Dal 1989 la norma sugli indumenti protettivi, spesso aggirata però

La prima norma sugli indumenti protettivi è stata varata nel 1989 (Dir 89/686/CEE), e trovava nel protocollo EN 13595 la codifica dei test d’omologazione per i capi destinati alla protezione dei motociclisti.

Si trattava di una norma obbligatoria per i “Dispositivi di Protezione Individuale” (DPI), che i produttori di abbigliamento per le due ruote avevano però sempre aggirato, dichiarando che i loro capi non erano DPI. E così qualcuno se la cavava omologando solo le protezioni rigide inserite all’interno del capo d’abbigliamento, altri appiccicando etichette fantasiose sui loro prodotti. E non è mancato chi ha fatto riferimento ad altre norme d’omologazione, che poco c’entravano con la sicurezza del motociclista.

Teoricamente la EN 13595 sarebbe stata obbligatoria per i guidatori professionali, come i portalettere, o gli agenti di polizia in servizio in moto. Ma non saremmo così sicuri che sia sempre stata correttamente applicata. In ogni caso, resterà valida fino all’aprile 2023, anche se sul mercato si trovano pochi capi tecnici marchiati EN 13595.

Da tre anni in vigore un nuova omologazione obbligatoria

Si trovano invece – perché ora si tratta di un protocollo obbligatorio – i capi omologati secondo il Regolamento UE 425/2016, che trova la sua routine di prove descritta dalla norma comunitaria armonizzata EN 17092.

Entrato in vigore il 21 aprile 2018, il Regolamento 425 copre tutti i capi d’abbigliamento tecnico commercializzati in Europa e destinati all’uso motociclistico per il tempo libero. Fanno eccezione gli antipioggia, che non hanno funzione protettiva, se non quella di riparare dall’acqua.

Si tratta di un passo importante, perché dovrebbe mettere al riparo dalla possibilità di acquistare vestiario e protezioni scadenti. A meno di incappare in prodotti falsi; e ce ne sono.

Prima ancora di addentrarci sul tema tecnico, è importante dire che l’abbigliamento protettivo da moto è un qualcosa dietro la quale c’è molta ricerca, tecnologia e materie prime pregiate. Insomma, per forza di cose, bisogna spendere dei soldi. Inutile illudersi allora di aver trovato l’affare di fronte all’offerta di una giacca o di un paio di guanti a poco prezzo. Gli affari si possono trovare, le rimanenze di magazzino pure, ma gli sconti proposti debbono essere credibili. Se sono esagerati, ponetevi qualche domanda.

Cosa devo mettere per andare in moto? E in scooter?

Secondo la legge per l’uso di un mezzo a due ruote è sufficiente l’uso del casco omologato. In assenza di obbligo dunque, si può indossare qualunque cosa; e restano validi e utilizzabili i capi non marchiati di qualche anno fa. Con l’unica eccezione della Francia, che ha reso obbligatorio l’uso di guanti da moto con omologazione CE. Però in caso d’incidente con danni fisici, l’assenza di abbigliamento adeguato potrebbe contribuire alla decurtazione di parte del risarcimento della compagnia assicurativa. La domanda diviene allora, cosa è opportuno indossare.

La prima considerazione è che su qualunque mezzo a due ruote ci si deve vestire adeguatamente. Perché ci si fa male a qualunque velocità!

Il casco è obbligatorio. A voi la scelta fra integrale o apribile. E magari sul casco torneremo con uno specifico articolo. Rimanendo in tema d’abbigliamento, il minimo è una giacca con protezioni interne, paraschiena, guanti, pantaloni lunghi robusti, scarpe chiuse. Potendo spendere (e sarebbero soldi molto ben spesi) meglio dotarsi di pantaloni da moto e di scarpe specifiche. Ne esistono di vari modelli: da quelli più tecnici e dall’apparenza inequivocabilmente motociclistica a quelli più casual, che sono comunque protettivi e dotati di rinforzi nei punti più soggetti a lesioni in caso d’incidente.