Acquisti online: come difendersi dai falsi

Acquisti online: come difendersi dai falsi

Uno studio promosso da Confindustria ANCMA e Indicam evidenzia la presenza massiccia di prodotti contraffatti su molti siti di e-commerce. Proprio da tale studio emergono però delle caratteristiche che accomunano gli annunci fasulli e che possono aiutarci a riconoscerli

L’Italia è al secondo posto nel mondo per quantità di inserzioni di vendita online di prodotti contraffatti. Lo dice uno studio presentato all’Eicma, che in due mesi ha analizzato oltre 140mila annunci su 15 marketplace elettronici, con l’ausilio di 3 motori di ricerca di primaria importanza: Google, Bing e Yahoo. 11 le aziende che hanno collaborato in questa ricerca, promossa da Confindustria ANCMA e Indicam.

Dalla ricerca è emerso come una gran percentuale del commercio di prodotti contraffatti si sviluppi online: la media dei risultati trovati è infatti del 4,3% sul totale degli annunci visionati, percentuale che lievita al 25,3% sulle piattaforme di e-commerce. Il record assoluto toccherebbe alla taiwanese Shopee, sulla quale il 56% degli annunci monitorati è risultato promuovere la vendita di falsi. Ma anche l’indonesiana Tokopedia va sopra la media, con il suo 32%.

Nell’arco dei due mesi di durata dell’indagine, si stima che sono state vendute merci per un valore di 2,2 miliardi di euro.

Come difendersi

Di fronte a questa ondata di falsi, il consumatore può difendersi facendo un’attenta selezione dei siti sui quali fare i propri acquisti. Il 90% dei domini dove si concentrano gli annunci di prodotti contraffatti ha meno di 6 mesi. E solo 2 mesi dopo la chiusura della ricerca, il 60% dei siti precedentemente individuati erano spariti.

Dunque questi siti hanno vita breve, e una prima strategia difensiva da attuare è quella di acquistare da siti conosciuti che abbiano una storia documentabile. Giova in tal senso analizzare i feedback lasciati dagli utenti che hanno effettuato acquisti in passato: debbono essere molto numerosi e spalmati su un lungo periodo. Per non incappare in un sito dalla storia breve. Certo, in questo modo, chi inizia a vendere è penalizzato, ma è una delle poche strategie difensive attuabili da parte di noi consumatori.

Un caso citato nella conferenza di presentazione dello studio, è stata la proliferazione di 60mila annunci su un solo sito in 1-2 giorni. Dietro questo fenomeno ci sono dunque dei sistemi informatizzati che gestiscono il tutto. E infatti, spesso l’annuncio di un prodotto è ripetuto tale e quale su più siti. Prendere il testo dell’annuncio, metterlo su un motore di ricerca e vedere in quali altri siti è ripetuto integralmente o in parte, può essere utile per valutarne l’attendibilità.

Infine, non abbassate mai la guardia, neanche di fronte a siti ufficiali e professionali. Si è infatti molto diffusa la pratica di hackerare tali siti per inserirvi annunci civetta che rimandano poi nel link ad altri siti truffaldini. Occhio allora quando acquistate, anche su una grossa catena, che cliccando sull’annuncio il sistema non vi porti in un altro sito.

La proposta di Confindustria ANCMA e Indicam

Dallo studio è emersa l’efficacia delle campagne di “Brand Protection” messe in atto da alcune aziende, per monitorare e far rimuovere le offerte di loro prodotti contraffatti. La proposta, rivolta al Governo in occasione dell’approntamento della Legge di Bilancio, è allora quella di inserirvi un credito d’imposta, uno sconto sulle tasse, sui compensi delle società che offrono espressamente questi servizi di protezione del marchio.

La ricerca è stata realizzata dalla Fondazione Ugo Bordoni (FUB) e da Digital Content Protection (DCP).

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