Abbiamo davvero bisogno delle moto cinesi?

Abbiamo davvero bisogno delle moto cinesi?

Non più solo manifattura, componentistica e accessori, ormai siamo sempre più ben disposti all'acquisto di marchi cinesi pur di avere una moto nuova ad un prezzo più basso. Ma facciamo bene?

Nicola Andreetto

Quello che state per leggere è deliberatamente un articolo polemico. Lo scrivo perché sono genuinamente interessato alla vostra opinione di motociclisti consumati al riguardo dell'invasione cinese anche nel campo motociclistico. E in questo caso non mi riferisco neppure alla diffusione avvenuta in questi anni di prodotti cinesi in generale, ma proprio a moto e marchi del "far east" che sono sempre più presenti nei nostri listini e sulle nostre strade divenendo una scelta concreta per molti di noi.

Un passaggio drammatico

Per noi cultori della motocicletta del vecchio continente, questo è un nuovo passaggio drammatico che per certi versi ci ricorda quanto già vissuto negli anni Sessanta con l'arrivo e la crescita dei produttori giapponesi. Ma c'è una grande differenza rispetto ad allora. Al tempo l'industria giapponese "imparò l'arte" e venne a confrontarsi in Europa, sbattendoci il muso, rialzandosi e mostrando il proprio valore, la propria inventiva fino a proporci prodotti che rivoluzionarono il mercato come la CB 750 Four, per citare la più celebre e celebrata. In altre parole si guadagnarono la stima e le fette di mercato sul campo. Tuttavia la batosta per le manifatture italiane e soprattutto inglesi fu tale che molti marchi sparirono prima che raggiungessimo un certo equilibrio.
 
Stavolta è diverso, perché potremmo dire che la porta l'abbiamo aperta noi o meglio i nostri imprenditori, chi ha delocalizzato, chi è andato a cercare fornitori più economici grazie alla manodopera a basso costo al di là della Grande Muraglia. E d'altronde come biasimarli? L'obiettivo di un'impresa è la sua stessa sopravvivenza né più né meno come qualsiasi organismo su questa palla azzurra in mezzo all'universo. In un sistema che obbliga alla crescita continua, l'unico modo per sopravvivere (e mantenere anche i posti di lavoro qui) è fatturare sempre di più e marginare (acquistando di là). Allo stesso tempo, però, i tuoi prodotti li devi pure vendere, devono essere appetibili, il tuo cliente non li può solo sognare li deve anche raggiungere, non puoi andare fuori mercato altrimenti le conseguenze non si scaricano solo sul tuo utile, ma su tutti coloro che lavorano nell'indotto.
CFMOTO 700CL-X, LE FOTO DELLA PROVA

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Occhio a chiamarle "cinesate"!

Il resto di quel che è successo lo sapete già, ma fino ad oggi, forse, non ci abbiamo dato troppo peso: è la dura legge del mercato, va così. Abbiamo perciò progressivamente assistito all'arrivo di aziende cinesi i cui nomi in genere non ci dicono nulla perché non trovano riscontro nella nostra memoria storica. Eppure sono colossi, costruiscono una quantità di veicoli che noi neppure riusciamo a pronunciare. Inizialmente si trattava di moto di piccola cilindrata e di fattura modesta che hanno destato la nostra simpatia, ma stanno arrivando sempre più moto di grossa cilindrata, con un design sempre più curato e prestazioni interessanti ad un prezzo aggressivo. Non possiamo più parlare di "cinesate" o usare in senso dispregiativo l'aggettivo "cinese" per indicare qualcosa di scarsa qualità, perché ormai tutto attorno a noi è cinese e lo sarà sempre di più, sia esso di buona o di scarsa fattura.
 
L'elettrificazione darà un'ulteriore spinta a questo processo in quanto, mentre gli stati europei discutevano su chi sta dentro e chi sta fuori e sui debiti dell'uno o dell'altro, la Cina si è assicurata in buona sostanza il monopolio delle forniture e il controllo delle materie prime. Comprare cinese è già imprescindibile e lo sarà sempre di più. L'unico monopolio chiave che al momento sfugge alla Repubblica Popolare è quello dei semiconduttori, dei microchip, di cui tanto si sta parlando ultimamente per la loro scarsità sul mercato. Il principale fornitore di microchip è Taiwan e anche se non si è esperti di geopolitica è sufficiente dare un'occhiata al mappamondo per farsi un'idea del come e perché la Cina desideri riannettere la "provincia separatista di Taiwan". Sembra un gigante pronto a inghiottirla. Una prima dimostrazione di quanto possa succedere ci è apparsa più chiara che mai negli ultimi mesi e la situazione non è destinata a migliorare.
 
Ma torniamo alle nostre moto. Come visto il mercato sta premiando ad esempio un'azienda come Benelli, di proprietà cinese, che ha unito una certa italianità e conoscenza ai vantaggi della produzione "low cost" e ha in qualche modo sdoganato la moto fatta in Cina, ne ha legittimato il successo. L'elevato apprezzamento per TRK o Leoncino ha portato maggior fiducia anche su altri modelli anche se non marchiati Benelli ma Keeway. Non solo, ci ha portato a guardare con occhi diversi e più benevoli, quantomeno curiosi, altre proposte come quelle di Voge e di CF Moto. Si tratta di modelli che si stanno sempre più smarcando dall'etichetta di "clone cinese di..." e stanno assumendo sempre più delle proprie connotazioni benché l'ispirazione a realtà più affermate del nostro mercato sia chiara e sia spesso figlia di precedenti accordi produttivi.
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Premessa: il mercato a due ruote cinese è uno dei più fiorenti degli ultimi anni, a livello di espansione e collaborazione con altri Marchi, soprattutto italiani. Ma in passato dal Paese asiatico sono apparsi tanti modelli palesemente non originali, con design ed elementi stilistici che plagiavano moto europee e giapponesi ben più performanti. Vi proponiamo alcune delle "cineserie" più famigerate di sempre

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Diventerà sempre più normale chiedersi perché comprare europeo (o... giapponese) con prezzi di listino che ci appaiono sempre più inarrivabili se posso avere le stesse prestazioni ad un prezzo raggiungibile. Se continuiamo su questa strada almeno in molti casi non basterà il fascino del marchio per giustificare la scelta e, anzi, i brand che ora ricordiamo a fatica diventeranno sempre più familiari. E poi abbiamo già imparato che i brand, alla fine, si possono pure comprare.
 
Ma non mi sembra che al momento sul nostro mercato manchi la scelta. Intendo: basta sfogliare il listino della nostra rivista per vedere quante proposte ci sono, con novità che si inseguono ogni anno. E a queste si aggiunge l'offerta dell'usato... Dunque la domanda sorge spontanea, come direbbe Marzullo: abbiamo davvero bisogno delle moto cinesi?
Zongshen Cyclone RX6 FOTO

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La prima moto del costruttore cinese con motore Norton: 70 Cv di potenza e 62 Nm di coppia massima, 215 kg di peso e un cuore britannico

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Eppure ne ho comprata una. E l'ho venduta

Proprio in questi giorni ho venduto una 125 made in China che avevo acquistato per la mia compagna. L'ho acquistata per opportunità e perché in effetti non c'erano altre moto europee o giapponesi con le stesse caratteristiche estetiche, prestazionali e di prezzo. Non l'abbiamo sfruttata molto, ma devo dire che benché la fattura evidenziasse una certa economicità in molti dettagli, ha assolto pienamente al suo compito. Sperimentato con successo l'acquisto di una piccola cilindrata cinese, acquisterei oggi una grossa cilindrata? Personalmente non credo nonostante la volontà e necessità di risparmiare (sì, sono un taccagno). Personalmente preferisco rivolgere la mia attenzione al mercato dell'usato dove ci sono sempre tante moto che hanno ancora molto da dare e mi consente di acquistare proprio quei modelli che erano per me irraggiungibili da nuovi e invece oggi possono entrare nel mio garage. Ma questa è la fotografia di questo momento, non posso esser certo di come evolverà il mercato e come evolveranno anche i miei gusti. Cosa succederà ad esempio quando anche la piazza del seconda mano sarà popolata di moto made in China? Manterranno lo stesso valore? Saranno appetibili?
 
Fateci sapere come la pensate a posta@inmoto.it

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