere la calma quando tutti intorno a te la perdono, e te ne fanno una colpa […] Tua sarà la Terra e tutto ciò che è in essa, E — quel che più conta — sarai un Uomo, figlio mio!  

Sarà double MotoGP-SBK?

E poi, il prossimo fine settimana si chiude un'altra stagione in cui Ducati è protagonista e lotta per il bottino principale (apprezzate la scaramanzia di non aver citato nulla).

In un'epoca in cui tante case iniziano a tagliare, ridurre, rivedere il loro impegno nelle corse è importante e bello che sia una casa italiana (non solo una, anche Aprilia sta dando il giusto alle corse) a continuare ad investire, ad alimentare la passione per le corse.

Perché è sicuramente vero che Ducati ha nel DNA le corse ma, in realtà, quale grande Casa motociclistica non ce l'ha? Come dice un motto simpatico legato al mondo delle moto: "La prima gara in moto è scattata quando la seconda moto è uscita dalla linea di produzione". Come dire che le corse fanno parte della storia delle moto e speriamo che presto i tempi permettano a tutte le case di tornare ad alimentare questo mito.

Complimenti a Ducati, una moto fantastica con un team che finalmente ha trovato un pilota in grado di correre sopra a voci, chiacchiere, insinuazioni, che ha saputo concentrarsi sull'obiettivo, tenerlo davanti al cupolino quando gli altri non lo vedevano più.

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