Siamo abituati a pensare alle bande di delinquenti in motocicletta solo come un fenomeno a stelle e strisce, ma tra le prefetture giapponesi è cresciuto un fenomento altrettanto violento e molto simile nelle dinamiche criminali e di controllo territoriale. Stiamo parlando dei "Bosozoku" (termine che tradotto significa "tribù della velocità"), una sottocultura che ha coinvolto migliaia di giovani giapponesi fra gli anni '80 e '90, portando scompiglio e crimini nelle strade delle grandi città come anche in giro per i villaggi di montagna.

Chi sono i Bosozoku?

La storia di questo fenomeno mette radici nel dopoguerra, quando tutto il mondo è entrato lentamente nella tensione della Guerra Fredda. Dopo gli anni '50 è cresciuto in molti paesi un sentimento antiamericano molto forte, e in Giappone soprattutto (la storia delle bombe atomiche ancora non era stata digerita) il dominio statunitense sul mondo è stato combattutto con movimenti di protesta fra cui quello dell'aggregamento di bande di giovani che al grido di "Banzai" e idee politiche estreme associava la ribellione sociale contro lo stesso paese, reo di non aver reagito con onore alla distruzione che gli americani hanno portato in oriente.

La moto è l'oggetto simbolo di queste gang, utilizzate sia come strumento per scorribande criminali sia come simbolo identitario. Le moto dei Bosozoku sono facilmente riconoscibili, perchè tutte modificate nello stesso stile: sono giapponesi, principalmente di grossa cilindrata, come Kawasaki Z, Honda CB, Suzuki GS ecc., accrocchiate con elementi estetici e funzionali che arrivano da diversi mondi, come per esempio sissybar custom altissimi e manubri ape hanger su moto sportive.

Di solito vengono montate anche carene da moto sportiva, ma in posizione molto alta e assolutamente fuori da ogni logica di stile e funzionalità. Tendenzialmente tutte queste moto sono verniciate con colori sgargianti e richiamano con adesivi e loghi i simboli più importanti della storia militare e imperiale giapponese, soprattutto simboli di guerra. Una delle ispirazioni di questa sottocultura è appunto la figura del kamikaze della seconda guerra mondiale, che si immolava per la gloria del suo paese.

Da ribelli a criminali il passo è breve

Come già detto, è un fenomeno nato per ribellione sociale ma ben presto sfociato nella criminalità più o meno organizzata delle bande, che hanno iniziato a sfidarsi per il controllo di quartieri, territori e affari loschi. All'inizio degli anni '80 i Bosozoku in giro per il giappone erano più di 40.000 e il fenomeno è andato assolutamente fuori controllo. Nelle grandi città la notte era spezzata di continuo dal suono dei 4 cilindri con lo scarico aperto che urlavano per le strade deserte (una delle "attività" preferite era fare più casino possibile, distruggere il bene pubblico e aggredire persone anche in modo gratuito), e gli omicidi fra membri delle bande erano all'ordine del giorno. 

Le autorità potevano fare poco, c'era di mezzo la loro stessa incolumità, e allora la maggior parte delle volte si limitavano a "controllare" le loro manifestazioni rumorose senza intervenire troppo nel fermarli. Questo senso di onnipotenza delle bande ha portato poi all'associazione di alcune con la Yakuza (la mafia giapponese), che fra le fila dei Bosozoku trovava giovani reclute da inserire nella criminalità organizzata di livello superiore. 

Come tutte le storie violente, c'è una fine

Sul finire degli anni '90 il mondo è cambiato di nuovo: il muro di Berlino, cadendo, ha lasciato il passo a una globalizzazione che ha portato allo scioglimento di molte bande di motociclisti, e le vite di queste persone si sono divise fra chi è tornato alla normalità e chi è rimasto invece fra le fila della Yakuza. A fine millennio i membri ufficiali delle bande erano solo qualche centinaio. La sottocultura Bosozoku, però, continua a stimolare molte persone e i "revival" di quel periodo ancora vengono fatti.

E sono tante anche le persone che in giappone custodiscono con gelosia le moto modificate in quello stile e ne creano di nuove, benchè i raduni attuali non siano altro che semplici ritrovi fra persone affascinate dalle stesse idee e dalla passione per quei mezzi, senza più violenza e scopi criminali. Una storia a lieto fine che ha lasciato ai posteri alcuni tra i mezzi più assurdi e colorati che siano mai stati realizzati.

I motociclisti che musica ascoltano?