Strade dell'altro mondo: chi si preoccupa dei motociclisti?

Strade dell'altro mondo: chi si preoccupa dei motociclisti?

Gli incidenti dei mezzi a due ruote sono ancora troppo numerosi, ma il mondo politico sembra disinteressato a noi. Un libro realizzato da motociclisti analizza il ruolo delle infrastrutture, e presenta possibili soluzioni

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Nel mondo il 28% dei morti su strada è costituito da motociclisti. Ovviamente c’è in questo dato il forte contributo dei paesi in via di sviluppo, dove a una mobilità a due ruote molto diffusa corrisponde una bassa attenzione alla sicurezza. Anche sulle strade del nostro Continente però, gli incidenti di moto e scooter restano troppi. Circa il 15% dei morti sono motociclisti, e un altro 3% è costituito da ciclomotoristi. I mezzi a due ruote fanno insomma il 18% dei morti, pur rappresentando solo il 12,4% dei veicoli in circolazione in Europa. E una percentuale ancora minore del totale dei chilometri percorsi.

I dati sono presi dal libro “Safer Roads for Motorcyclists” (strade più sicure per i motociclisti), realizzato dall’Associazione Svedese dei Motociclisti (SMC) e dalla Federazione Europea delle Associazioni Motociclistiche (FEMA). Basta la lettura di questi numeri per arrabbiarsi.

Preoccupatevi dei motociclisti per... risparmiare!

L’aspetto economico è quello su cui puntano le associazioni che hanno realizzato il libro. Come dire, se non vi interessa di noi, preoccupatevi almeno dei soldi che perdete!

Nel mondo ci sono infatti grandi programmi internazionali di sicurezza stradale (Vision Zero, Sustainable Roads o Safe System), ma nessuno di questi considera pienamente le esigenze specifiche dei motociclisti. Anche la Commissione Europea, nel gennaio 2023 ha pubblicato delle linee guida sulla metodologia di valutazione della sicurezza del sistema strade. Si tratta di un lavoro importante, nel quale si parla di larghezza delle carreggiate, raggi delle curve, progettazione delle intersezioni e delle zone a bordo strada; di potenziali conflitti fra veicoli e utenti vulnerabili. Su moto e ciclomotori però neanche una parola!

Eppure gli incidenti costano cari. Il 2,7% del PIL nei paesi ad alto reddito. E ci sono gli studi di Svezia e Norvegia, che hanno messo nero su bianco come investire sulla sicurezza delle strade porti un risparmio superiore all’investimento, grazie alla riduzione dell’incidentalità.

Il libro di SMC e FEMA è un diluvio di dati, che dimostrano come in tutto il mondo le infrastrutture stradali poco amichevoli mietano percentuali altissime di vittime fra gli utenti delle due ruote. Ed emerge che l’urto contro le barriere moltiplica per cinque il rischio di lesioni gravi per il motociclista, rispetto a quello contro l’oggetto rigido a protezione del quale proprio quelle barriere sono state installate. Tragicamente ridicolo. Purtroppo bisogna dire che auto e moto hanno esigenze differenti: per le quattro ruote i guard rail sono utili. Ecco perché servono studi per trovare le soluzioni migliori per il complesso degli utilizzatori della strada. E volete una notizia? Gli studi ci sono già!


A volte i guard rail sono trappole pericolosissime per noi motociclisti. Questo era stato installato sul Passo del Bracco, poi è stato modificato. Sotto una strada slovena, con paline di segnalazione studiate per essere particolarmente visibili (sono gialle dove ci sono vialetti che si immettono) e realizzate in plastica deformabile

A chi interessa dei motociclisti?

Sono cinque le guide globali sulla realizzazione di strade più sicure per i motociclisti citate nel libro. E altre sedici sono quelle di livello continentale o nazionale. Non mancano le evidenze.

Rob McInerney è il CEO di Irap (International Road Assessment Programme), un’organizzazione no profit globale, il cui fine è ridurre la mortalità stradale e aumentare la sicurezza della mobilità. E dice: “Ricerche e dati degli incidenti mostrano entrambi che zone sicure ai lati della strada e aderenza degli asfalti restano i nodi critici per ridurre i sinistri gravi e quelli mortali”.

Messa così è chiaro che di testi e guide alle quali attingere se si vuole avere un occhio di riguardo per noi ce ne sono. Per contro, continuare a non occuparsi dei dueruotisti significa accettare che la situazione resti così com’è. Ed ecco un altro punto importante: perché non si preoccupano di noi? La spiegazione data nel volumetto da FEMA e SMC contiene un’importante autocritica: moto e motociclisti hanno una brutta immagine, e chi fa le leggi ritiene probabilmente che i nostri incidenti siano dovuti ai nostri stessi comportamenti.

Studi a parte, SMC e FEMA sottolineano che ci sarebbe ancora da lavorare molto, soprattutto se si rendessero disponibili i tantissimi dati raccolti da soggetti pubblici e privati. Enti responsabili delle strade, operatori stradali, fornitori di servizi, produttori di veicoli e di infrastrutture stradali; sono tutti soggetti che raccolgono una gran mole di dati. Ai quali potrebbero essere sommati quelli raccolti dai veicoli, che spesso li rilanciano online a case o assicurazioni.

Disporre di tutte queste informazioni e confrontarle potrebbe aiutare a capire meglio le dinamiche più pericolose delle strade, con una cross-reference, una conferma incrociata di situazioni o elementi pericolosi di specifici tratti. Di più, si potrebbero fare simulazioni al computer di incidenti e di impatti su barriere. In questo modo si potrebbe arrivare addirittura a un sistema di manutenzione predittiva della rete viaria, per eliminare elementi destinati a favorire incidenti. Sicurezza stradale predittiva. State pensando al film Minority Report - perdoni la citazione chi non l’ha visto -?

Qualcosa di simile già esiste e ve ne parleremo nel prossimo articolo!

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