RACE REPLICA

Anche se lievemente meno maneggevole della Yamaha TZR, la Suzuki sembra una vera moto da corsa. Neutra e sempre sincera e prevedibile, rapida nell'invertire l'inclinazione o modificare la traiettoria a patto di applicare una azione adeguata sul manubrio. Fluida nella guida in surplace, ma mano mano che la velocità aumenta, acquisisce maggiore inerzia direzionale, manifestando una progressiva tendenza ad allargare.

Anche se decisamente solida di avantreno, risponde con una rara prontezza agli interventi sul manubrio tanto che, specie sullo sconnesso, è bene andare cauti nell'agire sullo sterzo. E' soprattutto necessario essere coordinati visto che talvolta, sotto coppia, la ripresa e pigra e non sempre in grado di sostenere adeguatamente la traiettoria. La piccola "Gamma" e comunque stabilissima sui curvoni veloci come alla massima velocità in rettilineo: solida in appoggio, scevra da penzolamenti nelle rapide variazioni di inclinazione, anche se talvolta lo scarso frenpo idraulico in estensione, soprattutto della forcella ,porta ad una certa sensazione di "liquidità" dell'avantreno.



Il suo terreno ideale è la pista, visto che sulle strade più tortuose, la pur esuberante potenza viene messa in crisi da una rapportatura decisamente lunga… In compenso le possibilità di inclinazione sono incredibili.

Ancor più duttile e maneggevole, la Yamaha TZR risulta decisamente equilibrata nell'azione, aiutata dalla prontezza di erogazione del propulsore ed esaltata dalla rapportatura corta. Prontissima negli inserimenti in curva, pur senza essere critica o troppo sensibile di avantreno, richiede una guida decisa come quella di una moto da corsa. Se si guida troppo rilassati si paga con una fastidiosa sensazione di insicurezza, mentre se la si indirizza con determinazione nella direzione voluta, si dimostra solida e stabile. La TZR stimola ad essere portata al limite ed a sfruttare le sue notevoli possibilità di inclinazione. Per quanto precisa anche alla massima velocità, sullo sconnesso le sue sospensioni vanno in crisi e per questo non mancano i "pendoli" e qualche sbacchettamento di sterzo nell'essere veloci.

MOTORI CHE URLANO

Non c'è proprio di che lamentarsi visto che in entrambi casi abbiamo misurato prestazioni a livello di una buona 600 quattro cilindri. Evidente comunque il vantaggio del più raffinato bicilindrico Suzuki, che dispone di ben 52,7 CV alla ruota a 10.800 giri contro i pure ottimi 46,7 CV alla ruota a 9800 giri della Yamaha che, malgrado pesi una decina di chili in meno (140,4 Kg vs 150,5 Kg della Suzuki, entrambe con il pieno), non è in grado di compensare il gap prestazionale rispetto alla rivale.

E le differenze sono evidenti: in velocità di punta la Suzuki supera i 203 km/h effettivi e la Yamaha non riesce neppure a mettersi scia spuntando appena 192,6 km/h anche in accelerazione netta la superiorità della Suzuki che lo spunto da fermo è brillantissima e può fare arrossire parecchie moto di superiore cilindrata nei primi metri: si irrobustisce prima a 3000 giri e poi a 5000 giri fino ad entrare in coppia attorn ai 7500 giri ed allungare poi con disinvoltura fino agli 11.500 giri indicati.

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