Il futuro delle moto non è in carbonio: la rivoluzione delle carenature in fibra di lino 

Dalle piste di MotoGP ed Endurance alla produzione di serie: i biocompositi a base di fibre naturali fanno il salto di qualità. BMW e Suzuki aprono una nuova era per prestazioni e sostenibilità
Il futuro delle moto non è in carbonio: la rivoluzione delle carenature in fibra di lino 

Franco GialliniFranco Giallini

Pubblicato il 6 febbraio 2026, 10:51

Dopo le prime timide incursioni nel motorsport, il panorama dei materiali biocompositi sta vivendo una svolta decisiva, dettata dall’esigenza sempre più impellente di coniugare alte prestazioni con una drastica riduzione dell’impronta carbonica. Il protagonista di questa evoluzione è il lino, una fibra naturale di cui l’Europa è il maggior produttore mondiale e che, grazie a sviluppi ingegneristici mirati, sta abbandonando il ruolo di materiale di nicchia per affermarsi come protagonista, tanto nell’industria automobilistica, quanto, per estensione, in quella motociclistica.

BMW: i modelli sul quale userà questi materiali

Questo rinnovato focus si impone poiché le sperimentazioni sono passate dalla fase di pura ricerca alla validazione industriale e sportiva, garantendo una ricaduta di produzione di serie in tempi brevi. BMW è all’avanguardia di questa maturazione tecnologica, portando i compositi a base di fibre naturali, sviluppati in partnership con la clean-tech svizzera Bcomp, dalla fase prototipale alla piena omologazione per la produzione di serie. Questa transizione è la prova tangibile che il lino può soddisfare i rigidi requisiti strutturali e di sicurezza richiesti dall’automotive moderno, anche per componenti critici come il tetto delle vetture.

La migrazione verso il lino riflette le sfide cruciali del settore: il lightweighting e la sostenibilità. In termini di impatto ambientale, visto che a paragone con gli ormai tradizionali compositi in fibra di carbonio si osserva una riduzione dell’emissione di CO2 di circa il 40% durante il processo produttivo. Questo vantaggio ecologico, unito ai benefici nel ciclo di smaltimento del veicolo, è la ragione fondamentale per cui la Casa di Monaco, attraverso il suo ramo venture capital BMW i-Ventures, ha investito in Bcomp, allineando l’innovazione dei materiali agli obiettivi di neutralità carbonica. L’esperienza acquisita nelle competizioni, dove componenti in lino hanno sostituito con successo le parti in CFRP (polimero rinforzato con fibra di carbonio) su modelli come la BMW M4 DTM e M4 GT4, dimostra che il materiale coniuga leggerezza a proprietà meccaniche adeguate, incarnando davvero il motto “Nata in pista. Pensata per la strada”. La prospettiva di vedere questi materiali sui futuri modelli ad alte prestazioni della gamma BMW M è quindi realistica e come ben sappiamo, con la lettera M inizia il nome anche della vincitrice degli ultimi due mondiali Superbike... 

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Suzuki userà le gare Endurance come banco di prova

Sulla stessa lunghezza d’onda procede il Progetto Suzuki CN Challenge che ha fatto esordire le tecnologie ampliTex e powerRibs di Bcomp nelle competizioni motociclistiche di alto livello adottandoli per le carene della GSXR impegnate nel Campionato Mondiale Endurance (FIM EWC). Il Team Suzuki CN Challenge non è un team da corsa convenzionale, ma un’iniziativa promossa direttamente da Suzuki, un progetto di sviluppo mirato a testare e validare in pista tecnologie sostenibili e a carbonio neutro (CN difatti sta per Carbon Neutral) per le future generazioni di motociclette da corsa e di serie. L’obiettivo è quello di utilizzare il contesto estremo delle gare Endurance come banco di prova per l’adozione di combustibili sintetici e, appunto, di materiali strutturali più ecologici.

In questo progetto è intervenuto un terzo attore che si chiama Tras, uno specialista giapponese leader nel settore dei compositi che vanta un’esperienza di oltre 20 anni nella realizzazione delle carene per le moto da corsa di Suzuki, inclusa la GSX-RR di MotoGP. Tras, in collaborazione con BComp, ha introdotto i biocompositi nelle carene e, a costo di ripeterci, rimarchiamo che l’impiego del lino non è un compromesso al ribasso ma offre vantaggi specifici e cruciali.

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Il vantaggio del lino rispetto al carbonio

Nelle corse motociclistiche, le cadute sono un’eventualità ricorrente e la fibra di lino, a differenza del carbonio, ha la fondamentale proprietà di non sbriciolarsi in schegge taglienti, migliorando la sicurezza del pilota e riducendo il rischio di detriti pericolosi in pista.
Le carene in lino mostrano anche una maggiore resistenza agli urti (toughness) e una resilienza superiore, il che significa che possono assorbire meglio l’energia e deformarsi prima di una rottura frammentata.

Questo si traduce in una maggiore durabilità in un ambiente soggetto a stress dinamici costanti, inoltre, la capacità di smorzare più efficacemente le vibrazioni rispetto ai compositi tradizionali, influenza positivamente la resistenza a fatica dei componenti. Come noto, il motorsport è un traino essenziale per l’introduzione di nuove tecnologie nei modelli di serie e se il lino si sta rivelando adatto per carene e sovrastrutture di una moto da endurance, la strada è spianata per l’utilizzo su parafanghi, coperture, cruscotti e, in prospettiva, su elementi semi-strutturali delle motociclette di produzione, rendendo le due ruote future più leggere, più sicure e decisamente più “verdi”.

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