Nel mondo motociclistico si sta tornando a parlare di tigri asiatiche, intendendo le giovani case orientali che crescono vorticosamente. Sono case che si sono inserite in un contesto nuovo, e in pochissimo tempo hanno fatto fortuna, rispondendo a una richiesta di mercato che pochi anni fa non c’era.

La scintilla iniziale l’ha data la Cina nel 2015, introducendo nuove norme di sicurezza e antinquinamento per i mezzi a due ruote. In molte città è stata vietata la circolazione dei mezzi con motore a scoppio. Ne è scaturito un forte impulso per i veicoli elettrici. Un processo proseguito nel 2019, con un’ulteriore stretta.

Così oggi la Cina è leader nello sviluppo della mobilità elettrica e negli studi sulle batterie. Condizioni che hanno portato all’enorme e rapidissimo successo di giovani case native della mobilità elettrica, che hanno capito l’esigenza di investire su ricerca e qualità. Sono loro le nuove tigri asiatiche.

il successo della Yadea

Con 5 milioni e 600mila scooter venduti, l’azienda cinese nel 2020 ha smerciato 2 milioni di pezzi in più rispetto al 2019. Nonostante la Pandemia e le linee produttive ferme per oltre un mese. A questi numeri si aggiungono probabilmente altrettante bici elettriche. Numeri che hanno spinto nel 2020 all’apertura di ulteriori 5mila punti vendita.

Nata nel 2001, la Yadea occupa 8mila dipendenti, con 7 linee produttive in Cina e una in Vietnam; perché anche i cinesi delocalizzano. Ha due reparti R&D, uno a Shanghai e uno a Wuxi, che occupano 340 persone. È titolare di 677 brevetti, ed è la prima ad adottare la tecnologia del grafene sulle batterie dei suoi scooter, una tecnologia raffinata che serve a velocizzare le ricariche. Produce in partnership con diversi fornitori di prima qualità, fra i quali Panasonic, Bayer e Berger. È anche molto attiva online, avendo venduto 173mila scooter su piattaforme in rete nel 2020.

Dal 2016 è la prima azienda cinese di motocicli elettrici a essere quotata in borsa, al Main Board of the Stock Exchange di Hong Kong.