Quanto stiamo perdendo del bello della moto?

PARLIAMONE- Più potenza, peso ed elettronica hanno reso le moto straordinariamente efficaci. Ma viene da chiedersi se sia effettivamente evoluzione
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Quanto stiamo perdendo del bello della moto?

Antonio VitilloAntonio Vitillo

Pubblicato il 16 settembre 2026, 09:26 (Aggiornato il 16 settembre 2026, 09:29)

Quando la prestazione diventa il fine

Pensando alle prestazioni, o meglio alla rincorsa verso maggiori potenze espresse: una moto da 200 cavalli è indiscutibilmente più performante di una da 60. Ma non è detto che sia più divertente, più coinvolgente o più capace di restituire quella sensazione di libertà che ha accompagnato la storia della motocicletta.
Anzi, può accadere esattamente il contrario.
Più aumenta la capacità del motore, più crescono i cavalli, più si apre la distanza fra ciò che può fare e ciò che è possibile fare normalmente su strada.
È il paradosso della prestazione: compriamo motociclette capaci di fare cose straordinarie e poi le utilizziamo, quasi sempre, in condizioni nelle quali quelle capacità sono oggettivamente inservibili.
Una moto più piccola, leggera e relativamente poco potente può invece restituire, nella guida, una parte maggiore della propria personalità originale. Dandoci la soddisfazione di viverla appieno, essendo più proporzionata all'esperienza che possiamo realmente vivere.

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La moto non deve necessariamente fare tutto

La moto, nella sua forma più essenziale, non aveva bisogno di essere particolarmente veloce per essere emozionante. Bastava salirci sopra, accendere il motore e partire. Il poterci stabilire un più completo rapporto diretto fu la cosa che ci conquistò fin dall’inizio
Per fortuna, mentre il mercato premia motociclette sempre più complete e sofisticate, continua a esistere anche il fascino per quelle più semplici e leggere. Per le cilindrate più piccole. Più umane e “motociclistiche”, nel senso più specifico.
Le moto sono potenzialmente più complete di dotazioni e “sicure” di quelle di una volta. Ma quanto possiamo aggiungere a una motocicletta prima che ciò che sommiamo cominci a sottrarle qualcosa? È forse questo il grande paradosso: una moto può diventare più veloce, più sicura, più confortevole, più intelligente, più versatile, ma quanto rimane della motocicletta intesa nella sua primordiale accezione? E quanto ci fa sentire realmente ad agio salendoci in sella? E poi, la sofisticatezza dei sistemi elettronici che esprime, e le conoscenze che richiede al pilota, serve davvero in tutta la sua espressione per andare in moto, o in parte se ne può fare a meno?

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