Non hanno i velox ma ci fanno le foto: il fenomeno dei fotografi da curva

Non hanno i velox ma ci fanno le foto: il fenomeno dei fotografi da curva

I fotografi a bordo strada appagano il nostro ego, se non sono di quelli col velox. Non usiamoli come alibi per fare gli idioti ma come occasione per una curva fatta bene e in sicurezza

Nicolò Bertaccini

Fino a qualche tempo fa i fotografi a bordo strada erano una prerogativa di alcuni passi alpini, di quelli frequentati da turisti provenienti da ogni angolo del vecchio continente, quei passi da percorrere almeno una volta nella vita da biker. 

Tutti noi sapevamo che salendo sullo Stelvio o sul Rombo avremmo incontrato il fotografo appostato nel tornante più studiato per immortalare la nostra gagliarda salita in vetta. Salivamo con lo sguardo attento, cercando di non farci sorprendere dal fotografo, spalle larghe, testa alta, pronti a “trattenere il ripieno” nel momento dello scatto, per risultare longilinei, dinamici, epici. 

Gli appostamenti fotografici si sono di recente diffusi anche negli Appennini, almeno in quelli fra Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche. Un tempo, se ti fotografavano sugli Appennini poi ricevevi una raccomandata con riportate anche le tue prestazioni. Adesso, prima timidamente e poi con costanza e continuità gli appuntamenti sono aumentati. Il ritorno positivo ha fatto sì che si evolvessero, adesso sono anche annunciati con post sui social. I diversi fotografi fanno sapere dove saranno nel corso del fine settimana, su quale passo, quale versante e spesso anche indicando una fascia oraria.

Fotografi in strada ma sarà sicuro?

Sono sincero, la prima volta che me li sono trovati a bordo strada, in mezzo ad una bella curva sul versante toscano del Passo del Muraglione, ho rallentato pensando si trattasse di un motociclista in difficoltà. Poi ho capito di cosa si trattasse e sono ripartito sereno. Ho anche acquistato quello scatto dove si vede che sono tremendamente poco racing. L'ho comprato per far sparire prove del mio essere un fermone. Dopo quella volta ci ho fatto caso e non sono stato particolarmente infastidito, io faccio la mia strada e se li vedo cerco di stare attento i metri successivi per capire di chi si tratti, per andare poi a vedermi gli scatti, scatti che quasi sempre finisco per acquistare.

Però c'è chi esagera, c'è chi si mette a fare la curva cercando di comunicare velocità, prestazione, dinamismo, come se fosse Umberto Boccioni o un altro esponente del Futurismo di inizio Novecento. C'è chi si fa prendere da un demone racing e la riga di mezzeria è lì a testimoniare traiettorie un po' troppo libertine. Per questo, davanti ad una birra (e dopo anche su un social) mi sono ritrovato a parlare dell'opportunità o meno di certe presenze. Ho cominciato a pensare che forse sono un elemento di disturbo, di fastidio, addirittura di pericolo. Perché possono istigare alla velocità, all'imprudenza. Insomma, un fotografo appostato in mezzo ad una bella curva non è certo un deterrente, specie in questi passi che non sono frequentati da turismo internazionale quanto da biker intenti in “allegre gite”.

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Non serve andare forte per essere belli

Poi ci ho pensato e mi sono venute in mente due considerazioni, stimolate dalle chiacchierate con gli amici. 

La prima nasce da esperienza personali. Mi è capitato un paio di volte di essere invitato a fare delle foto dinamiche e quello che ricordo è che il fotografo gridava: “oh, mi raccomando piano che deve venir bene la foto, tu fai bene la curva, pensa a farla bene, non mi guardare e vai piano. Vai piano!Il “vai piano” veniva poi urlato anche durante i vari passaggi davanti all'obiettivo. Non mi è mai capitato che il fotografo mi dicesse: “Questo tornante fallo più forte che puoi che così facciamo vedere come spinge la moto”.
Quindi per fare una bella foto è meglio fare una bella curva e non tanto una curva veloce. Quindi avere lì il fotografo e pensare di doverlo impressionare con la velocità è sbagliato. Anche perché lui fotografa tutti, mica solo quelli più veloci. Sarebbe un po' come voler impressionare una ragazza vantandosi di essere particolarmente veloci in certi frangenti... no buono!

Del nostro comportamento non possiamo accusare gli altri

Seconda considerazione, è sempre sbagliato vedere negli altri la responsabilità del nostro comportamento, idiota o meno. Fare gli stupidi, esagerando, solo perché in curva c'è un obiettivo non è colpa e responsabilità del fotografo, è colpa nostra. Ed è il momento che ci assumiamo le responsabilità e capiamo che se abbiamo una voglia matta di esagerare il modo c'è, basta andare in pista. E per chi dice che andare in pista comunque ha costi proibitivi rispondo con un antico sapere dei motociclisti che dovrebbe essere tramandato: non è tanto andar forte che da gusto, quanto andare a manetta. Quindi anche con delle pit-bike o delle minimoto prese a noleggio ci si può sfogare, basta dargli tutto il gas possibile.  

In conclusione, ben vengano i fotografi anche sui nostri passi, siamo tutti un po' narcisi e rivederci, ammirarci e condividerci è sicuramente una bella coccola. Impariamo che davanti ad un obiettivo dobbiamo concentrarci su quello che facciamo e non importa farlo bene. Una bella foto con la linea di mezzeria a testimoniare la nostra incapacità di stare dal lato giusto della strada non è un gran ricordo. Usiamo i fotografi come espediente per far bene le curve, piuttosto. 

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