Guida autonoma e intelligenza artificiale: per i motociclisti sarà la fine o un nuovo inizio?

Guida autonoma e intelligenza artificiale: per i motociclisti sarà la fine o un nuovo inizio?

Lo studio dei sistemi complessi del professor Parisi, Nobel per la fisica, ha implicazioni concrete sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale e riporta di attualità il tema della guida autonoma

Nicola Andreetto

Come avrete sicuramente appreso il Premio Nobel 2021 per la fisica è stato assegnato a Giorgio Parisi, professore emerito dell'Università Sapienza di Roma e dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare nonché vicepresidente dell'Accademia dei Lincei. Al di là delle cariche che ricopre, Parisi è una figura importantissima della comunità scientifica italiana ma non solo come dimostra appunto il prestigioso riconoscimento. In queste ore stiamo tutti un po' imparando a conoscere la sua figura grazie alle tante interviste rilasciate alla stampa che dimostrano come il professor Parisi sia oltre che uno studioso anche un capace divulgatore.

ORDINE E CAOS

La motivazione ufficiale del Premio Nobel è "per la scoperta dell'interazione tra disordine e fluttuazioni nei sistemi fisici da scala atomica a scala planetaria" che per molti di noi non avvezzi a masticare libri di fisica può non essere di immediata comprensione. Ci ha pensato lo stesso Parisi a "tradurre" in modo più semplice l'oggetto dei suoi studi ovvero i cosiddetti "sistemi complessi" dove regnano disordine e casualità. Pensate ad esempio alle molecole d'acqua che compongono una cascata: c'è una regola o più regole che ne governano la caduta? Come si relazionano tra di loro? Queste sono il tipo di domande a cui - in modo molto molto semplificato, perdonateci - lo studio cerca di dare risposta.
Capire quali leggi governano il mondo è il compito della fisica e questi studi hanno portato, ad esempio, a conoscere meglio le reazioni del nostro pianeta anche sulla questione ambientale e sulle previsioni climatiche. Tra le implicazioni di questi studi c'è anche l'Intelligenza Artificiale, un tema forse più "pop", con il quale siamo già più abituati a fare i conti visto il nostro rapporto morboso con la tecnologia da taschino. E quando si parla di AI chiaramente non si intende soltanto quella ludica ma anche quella che trova e troverà applicazioni fondamentali come la ricerca medicale o la guida autonoma, un argomento quest'ultimo che ci tocca da vicino. Pensiamo ad esempio al traffico di Roma: non è forse un sistema complesso governato da disordine e casualità?

Il futuro prossimo? Sempre più guida autonoma

Rispondendo alle domande del Corriere della Sera è lo stesso Parisi a tirare in ballo la guida autonoma dell'automobile: "È un campo dove si sta andando avanti molto lentamente, ma penso che fra dieci anni ci si arriverà, così si ridurranno gli incidenti automobilistici. L’intelligenza artificiale ha la capacità di informarsi sul mondo esterno molto meglio dell’uomo". La posizione viene ribadita anche in un'intervista su Il Messaggero quando gli viene chiesto se le auto a guida autonoma arriveranno: "Sì, ho l'impressione che gli annunci delle case automobilistiche siano motivati dalla ricerca di finanziamenti dei loro progetti, però le auto arriveranno e saranno un cambiamento enorme delle nostre abitudini. Spariranno i taxi, le persone che fanno le consegne, in parte anche le auto private, ma spero che si compia la transizione ecologica perché siamo in una situazione molto grave in merito al cambiamento climatico, dobbiamo diminuire l'impatto sulle risorse limitate del pianeta”.
Grazie all'applicazione corretta dell'intelligenza artificiale, dunque, cambierà il nostro modo di vivere i trasporti e l'orizzonte temporale è piuttosto prossimo stando a quanto dichiarato da Parisi. Dovremo cambiare qualche abitudine, è certo, ma sprecheremo molto meno tempo nel traffico delle nostre città e molte meno risorse questo è chiaro.

Ma che ne sarà del divertimento?

Tuttavia noi motociclisti, anche senza voler essere reazionari, siamo legati ad un feticcio e ad un modo di intendere la guida che trascende la mera utilità di spostarsi da A a B. Guidiamo per piacere. Intendiamoci, non siamo gli unici, ma forse per noi è più evidente che per altri. La moto è uno strumento di piacere e divertimento. Eppure è allo stesso tempo un veicolo che dovrà inserirsi nel sistema complesso di cui sopra. Già da qualche tempo stiamo assistendo all'introduzione di sistemi sempre più intelligenti sulle nostre moto, in grado di prevedere ciò che succederà come i radar sviluppati di Bosch che ritroviamo già su alcune moto di serie. Abbiamo anche già visto degli esperimenti di guida autonoma funzionanti sia da parte di BMW, sia di Yamaha e di Honda con la fidata due ruote che addirittura si muove da sola per raggiungerci. Dobbiamo dunque aspettarci un futuro a guida autonoma anche sulle moto?
La risposta non è scontata ed è difficile dalla posizione in cui siamo ora poter fare previsioni che abbiano un briciolo di certezza. Non dobbiamo però pensare che le Case motociclistiche siano governate esclusivamente da ragioni di marketing o tecnologiche perché la componente passionale è ben radicata e la stessa domanda che ci stiamo ponendo in queste righe se la pone anche chi progetta i nostri oggetti del desiderio e che poi... ce li deve vendere.
È nostra convinzione che la moto rimarrà un piacere e, anzi, avrà l'opportunità di esserlo sempre di più.
Di certo sarà più sicura e più connessa con la realtà circostante, questo appare oggi più inevitabile che mai, ma potrà trarre vantaggio dal ritrovato ordine del sistema. Se ci affideremo per ogni spostamento all'intelligenza artificiale, se qualsiasi veicolo sarà autonomo e così disciplinato, prevedibile, ecco che afferrare un manubrio per provare l'esperienza della guida sarà, oltre che eversivo nel suo piccolo, anche più sicuro ancora più magico. La nostra più che una vera previsione è dunque un augurio, una speranza.
Voi come la pensate? Fatecelo sapere a posta@inmoto.it

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