Honda NM4 Vultus: ode all'esperimento meno riuscito degli anni duemila

Michele Lallai
Pubblicato il 6 marzo 2026, 14:05 (Aggiornato il 6 marzo 2026, 16:14)
Nel panorama motociclistico contemporaneo, dominato da piattaforme condivise, strategie industriali prudenti e gusti sempre più omologati, alcune moto del recente passato emergono come oggetti dall'indiscutibile valore intrinseco. Tra questi rientra senza dubbio la Honda NM4 Vultus, una moto che a poco più di un decennio dalla sua comparsa è già entrata nella categoria delle “instant classic”, non tanto per il successo commerciale che non ha mai avuto, quanto per l’unicità del suo progetto e per la capacità di osare al di là di numeri di vendite e tabelle di marketing.

Innovazione sotto tutti i punti di vista
Presentata nel 2014, la NM4 Vultus nasce in un momento in cui Honda stava sperimentando con decisione linguaggi stilistici e concept lontani dalla tradizione motociclistica occidentale, facendo debuttare piattaforme tutt'oggi uniche nel loro genere come le prime serie NC con il DCT. La base tecnica era di fatto condivisa con questa piattaforma, nello specifico il bicilindrico parallelo da 745 cc con distribuzione monoalbero e raffreddamento a liquido capace di circa 55 CV e abbinato al cambio a doppia frizione di prima generazione. Una meccanica razionale, affidabile e pensata per la fruibilità quotidiana e i consumi.
Ma a parte la meccanica "razionale", la NM4 Vultus sembrava uscita da un’altra dimensione. Linee spigolose, superfici sfaccettate, frontale basso e largo, codone affilato e ruote quasi nascoste dalla carrozzeria. Un insieme che rompeva completamente con qualsiasi archetipo motociclistico tradizionale. Anche la posizione di guida era atipica, con una seduta molto bassa e una postura rilassata da cruiser futuristica in stile "feet forward", mentre la strumentazione digitale e le luci a LED contribuivano a rafforzare l’impressione di trovarsi davanti a un oggetto più vicino alla fantascienza che al mondo delle due ruote convenzionali.

"Mammamia che brutta!"
È proprio su questo punto che la Vultus divide ancora oggi gli appassionati: la maggior parte dei motociclisti occidentali la considera semplicemente una moto brutta e disarmonica: proporzioni strane, volumi pesanti, un design che sembra ignorare qualsiasi canone estetico europeo. Eppure questa apparente incoerenza ha una logica molto precisa se osservata dal punto di vista culturale giapponese.
La Vultus è infatti figlia diretta dell’immaginario manga e anime, un universo visivo dove veicoli, armi e macchine assumono spesso forme futuristiche e del tutto fedeli a una "corrente" stilistica ben precisa. Non a caso Honda presentò la moto collegandola esplicitamente a quell’immaginario, con campagne promozionali ispirate all’animazione giapponese e alla cultura otaku. In questo contesto la Vultus smette di sembrare un errore stilistico e diventa invece un esercizio coerente di design narrativo, quindi una moto pensata come oggetto di culto dedicato a chi ama un certo tipo di cultura pop come ad esempio i capolavori di animazione Akira e Ghost In The Shell.

Oggi, moto così sono impensabili
Questo spiega anche perché, nonostante una carriera commerciale breve e numeri di vendita limitati (soprattutto qui in Europa), oggi la NM4 sia guardata con occhi diversi rispetto al momento della sua uscita. Con il passare degli anni è diventata una sorta di capsula del tempo impossibile da replicare, un simbolo di un periodo in cui i costruttori erano disposti a rischiare molto di più sul piano creativo in nome di un'ispirazione artistica e culturale più forte dei numeri di vendita.
In un mercato odierno sempre più standardizzato e pieno di competitor, dove anche i modelli più originali restano comunque all’interno di schemi riconoscibili, una moto come la Vultus appare impossibile, e questo aiuta a creare il mito. Oggi mancano le condizioni culturali e la libertà industriale per produrre un oggetto così divisivo, ed è per questo motivo che la Honda NM4 Vultus sta lentamente cambiando status agli occhi degli appassionati.
Non è diventata improvvisamente bella, anzi, non lo sarà mai. ma agli occhi degli appassionati è diventata di sicuro un oggetto dall'indiscusso fascino, perchè riconosciuta come una deviazione dal percorso principale dell’industria motociclistica che oggi nessuno può davvero permettersi. Una delle ultime memorie di quando il design delle moto poteva ancora permettersi di fare moto strane e metterle in produzione.
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