Per noi sembra tutto scontato. E' un concentrato di emozioni che il motociclista – con semplicità e razionalità - riassume in uno stile di vita e una passione travolgente per il piacere della guida e per l'oggetto meccanico in sè. Effettivamente non c'è molto altro da raccontare, chi ama le due ruote lo sente dentro, e solo chi è come lui sa cosa prova. Tutti gli altri non trovano sensato rischiare la vita su un mezzo dall'equilibrio precario alla ricerca di quel “brivido” che non si capisce bene cosa sia.

LA PAROLA ALLA SCIENZA

Da quando la scienza si è interessata ai comportamenti umani, ha capito che tutte le attività che compiamo spinte dalla passione (soprattutto sport e attività fisiche, ma anche il sesso e la buona cucina) hanno la capacità di far produrre al nostro cervello le endorfine, un gruppo di sostanze chimiche che provocano piacere e euforia, con un effetto simile a quello di morfina e oppiacei. Nel caso specifico del motociclista, però, una componente psicologica e terapeutica si unisce alla particolarità dell'esperienza, quella meditativa.

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"ESPERIENZA SUBLIME"

Scrive Sam Louie sulla rivista scientifica statunitense Psychology Today: “Per molti l'esperienza è sublime, si tratta di vera meditazione tramite l'utilizzo di un mezzo meccanico. Accogli la natura e il mondo che ti circonda con tutti i sensi, concentri le energie solo sulla guida e ogni curva, incrocio e condizione dell'asfalto catalizza l'attenzione. Agli occhi di uno psicologo questa è una vera e propria terapia, perchè qualche volta stare da soli in sella a una moto senza altre distrazioni può provvedere allo spazio emozionale necessario per resettare la mente”.

Non a caso, capita spesso che alcune persone comprino la moto o ne facciano un utilizzo più intenso durante importanti cambiamenti come divorzio, lutto, incertezze lavorative o perdite di vario tipo. Un giro in moto sembra cosa da poco, ma ogni volta che siamo soli sulla strada accettiamo l'idea di poter prendere un acquazzone, di fare un incidente, di provare caldo in pianura e freddo sui passi, è la sfida alla “zona di comfort” che ci permette di preparare la mente ad affrontare i disagi e le paure che ci aspettano una volta scesi dalla sella.

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MOTO O FIGLIO?

Lo stesso psicologo autore dello studio, parla di come l'acquisto di una moto prima della nascita di suo figlio - con lo scopo di fare un viaggio in solitaria come ultimo degli sfizi prima dell'inizio della responsabilità parentale – l'abbia invece aiutato a comprendere di più la propria scelta di diventare padre e trasferire la necessità di adattamento alle situazioni, al clima e agli imprevisti tipici di un road trip anche alla crescita di un bambino.

La prossima volta che qualcuno vi chiederà “Ma cosa ci trovi di così bello ad andare in moto” provate a raccontarle quanto scritto sopra, probabilmente capirà che non siamo dei cretini che rischiano la vita, ma delle persone che – a volte inconsapevolmente - cercano un modo per viverla meglio.

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