Rewind, Aprilia RX 50: prime avventure

Rewind, Aprilia RX 50: prime avventure

Piccola ma grintosa off-road, arriva sul mercato nel 1989. Fu nave scuola per tanti giovani appassionati del tassello

Redazione - @InMoto_it

Chiamarlo semplicemente "cinquantino" era abbastanza ingeneroso. La Aprilia RX 50 aveva tutto per essere considerata una moto a tutti gli effetti e, al netto delle prestazioni da Codice, la off-road di Noale - arrivata sul mercato nel 1989 e poi evolutasi nel '90 e nel '92 soprattutto - vantava tecnica ed estetica da "grande".

La versione della RX qui in descrizione, uscita nel 1992, portava un plus garantito (oltre che dal nuovo design) anche dalle stesse soluzioni cromatiche - come la sorella 125 - adottate sulla moto di Stefano Passeri che partecipava al mondiale enduro.

Tecnicamente l’RX 50 ’92 proponeva un nuovo telaio più resistente, un nuovo impianto frenante con pinza a doppio pistoncino sul disco anteriore, una frizione irrobustita ed un inedito sistema per la riduzione delle emissioni inquinanti composto da un piccolo serbatoio per il recupero dei vapori d’olio incombusti inserito nel silenziatore di scarico. Il prezzo, chiavi in mano, al periodo parlava di 3.590.000 lire.

COM’È FATTA LA RX50

Dall’esperienza Aprilia nel fuoristrada derivano anche questi cinquantini d’assalto, che utilizzano in alcuni particolari fondamentali, le stesse soluzioni adottate dalle sorelle di cilindrata superiore. L’RX 50 di piccolo aveva solo la cilindrata, mentre era generoso il dimensionamento della ciclistica, appositamente studiata per sopportare le peggiori sollecitazioni. Altrettanto curato risulta l’equipaggiamento, che conta su un’evoluta forcella upside-down con i foderi anodizzati color oro, un monoammortizzatore con serbatoio del gas separato, un comodo vano porta attrezzi ricavato nella parte posteriore della sella ed una completissima strumentazione, (protetta dalla tabella portanumero e montata elasticamente) che comprende due elementi di forma trapezoidale (tachimetro-contachilometri e contagiri), più le spie per la riserva dell’olio lubrificante, le luci, il folle e gli indicatori di direzione. Ben realizzato il robusto telaio monotrave in acciaio con culla sdoppiata all’altezza dello scarico è accoppiato ad un forcellone in acciaio con articolazione progressiva APS.

La forcella upside-down ha gli steli di 35 mm di diametro ed un’escursione di 250 mm. L’impianto frenante si avvale di un disco anteriore di 230 mm con pinza a doppio pistoncino parallelo, mentre posteriormente troviamo un altro disco ma di diametro inferiore: 220 mm. Il propulsore era il modernissimo monocilindrico che equipaggiava tutta la gamma dei cinquantini Aprilia: un due tempi raffreddato a liquido con cilindro in lega leggera, contralbero di equilibratura e ammissione lamellare nel carter controllata da un carburatore Dellorto 14/12 SHA. La miscelazione, nonostante l’RX fosse un mezzo votato al fuoristrada, era tramite miscelatore automatico, l’avviamento invece è a pedale proprio per contenere il peso, che comunque non superava i 91 kg a secco. A completare il quadro dell’evoluta meccanica il cambio a tre marce e la frizione multidisco in bagno d’olio, resa ancora più robusta per l’impiego in fuoristrada.

Gira pagina per leggere la prova Junior del 1992:

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