Costruire una buona Moto3 con un budget limitatissimo e senza ricorrere a fornitori esterni. Non si tratta di un film. È la storia di Ordeo Vitali e della sua passione per le corse     Ipotizzate di avere un lavoro che vi impegna tutti giorni, sabati e domeniche incluse, una moglie e tanti problemi da risolvere, perché l’azienda per cui lavorate è la vostra. Quindi, siete voi i responsabili: ordini, pagamenti, arrivo e smistamento del materiale, e chi più ne ha più ne metta. Una persona che conduce questa vita, normalmente non vede l’ora che arrivi la sera, per cenare, staccare un po’ la spina e far riposare il corpo e la mente. Però c’è anche chi non conosce la parola riposo. Chi vive di passione per le due ruote, senza le quali non può proprio resistere. Così, Ordeo Vitali, che per mestiere si occupa di commercializzare pneumatici Dunlop, soprattutto sui campi di gara, come hobby ha deciso di fare il costruttore. Con l’arrivo della Moto3, Vitali, ha pensato che era finalmente giunto il momento di trasformare il suo sogno in realtà, diventando un vero garagista. Però, per raggiungere la meta, ad Ordeo mancavano diversi strumenti. Il tempo, trovato sfruttando ogni istante libero e trascorrendo le sue serate in officina anziché sul divano di casa. Lo spazio e l’attrezzatura, che è stata da lui pensata, progettata e costruita per essere sistemata in una piccola officina di circa 45 metri quadrati, che funge anche da deposito di materiale vario. E da ufficio tecnico, che di fatto esiste e funziona solo quando Vitali si toglie gli indumenti da operaio per “trasformarsi” in ingegnere... Quando Ordeo ci ha spiegato il suo progetto per la prima volta, al telefono, pensavamo che stesse scherzando. Ma lui non scherza mai. E infatti, quando siamo andati a trovarlo, non solo ci siamo resi conto che era passato dalle parole ai fatti, ma aveva addirittura realizzato il suo primo prototipo, equipaggiato con un monocilindrico Suzuki da cross! La moto non era molto potente, vibrava un po’ più del normale e non era particolarmente rifinita, però Ordeo guardava quella piccola due ruote come una figlia, orgoglioso (giustamente) del risultato finale. L’avventura inizia Per molti, quello sarebbe stato un punto di arrivo. Per lui invece era solo l’inizio dell’avventura. Ma per capire perché quella di Vitali va considerata un’impresa miracolosa, che ci ha fatto riassaporare il modo di sognare, pensare e di lavorare dei garagisti (quei fantastici artigiani che negli anni ‘80 e ‘90 hanno costruito o contribuito a realizzare moto da corsa schierate nel mondiale), bisogna spiegare come tutto ha avuto inizio. Ordeo non aveva nulla, motore escluso, ovviamente. È dovuto partire dal foglio bianco, anzi, per prima cosa ha dovuto reperire le materie prime, ovvero l’alluminio! Così, prima ha pensato la sua moto, poi si è dovuto costruire i componenti per realizzarla. Ci sono voluti mesi per prendere in mano il primo telaio, perché è stato innanzitutto necessario costruire la dima per assemblarlo e saldarlo... Un’impresa che avrebbe dato numerosi grattacapi anche ad un esperto ingegnere! Alla SNAI avrebbero quotato la sua impresa 100:1 e noi qualche euro lo avremmo anche scommesso (sulla mancata riuscita, ovviamente). E lo avremmo perso. Perché il risultato finale ha dell’incredibile. Vitali non ha solo costruito una dima semplice e funzionale, ma l’ha fatta basculante. Nella sua officina c’è poco spazio e per effettuare velocemente le saldature da entrambi i lati del telaio, si è dovuto inventare un macchinario che gli permettese di ruotare il pezzo in lavorazione, perché c’è una sola zona dove è possibile saldare... l’altra è occupata da una vetrina espositiva che non può essere spostata! Su questa dima multifunzionale, Ordeo assembla anche il forcellone, altro componente non certo facile da realizzare. Quando abbiamo visto per la prima volta Vitali all’opera, abbiamo pensato che lui si limitasse ad acquistare i vari pezzi d’alluminio, già piegati e sagomati. Niente di più sbagliato. Ogni singolo componente della Vitali Moto3 nasce all’interno della piccola officina di Ordeo, che compra i fogli di alluminio di vari spessori, che poi sagoma e piega con degli strumenti da lui realizzati. In realtà sono sufficienti una pressa, degli stampi, una vecchia piegatubi, un bel po’ di fantasia ed il gioco è fatto. Sembra tutto facile, in teoria. In realtà, quando bisogna costruire un pezzo con precisione chirurgica, di semplice non c’è nulla. sport3 Quello che ci ha stupiti è che Ordeo è riuscito a pensare un sistema che gli consente di sfornare più componenti dello stesso tipo, praticamente identici l’uno all’altro. E su una moto da corsa, dove bisogna lavorare con delle tolleranze infinitesimali, la precisione diventa importante quanto una buona idea. Potremmo a lungo disquisire sulla realizzazione delle pedane, delle piastre di sterzo, dei semimanubri e di moltissimi componenti che definire ben fatti è riduttivo. Tutti pezzi realizzati dal pieno, attraverso l’uso di tornio e fresa, che non sfigurerebbero neppure in un museo di arte moderna. Ma il vero lavoro che rende la piccola officina di Ordeo Vitali molto simile a un grosso reparto di R&D riguarda l’impianto di scarico, un gioiellino realizzato dopo mesi di test al banco. Un lavoro faticoso da ascoltare e raccontare... Figuriamoci cosa ha voluto dire farlo! Tutti i prototipi sono stati realizzati in acciaio inox (non in titanio), per ovvi motivi di contenimento dei costi. Per prima cosa Ordeo ha realizzato delle fustelle di varie conicità, sulle quali, a seconda delle esigenze, ha piazzato dei componenti cilindrici (più o meno lunghi) in acciaio. Poi, attraverso l’uso di una pressa idraulica, ha deformato il tubo in acciaio (allargandolo), ottenendo la conicità desiderata. Un sistema semplice e funzionale, che consente di realizzare i numerosi pezzi che, una volta saldati danno forma all’impianto di scarico della Moto3 di Vitali. Dopo aver realizzato diversi prototipi c’era la tanto attesa prova al banco, fondamentale per capire qual era la configurazione (e quindi l’idea) migliore. Un lavoro infinito, come la quantità di prototipi realizzati da Ordeo, che, pur avendo trascorso anni e anni sui campi di gara, ha capito l’importanza dell’impianto di scarico su un motore a quattro tempi solo dopo questa esperienza. Giocando con le conicità, Ordeo è riuscito a far lievitare la potenza del motore Honda Moto3 da circa 46 CV ad oltre 51 CV! Un risultato sorprendente, soprattutto considerando che l’impianto di iniezione elettronica (centraline escluse, ovviamente) non è quello fornito nel kit ma è stato realizzato da Vitali. Il kit con doppio iniettore, quello più performante che viene utilizzato nel campionato del mondo, non era infatti disponibile e dopo un’attesa durata mesi, Ordeo ha deciso di acquistare due kit mono iniettori, che ha sapientemente “miscelato”, realizzando un sistema che consente di variare millimetricamente la posizione di ciascun iniettore (una sua idea). Anche in questo caso, è difficile calcolare la mole di lavoro al banco che è stata fatta per capire come far funzionare al meglio il motore, ma dato che il risultato finale è stato ottimo, Ordeo ha sicuramente lavorato bene. Se a livello di potenza massima Ordeo riteneva di aver raggiunto un valore soddisfacente, a livello di coppia ai bassi e medi regimi, il lavoro da fare c’era, eccome, perché le moto “buone” erano più performanti. Ma la coperta era corta: per migliorare l’erogazione bisognava accettare di perdere qualche cavallo in alto, che su una Moto3 è sinonimo di preziosi decimi di secondo. L’uscita dal labirinto sembrava irraggiungibile, fino a quando Ordeo non ha avuto modo di studiare la testata di un motore Honda F.1 anni ‘90, in possesso di un facoltoso collezionista, che per fortuna è un suo amico ed è anche un appassionato di vini... Dopo qualche bicchiere, Ordeo era già con gli attrezzi in mano, pronto a smontare il collettori del mitico V10 Honda! Vitali si accorse che i condotti di scarico non erano molto grossi e che, addirittura, man mano che si avvicinavano al punto di collegamento con l’impianto di scarico (caratterizzato da numerosi cambi di conicità nella prima parte) diventavano più stretti, cambiando anche forma (quasi rettangolare anziché rotonda). Imitando s’impara Ordeo, con proporzioni diverse, ha cercato di imitare il lavoro fatto dai tecnici giapponesi e... ha trovato l’uscita dal tunnel! Il banco ha poi sentenziato che Ordeo era riuscito ad incrementare la potenza massima di circa 0,5 CV ma soprattutto che aveva aumentato notevolmente il picco di coppia, disponibile su un arco di utilizzo maggiore. È proprio vero che il diavolo si nasconde nei dettagli. Ordeo non avrebbe mai pensato di trovare la soluzione ai suoi problemi smontando la macchina di un collezionista! Telaio, forcellone, impianto di scarico... Non sono state solo queste le difficoltà che Ordeo ha dovuto superare. Ad esempio, in molti sanno che saldare è un’arte e saldatori non ci si improvvisa. Vitali ha fatto un corso accelerato, da autodidatta e a sue spese (nel vero senso della parola...) ha capito che dietro una buona saldatura non c’è solo un buon macchinario e una mano da artista; bisogna anche trovare il gas giusto e soprattutto essere certi di usare sempre la stessa miscela. Per mesi, Ordeo non è riuscito a capire perché non riusciva a saldare come avrebbe voluto. Poi, ha trovato la miscela di gas che faceva al caso suo e da quel momento tutto è cambiato. È pazzesco pensare che, pur avendo gli strumenti i materiali e le capacità, basti una miscela non adatta a rovinare il lavoro! Anche questa è esperienza. Fino ad oggi la Vitali Moto3 è stato un meraviglioso giocattolo con cui Ordeo si è divertito a fare impazzire gli smanettoni in sella alle stock 600 nelle piste con tante curve e pochi rettilinei. Poi, però, qualcuno ha notato la moto di Ordeo, che è stata testata con successo in pista da piloti giovani ed esperti. Ora la Vitali Moto3 gareggia nel campionato italiano e potrebbe anche debuttare nel mondiale, come wild card. Un progetto molto complesso che, indipendentemente dal risultato finale, rappresenterebbe la realizzazione di un sogno. Quello di Ordeo, che nel tempo libero, con un budget limitatissimo, in una piccola officina di 45 m2, ha trasformato un’idea in una moto da corsa. Poco importa se non avrà le prestazioni di una KTM o di una FTR. Vitali il suo mondiale l’ha già vinto. Perché ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. sport2