Rodolfo Frascoli, professione designer: "Pensare oggi a come saranno le moto tra 5 anni"

Rodolfo Frascoli, professione designer: "Pensare oggi a come saranno le moto tra 5 anni"© Massimiliano Serra

E' un lavoro che costruisce sogni e che si alimenta di fantasia. Un mestiere sempre più sofisticato e un ruolo delicato, specie quando lo si svolge come consulente esterno

Nicola Andreetto

Fra i tanti mestieri che si possono intraprendere immersi nella nostra grande passione, quello del designer di motociclette è forse il più idealizzato. Su di esso si concentrano le nostre fantasie più sfrenate.

Agli occhi dell’appassionato, il designer è una figura quasi mitologica dotata di sensibilità ultraterrena e genio assoluto quando la moto piace, o totalmente privo di gusto e dissacrante ai limiti della blasfemia quando la moto non piace. In ogni caso il suo è un lavoro dei sogni, sia perché è ambito e in molti di noi hanno fantasticato sul disegnare la moto perfetta, sia perché i nostri sogni li inventa, li traccia su un foglio, li plasma. Infine sia perché, in fondo, dei sogni questo mestiere si nutre. Tuttavia sulla professione del designer, su quali caratteristiche si debbano avere, a nostro avviso permangono ancora molti aspetti poco conosciuti. Ad esempio non è infrequente che il suo ruolo venga confuso con altre figure come possono essere lo stilista o addirittura l’artista.

Nello studio di Rodolfo Frascoli

Il designer di un prodotto industriale dinamico come la motocicletta però è ben altro. Per descrivervelo meglio siamo andati a trovare Rodolfo Frascoli che il mestiere di disegnare le moto lo fa da più di trent’anni ed è oggi un punto di riferimento per tutto il settore. Potremmo dire una matita che ci invidia tutto il mondo. Se non riuscite a staccare gli occhi dalla nuova Triumph Tiger 1200, beh è colpa sua. E lo stesso discorso vale per le Tiger 900, la Tiger Sport 660, la Trident o la Suzuki Katana. Ma scorrendo l’album dei ricordi sono opera sua moto entrate nel cuore degli appassionati come le Moto Morini Corsaro e Scrambler e quella che è forse la sua creazione più iconica, la Moto Guzzi Griso. A partire dagli anni Novanta, Rodolfo ha dato forma ai nostri sogni senza disdegnare gli scooter (Vespa Granturismo, Gilera Nexus, ICE e DNA, Piaggio NRG) e neppure le produzioni asiatiche collaborando con costruttori in tutto il mondo dall’India alla Cina.

Ci accoglie sorridente nello studio che si è creato nell’abitazione che lui stesso ha concepito nel varesino. Uno spazio quasi zen, di un minimalismo più funzionale che di facciata, ma soprattutto tanto lontano dal caos del capoluogo lombardo quanto vicino a quella Milano che per chi è perennemente alla ricerca di stimoli è indispensabile avere a portata. “Alle volte ci vado anche solo per una passeggiata. Mi fermo a guardare una pubblicità e cerco di capire cosa mi attrae, cosa c’è dietro quell’immagine. Non guardo il COSA mi mostra, ma il COME ci confessa.

Un ragazzo di provincia che ce l'ha fatta

Ma com’è riuscito un ragazzo di provincia a diventare un designer universalmente stimato? Rodolfo ci racconta di come da adolescente proveniente da una famiglia modesta volesse cocciutamente disegnare moto. “Ai tempi non c’erano scuole di design come oggi, l’unica era a Londra e non me la potevo certo permettere”. Ma la sua volontà è incrollabile e l’unico modo per imparare è andare a bottega. Diciottenne si presenta da Luciano Marabese con un pacco di disegni in mano e insiste a tal punto che il designer delle HRD e dello Sfera è quasi costretto ad accoglierlo. In quel periodo è impegnato sulle Gilera KZ (1986) ed MX1 (1988), fino alla discussa CX (1991) e ben presto Rodolfo diventa il suo braccio destro. Assieme danno forma a molti dei sogni dei ragazzi di quegli anni (Zip, SP, RC...). Durante il servizio di leva, Rodolfo passa ogni licenza nello studio a disegnare e modellare e anche in seguito le ore di lavoro non si contano più. Come spesso avviene nei racconti di chi ha costruito il proprio successo partendo da zero, anche in quello di Rodolfo non mancano i sabato sera passati al lavoro mentre gli amici vanno a ballare. Non mancano le rinunce ben prima delle soddisfazioni.

Ci facciamo l’idea che Frascoli sia riuscito ad ottenere la stima del settore con talento, serietà, dedizione, abnegazione, amore smisurato per la motocicletta, le sue forme ed ogni più piccolo dettaglio. E dopo tanti anni questo ardore non si è affievolito. Lo possiamo scorgere tra le sue dita mentre accarezza le tre moto che sono davanti alla sua scrivania ancora come ne stesse modellando il clay. Ci mostra ogni spigolo e insenatura raccontandone le motivazioni con amore per il proprio lavoro e sensibilità formale. Sono una Tiger 900, una Trident e una Katana tre moto che, viste così, potrebbero essere state disegnate da tre persone differenti e glielo facciamo notare. “Essere troppo riconoscibili non porta successo né alla Casa né al designer e ciò che conta alla fine sono i dati di vendita” stigmatizza Rodolfo che ripensa alle “archi-star” che negli anni 70-80 imponevano alle aziende il proprio design portando a flop clamorosi. Alla fine ammette: “penso di avere un tratto abbastanza riconoscibile, ma so anche adattarmi bene: con la Trident sono stato morbido, organico, la Katana invece è una lama. Credo che non ripetersi sia un’abilità fondamentale”.

La relazione con le Case

Iniziamo allora a intavolare una conversazione su come un designer debba essere in grado di valorizzare i tratti caratteristici di un brand, aspetto che può sembrare ancor più difficile per un consulente esterno all’azienda.

Come avviene il suo rapporto con la Casa, quali sono le fasi?

In genere è la Casa a contattarti, è raro che avvenga il contrario. Questo perché hanno piani industriali, risorse allocate, previsioni… è difficile che interrompano tutto perché hai una bella idea da proporre. In un primo brief di progetto dispongono tutti gli elementi, dalle ricerche di marketing alle caratteristiche tecniche. Hai un layout di base e a questo punto hai in genere tre, quattro settimane per elaborare i primi concept sketch”.

Facciamo notare che ci sembra poco tempo.Devi essere sul pezzo, non hai bisogno di fare ricerche, devi avere già tutto dentro altrimenti parti con un ritardo clamoroso”.

Le fasi del lavoro di un designer

Cosa succede dopo i primi bozzetti esplorativi?

Quando li mostri si scelgono assieme gli elementi più interessanti e viene coinvolto da subito il reparto tecnico. Se la moto è tutta nuova contribuisci anche alla definizione del telaio. Individuato il design, disegno sempre a mano le viste ortogonali per le prime valutazioni di fattibilità. Poi si passa alla modellazione 3d e quindi al clay che si monta sulla “capretta” un simulacro della moto. Se il 3d ha modellato il 30% qui fai il resto a mano ed è una fase che a me piace molto. Dura 3, 4 mesi ed entri in ogni dettaglio, è un impegno globale. Infine parte la fase di ingegnerizzazione e il designer ci deve essere perché ci possono essere moltissimi cambiamenti di dettaglio anche per banali motivi economici e basta un particolare per scombinare tutto”.

Quindi bisogna avere anche delle competenze tecniche, non si possono fare proposte strampalate o dovute puramente a motivazioni estetiche.

Devi giocarti al massimo la libertà che senti di avere, ma tutto parte dall’analisi che tu hai già in testa di quel brand e di quella moto. Perché sei aggiornato, sei malato di moto e sai già quanto puoi spingerti. Su tutto, alla fine, devi proporre un buon design”.

Un’affermazione questa che ci dà un ulteriore input: come si fa un buon design? Sembra più facile a dirsi che a farsi.

Devi avere visione. Devi già avere in mente le moto che ci saranno fra 5 anni e devi continuare a studiare. Inoltre devi ricordare che il design non è infallibile e bisogna saper ascoltare. Durante il progetto - che dura in genere tra i tre e i quattro anni - non ci devono esserci scontri ma confronti. Bisogna sempre trovare la soluzione estetica migliore ovvero fattibile, al giusto prezzo e che faccia sì che la moto venda”.

Le doti del buon designer

Cerchiamo di tirare le fila dunque sulle caratteristiche del buon designer: il talento disegnare i tratti giusti è necessario ma non sufficiente. Ci vogliono passione e dedizione per il proprio lavoro e per il settore. Infine ci vuole una preparazione interdisciplinare che ti consenta di dialogare con i tecnici e tradurre gli spunti in forma, che ti consenta di anticipare le tecnologie e tendenze degli anni futuri.

Se fai sketch con soluzioni irrealizzabili ti segano immediatamente. Non è accettabile che un designer faccia opere d’arte, non reali”.

Ma sulla dote fondamentale che un designer, specie se freelance, deve avere Rodolfo non ha esitazioni: “L’etica. Deve sempre venire prima del business. La stessa che ti porta a rifiutare un progetto per un marchio se ne stai facendo uno simile per un altro”.

Gilera Ferro: un riscatto mai arrivato

  • Link copiato

Commenti

InMoto in abbonamento