Sicurezza: le moto sono pronte a dialogare con gli altri veicoli

Sicurezza: le moto sono pronte a dialogare con gli altri veicoli© Connected Motorcycle Consortium - CMC

I costruttori di moto del CMC hanno ultimato le specifiche di base per regolare l’integrazione delle moto nel settore dei veicoli intelligenti connessi. Si preparano importanti sviluppi per la sicurezza dei motociclisti

Riccardo Matesic

Il Connected Motorcycle Consortium (CMC) è un’organizzazione senza fine di lucro, nata nel 2016 con l’obiettivo di promuovere e sviluppare il dialogo fra veicoli intelligenti connessi, con particolare attenzione per i mezzi a due ruote.

All’epoca si parlava già di ausili elettronici per aumentare la sicurezza della guida (Adas), di veicoli connessi fra loro e con le infrastrutture stradali. Gli studi avviati però non tenevano sufficientemente in considerazione le peculiarità delle moto, il fatto che i nostri mezzi viaggiano in equilibrio su due ruote, che in curva piegano e che non hanno la stabilità delle auto.

La nascita del CMC è stata ispirata dall’Acem, l’Associazione Europea dei Costruttori di Moto, ed ha visto il contributo fondativo di tre case: BMW, Honda e Yamaha. Poco dopo si è aggiunta la KTM; e successivamente sono arrivati altri costruttori, enti universitari e di ricerca.

Obiettivo raggiunto: definito un protocollo di comunicazione

Quattro anni dopo, nel dicembre 2020, il Consorzio CMC ha diffuso il primo risultato del suo lavoro. Sono le “Specifiche di base CMC” per l’inserimento dei mezzi a due ruote nel sistema dei Cooperative Intelligent Transport Systems (C-ITS).

Si tratta di un protocollo che regola la connessione online e il dialogo delle moto con altri veicoli e con le infrastrutture viarie (semafori, guard rail, passaggi pedonali...). Si va dalle condizioni di attivazione alla precisione di localizzazione, dalle prestazioni delle antenne utilizzate agli algoritmi di calcolo, passando per il non meno importante aspetto dei dati comunicati in rete. Ed affronta anche le tematiche connesse all'interfaccia con il pilota, perché una volta stabilito che bisogna comunicare a chi guida una possibile situazione d’emergenza, bisogna anche decidere come comunicarla.

Il risultato del lavoro è un documento molto ampio e completo (reperibile sul sito cmc-info.net) che dovrà ora fungere da punto di partenza per inserire correttamente i mezzi a due ruote nel futuro sistema dei veicoli intelligenti connessi.

La ricerca continua con il CMC “Next”

A fine 2020 le aziende partecipanti al Consorzio hanno dato vita a un nuovo accordo allargato. Il progetto si chiama CMC “Next”, e questa volta sono sei le case coinvolte in partenza: BMW, Honda, KTM, Suzuki, Triumph e Yamaha.

Il programma, oltre a ottimizzare le attuali specifiche di base, punta a migliorare la visibilità delle moto nel traffico, utilizzando moderni equipaggiamenti elettronici. Si apre poi un ulteriore fronte di lavoro, aprendo alla cooperazione con l'industria automobilistica e con altri produttori di veicoli. Stabilito un protocollo standardizzato di comunicazione fra veicoli bisogna infatti capire “cosa” si diranno i veicoli.

I sistemi di sicurezza delle auto debbono infatti includere requisiti sulla sicurezza dei motocicli, visto che circoleranno assieme sulle stesse strade. Per questo il consorzio CMC ritiene necessario sviluppare e standardizzare scenari e test su misura per moto e auto assieme.

Questa nuova attività è già partita, e le sei aziende che costituiscono il nocciolo duro del Consorzio invitano gli altri produttori di motociclette, fornitori, produttori di automobili e altre organizzazioni correlate a “unirsi alla cooperazione per perseguire ulteriormente l'implementazione di nuovi elementi per la sicurezza dei motocicli”.

La Tecnologia C-ITS nei video prodotti dal Consorzio CMC

CMC Consortium

CMC Consortium

Due esempi di video, presi dal sito del Connected Motorcycle Consortium, per capire l'applicazione della tecnologia C-ITS in termini di sicurezza della circolazione

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